HERBERT MARCUSE.
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OLTRE L'UOMO A UNA DIMENSIONE.
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Parte 2.
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2005. Manifestolibri, ROMA.  
Collezione Marcusiana 
ISBN 88-7285-333-8.
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    Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
               Fondazione Ezio Galiano onlus
                  http:\\www.galiano.it
         ad esclusivo uso dei privi della vista.
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LA RIVOLUZIONE CULTURALE.*
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I mutamenti sociali che si presentano davanti ai nostri occhi costringono chi si rapporta ad essi
senza pregiudizi a confrontarsi con un fenomeno fastidioso. Ci che emerge da questi cambiamenti
smentisce anche le teorie e le previsioni pi sofisticate. Per citare solo le pi vistose deviazioni:
- lo spostamento dell'opposizione radicale dalla Sinistra tradizionale, la classe operaia
industriale, a una Nuova Sinistra, composta approssimativamente da gruppi della classe media come
impiegati salariati del settore primario e del terziario, larghe fasce di giovani, in primo luogo il
movimento studentesco, e le minoranze razziali e nazionali oppresse;
- il conservatorismo prolungato delle masse (la maggioranza per nulla silenziosa);
- la crescente inefficacia e restrizione del processo democratico;
- il crescente potere diretto del governo e, specialmente, dell'esecutivo;
- le prestazioni sempre elevate del capitalismo avanzato nonostante le crescenti difficolt
economiche globali.
Non approfondir in questa sede queste tendenze, piuttosto mi soffermer sull'aspetto forse pi
evidente del radicalismo odierno, in particolare il carattere totale della sua rivendicazione: la
sovversione non solo del sistema politico ed economico, ma anche (e forse principalmente) dell'intero
sistema culturale, che i radicali definiscono cultura borghese. Questa rivoluzione culturale si estende
dai modi di vestire ai modi di scegliere e preparare il cibo, dal comportamento sessuale al linguaggio,
fino al rifiuto e alla negazione delle pi celebrate opere d'arte, della letteratura e della musica. Non 
esagerato affermare che questa rivoluzione culturale non solo precede e prepara il terreno per la
rivoluzione politica (inclusi i mutamenti economici), ma che, allo stadio attuale, ha assorbito la
rivoluzione politica.
Credo che il carattere totale della ribellione (uso questo termine per indicare che non  ancora di
una rivoluzione, ma che potrebbe sfociarvi) corrisponda alle condizioni oggettive del capitalismo del
ventesimo secolo. Queste condizioni prevedono che le istituzioni e i rapporti economici fondamentali si
riproducano, attraverso l'allargamento del controllo e dell'amministrazione sociale a tutte le sfere della
societ - inclusi quei settori della cultura che una volta erano lasciati relativamente liberi di svilupparsi
secondo le proprie dinamiche interne. Questa integrazione sistematica della cultura nel sistema trova la
sua controparte (negazione determinata) nella rivendicazione totale della ribellione: la rivoluzione
culturale.
Ora, nella sua lotta per la totalit, la rivoluzione culturale sta scoprendo (o piuttosto ritrovando)
un fondamento negato o soppresso della rivoluzione, in particolare le sue radici nell"individuo -pi
specificamente nella sensibilit dell'uomo. In modo veramente dialettico, una nuova totalit di vita
deve emergere in un nuovo individuo. La nuova societ deve avere origine negli stessi individui: non
come risultato di un consenso o di un contratto fittizi, non come luogo di scambio di interessi e voti
competitivi, ma come un'estensione, naturale quanto razionale, dei bisogni e delle facolt degli uomini
liberi. Questa libert inizia con l'emancipazione dei sensi dell'uomo.
Lo sforzo di ancorare la rivoluzione sociale alla sensibilit dell'uomo riprende una vecchia (ma
interrotta) tradizione, che risale alle sette libertarie del Medioevo, all'illuminismo francese, a Fourier,
al giovane Marx. La tradizione  stata sconfitta.
In un certo senso tutte le rivoluzioni storiche sono state rivoluzioni abortite: hanno sostituito
una forma di dominio, una classe dominante, con un'altra. Ma sono state rivoluzioni parziali anche in
un altro senso: hanno soppresso i movimenti libertari che agivano al loro interno lottando per qualcosa
di pi che un semplice mutamento nella stratificazione sociale. Certo, il loro fallimento pu essere
spiegato in termini di immaturit delle forze produttive, materiale e intellettuale. Ma un aspetto di
questa immaturit  proprio la soppressione e l'atrofia delle radici della liberazione nella struttura
istintuale degli individui e, di conseguenza, nella loro sensibilit. Non a caso, la teoria freudiana ha un
ruolo di primo piano negli unici due movimenti di liberazione radicali del nostro tempo: nel movimento
surrealista e nella Nuova Sinistra.
A partire da questi fatti (o meglio ipotesi), voglio discutere se l'impegno radicale per
emancipare le radici della liberazione nell'individuo  in grado di aprire una strada a mutamenti sociali
adeguati alle risorse senza precedenti del ventesimo secolo - se rappresenta una possibilit storica per
impedire la ripetizione del modello tradizionale della rivoluzione ormai andato a male, quello del regno
della libert indefinitamente posticipato.
Il regno della libert  esistito nella storia solo come meta desiderata -  stata proprio la sua
assenza che ha spronato gli sforzi per la sua realizzazione. Quest'ultima costituirebbe quindi una
rottura con il continuum della storia come realt dell'illibert. Ma questo continuum non consente
rotture: tutte le rivoluzioni nascono da una base all'interno della vecchia societ, e cambiano la base
esistente. Mediazione del vecchio e del nuovo: il processo di cambiamento ha luogo mentre un identico
substrato unisce i due stadi del processo. Questo substrato  costituito dal livello raggiunto dalle
forze produttive: il sistema (poich  un tutto organizzato) delle risorse materiali e intellettuali di cui
la societ dispone. E' il Soggetto della trasformazione cos com' dato (in quanto sostanza) che
traspone il vecchio nel nuovo, e questa estensione ha luogo in varie forme: nella scienza, nella
tecnologia e nella tecnica, nelle relazioni di lavoro che queste esigono, e nell'ambiente naturale dato ed
ereditato. E questo substrato plasma continuamente la coscienza dell'uomo, la sua struttura mentale sia
nella dimensione razionale sia in quella subrazionale. La rottura, il salto nel nuovo, si porta con s
questa eredit:  costretta a riaffermarla e a fare del nuovo un prolungamento (sebbene forse migliore)
del vecchio -  costretta a riprodurre la schiavit ereditata a meno che il processo di trasformazione non
trovi, nello stesso substrato, una base per la trasformazione totale. E questa base deve essere proprio
l'antitesi della realt data - la sua negazione determinata. Questo desiderio viene realizzato nel
marxismo con la forza duale del proletariato e con la conversione della teoria socialista in prassi.
Essendo forze reali nella ma non della societ attuale, esse sono in grado di dare inizio al mutamento
qualitativo: rompendo con la societ passata e presente (il continuum della repressione) ma al tempo
stesso traducendo in realt un'alternativa storica (restando all'interno del continuum storico). La teoria
dialettica definisce questa relazione tra vecchio e nuovo come negazione determinata.
Ma la teoria dialettica rimane completamente legata alla storia: i concetti dialettici sono
costruzioni storiche. Questo significa che la base stessa per il mutamento qualitativo muta nel corso
dello sviluppo. Non bisogna dimenticare che la base marxiana , in entrambe le sue forme, una base
umana: la classe rivoluzionaria e la teoria che guida la sua prassi. Sono forze storiche particolari in una
situazione storica particolare; come possono queste incorporare e rappresentare quell'universalit
che  la caratteristica essenziale della libert? Come possono i loro bisogni e i loro interessi, e come
pu la loro teoria, rivendicare oggettivamente una validit generale per l'uomo in quanto uomo, per
l'umanit? La dialettica del mutamento storico si rivela qui come la dialettica dell'universale e del
particolare. Il primo esiste solo nell'ultimo - non come un'entit misteriosa o metafisica, ma come
bisogni e aspirazioni individuali di uomini e donne. Questa comunione si articola in una coscienza
comune, operativa (a vari livelli di consapevolezza) nella coscienza individuale dei membri della
rispettiva classe sociale. Ma la coscienza comune di una classe  universale solo nella misura in cui
questa classe rappresenta l'interesse della societ come un tutto. Evidentemente, questa universalit 
stata finora reale solo in misura molto limitata. Non  necessario riproporre il noto argomento con cui
Marx identificava il proletariato come l'unica classe i cui interessi particolari rappresentavano i bisogni
e le aspirazioni dell'uomo in quanto uomo, dell'umanit. Nella concezione marxiana, la coscienza di
classe non coincide con la (immediata) coscienza individuale, ma  piuttosto la sua accentuazione e
trasformazione teoretica, e un'analoga (sebbene pi ampia) discrepanza caratterizza i bisogni e le
aspirazioni: non sono immediatamente identici a quelli della classe, ovvero alla necessit della
rivoluzione. Nei suoi primi scritti, Marx assume una certa armonia tra interesse particolare del
proletariato e interesse generale dell'umanit: il bisogno vitale, la necessit pi concreta del proletario 
il raggiungimento di un'esistenza umana, diventare un essere umano. La vita disumana, bestiale, del
proletariato era, per cos dire, la condizione esistenziale brutale, impenetrabile, che impediva ogni
cooptazione da parte della societ costituita - la base su cui potevano nascere la coscienza e la pratica
rivoluzionaria.
Con la successiva modificazione di questa concezione, la teoria marxiana ha seguito e proiettato
lo sviluppo della societ capitalista. Sfruttamento e impoverimento non sono pi inseparabili e la
rivoluzione non si basa pi sul secondo. Progredendo il capitalismo ha sviluppato nuove forme di
integrazione della popolazione subordinata. Nelle aree avanzate del capitalismo contemporaneo, i
bisogni e le aspirazioni delle classi lavoratrici tendono a diventare affermativi, riproducendo la societ
che avrebbero dovuto negare - riproducendola nella struttura mentale che doveva essere la base
individuale per generare l'antitesi, la negazione determinata.
Questo non significa che le classi lavoratrici abbiano cessato di essere un Soggetto del
mutamento radicale. Finch queste classi continueranno a produrre (senza controllarne la produzione)
le necessit e i lussi di cui la societ costituita necessita, le classi lavoratrici saranno l'unica forza in
grado di reindirizzare e riorganizzare il processo produttivo. Ma qui cominciano le ambiguit.
Reindirizzare in quale direzione? Verso un miglioramento dell'efficienza o dell'eguaglianza nella
distribuzione della ricchezza? Restando all'interno della societ costituita o verso una societ
qualitativamente differente? Verso l'autodeterminazione e la solidariet collettive o verso un'altra
forma di dominio?
Nella concezione marxiana, quest'ambiguit non  prevalente (sebbene sia suggerita nella
ricorrente alternativa socialismo o barbarie). Ma oggi, l'integrazione delle classi operaie nel sistema
capitalista dei bisogni ha viziato l'armonia tra l'interesse di classe e l'interesse generale dell'umanit:
la classe lavoratrice integrata non pu rivendicare (e non rivendica) la presenza dell'universale nella
sua prassi particolare.
La relazione tra l'universale e il particolare nella dialettica del mutamento  una condizione
storica: la base umana del mutamento non pu rimanere identica quando la stessa struttura sociale sta
cambiando: trasformazione della produzione capitalista all'interno della struttura del capitalismo
(Marx: la scomparsa del capitalista all'interno della struttura del modo di produzione capitalistico).
Nel capitalismo contemporaneo si sta realizzando questa trasformazione. La sua caratteristica 
l'estensione della classe operaia fino ad includere (come fonte di plusvalore e quindi come lavoro
produttivo) una grossa fetta delle classi medie: colletti bianchi, impiegati salariati, tecnici,
scienziati, specialisti di ogni settore, anche in quello dei servizi, nella pubblicit, etc.1 Ci implica
l'estensione dello sfruttamento come condizione oggettiva (sebbene a differenti livelli di intensit) tra
una maggioranza crescente della popolazione. Nello stesso tempo e nello stesso processo la coscienza
di questa condizione diminuisce o scompare ad eccezione delle vittime dello sfruttamento pi brutale:
le minoranze razziali e nazionali oppresse, il lavoro non qualificato e, certamente, le masse che
lavorano nelle aree neo-coloniali del Terzo Mondo. Questa discrepanza tra esistenza e coscienza, tra
condizione oggettiva e soggettiva,  pi di un problema psicologico. Richiede un riesame della base
umana del mutamento storico, del concetto di classe; indica una lacuna nella teoria dialettica.
Sembra che un fattore decisivo non sia stato concettualmente incorporato in questa teoria, ovvero
l'essere umano individuale e particolare che, essendo membro di una classe, rimane l'agente naturale
ed elementare del mutamento e che, non importa quanto possa essere stato socializzato, non pu mai
essere dissolto iti un'aliquota della classe: la sua concretezza resiste ad ogni astratta
generalizzazione.
La teoria marxiana tiene conto di questo fattore individuale nella distinzione tra coscienza di
classe e coscienza individuale, bisogni reali e bisogni immediati. Queste distinzioni non vanno per
molto lontano: non si spingono nella dimensione in cui, nel bene o nel male, l'essere umano costituisce
se stesso come individuo: quella del suo corpo, l'uomo come essere naturale, oggettivo
(gegenstndliches). Certo, questa dimensione  anch'essa storica, continuamente modificata con lo
sviluppo della civilt; nondimeno essa resta un agente del mutamento, base del mutamento al di sotto
delle sue altre dimensioni, al di sotto della cultura materiale e intellettuale, al di sotto anche del
suo substrato, l'infrastruttura marxiana. Non pu essere trascurata, lasciata fuori dalle questioni
teoriche e pratiche principali. Questa negligenza  parte di una negligenza pi grande: la
minimizzazione del ruolo della natura nella storia. Il materialismo dialettico non ha mai realmente
aufgehoben il naturalismo di Feuerbach:  stato sviato piuttosto che integrato nella teoria della societ.
La grande attenzione prestata agli scritti di Marx del 1844-45 non ha cambiato questa
situazione. Credo che nessuna delle due principali interpretazioni vada al fondo del problema. La prima
sostiene che questi scritti sono il frutto di un periodo metafisico o materialistico immaturo del pensiero
marxiano, chiuso con l'elaborazione della critica dell'economia politica. La seconda interpretazione
nega che vi sia una rottura tra il Marx giovane e quello maturo, e che i concetti del primo ricompaiano,
ora concretizzati e pienamente sviluppati, nella teoria matura.
Quest'ultima interpretazione, pi vicina alla verit, vede compiersi i concetti precedenti nella
teoria dell'economia politica: il naturalismo di Feuerbach, che fonda la filosofia materialistica sulla
nozione di uomo come essere sensibile, d piena prova di s (della sua verit) nell'idea di socialismo
come negazione determinata del capitalismo. Se cos fosse, lo sviluppo teorico avrebbe perso proprio
quella dimensione della concretezza individuale, della natura, della sensibilit, che era prevalente nei
primi scritti, e questi concetti e fatti sarebbero internamente connessi alla teoria matura solo attraverso
un umanismo socialista piuttosto vago (e talvolta anche romantico).
Suggerisco una terza interpretazione: gli scritti del 1844-45 devono essere letti come se
trovassero il loro posto e la loro funzione teorica (e pratica) dopo il Capitale, e quindi come un aspetto
essenziale della transizione dal capitalismo al socialismo. Cos concepiti, essi indicherebbero un nuovo
concetto della base umana della rivoluzione; definirebbero l'agente umano del cambiamento in termini
molto differenti da quelli (non per questo invalidati o sostituiti) che vedevano questo agente nel
proletariato.  solo la forte influenza di Feuerbach che fa s che Marx incentri, con appassionata
unilateralit, la sua concezione dell'uomo quale essere sensibile sull'emancipazione dei sensi,
sulla capacit estetica, sulla produttivit dell'uomo come essere appartenente ad una specie? E' solo
questa influenza, pi tardi superata, che in questi scritti connette l'esistenza dell'uomo come
Gattungswesen con l'emancipazione dei sensi, e pertanto intravede la realizzazione dell'universale
come il risultato della produttivit dell'uomo in quanto essere sensibile? Oppure, cos facendo, Marx ha
scoperto il potenziale rivoluzionario in questa dimensione sensibile, estetica? Ha visto che lo
sfruttamento, l'alienazione, la repressione hanno la loro radice individuale in questa dimensione, che in
questa dimensione l'individuo represso riproduce queste condizioni e, con esse, questa societ? E, di
conseguenza, che con l'abolizione del capitalismo e nella costruzione della societ socialista, non solo
la coscienza dell'uomo, ma anche la sua sensibilit, i suoi sensi e la sua attivit (produttivit)
cambierebbero radicalmente, e che, vice versa, la costruzione del socialismo, in quanto societ
qualitativamente differente, dipenderebbe e sarebbe il prodotto dell'uomo in quanto nuovo essere
sensibile. Ad ogni modo, Marx sottolinea con forza che la relazione tra uomo e natura, tra l'uomo e il
mondo oggettivo presuppone una sensibilit qualitativamente differente: nuovi modi di vedere,
ascoltare, sentire. L'istituzione della propriet privata, ha spento, brutalizzato e deviato la sensibilit
dell'uomo, e questa sensibilit deviata ha prodotto il mondo oggettivo alienato della societ di classe.
E' in questo contesto che Marx sviluppa la nozione di modo di produzione non-alienato, di una
costruzione estetica dell'oggetto-mondo, e di una propriet individuale contrapposta alla propriet
privata.
Questa nozione trova il suo posto nella teoria marxiana, strutturalmente, dopo il Capitale, non
solo perch trasmette l'immagine dell'uomo socialista, ma anche perch presuppone la completa analisi
marxiana della societ capitalista. La dinamica di questa societ fornisce il terreno, la sua economia
costituisce il substrato, su cui la formazione specifica della sensibilit umana ha luogo e su cui la sua
emancipazione deve iniziare. E nella sensibilit emancipata Marx vede le radici dell'universale
concreto: la realizzazione dell'uomo in quanto uomo, l'esistenza dell'uomo come essere
appartenente ad una specie, nel pieno sviluppo di facolt e bisogni essenzialmente umani. La
questione che ho sollevato all'inizio, quella della possibile validit oggettiva di una Legge e di un
Ordine della libert superiori, riceverebbe allora una risposta inattesa: le idee innate diventano
rivendicazioni represse dei sensi umani, e la loro universalit, lungi dall'essere una vaga e astratta idea
di umanit e umanismo, risulterebbe essere piuttosto una condizione materiale e psicologica. E il
ricordo, l'Erinnerung, sarebbe l'impadronirsi di potenzialit dei sensi umani. E, proseguendo nella
speculazione, si potrebbe tradurre questo concetto platonico alla lettera e sostenere che queste
potenzialit sono forme non ancora realizzate delle cose: modi di esistenza dell'uomo e della natura
(Dasein) che costituirebbero un cosmo di Giustizia dove la soddisfazione coinciderebbe con la libera
produttivit umana nel creare un mondo migliore per tutti.
L'universale concreto, la libert, l'umanit, possono diventare reali solo con l'abolizione
della societ di classe. La Solidariet, la forma di questo universale, risiede allora nei sensi
dell'uomo o, pi precisamente, nella sua attivit e nella sua produttivit. In contrasto con il concetto
idealistico della struttura mentale, Marx sottolinea che i sensi sono attivi: l'occhio, l'orecchio, il naso,
la mano, la lingua non ricevono meramente stimoli dall'esterno; i sensi fanno succedere qualcosa
con questi stimoli: essi diventano stimoli per l'azione, per fare; e la loro qualit sensibile e sensitiva
viene preservata e penetra in quest'attivit. In altre parole, la qualit sensibile viene preservata
nell'attivit della produzione: libera e creativa in una societ libera, spenta e violentata nella
formazione dell'oggetto-mondo della societ di classe. E nel medium di questo dell'oggetto-mondo la
sensibilit spenta penetra e modella le relazioni tra gli uomini.
Nella formazione dell'oggetto-mondo la sensibilit impara a convivere, a desiderare e a
riprodurre (il gusto come fattore nella produzione delle merci) ci che sostiene l'universo capitalista,
la sua cultura materiale e intellettuale. Mentre il loro valore d'uso, come valore di scambio, determina
in larga misura la loro forma, il gusto del consumatore si inserisce nella determinazione della forma
(esempio: la catessi libidinale dell'automobile e altri strumenti di potere ed efficienza diventano un
fattore nella produzione). Inoltre, i sensi imparano ad accettare (come una necessit di vita) e a
riprodurre rumore, inquinamento, bruttezza, violenza -qualit che finiscono per essere incorporate nella
trasformazione dell'ambiente naturale e tecnico. Queste qualit si diffondono anche attraverso la
cultura intellettuale: questo  l'aspetto repressivo della distruzione delle forme estetiche classiche e
romantiche (nell'arte, nella musica, nella letteratura) troppo prontamente elogiata come
avanguardistica. Dissonanza, violenza, brutalit e desublimazione non sono liberatorie per s; nelle
nuove arti come nelle anti-arti possono servire (come succede nei mass-media) a sostenere e non ad
indebolire la societ costituita2 - a meno che non facciano apparire le qualit veramente di opposizione
che attengono all'universo della liberazione.
L'oggetto-mondo di questa sensibilit mutilata costituisce l'universo delle relazioni umane che
sono a priori antagonistiche, addirittura ostili, tanto che relazioni di solidariet non antagonistica
possono emergere e mantenersi solo contrastando l'ostilit primaria, superando le barriere che separano
gli uomini tra loro, non come individui, ma come parti dello stesso universo. Questo significa che gli
individui non si contrappongono in virt dei loro bisogni e capacit ma in virt del loro posto e
funzione nella divisione sociale del lavoro e del piacere esistenti.
In una societ capitalistica, il principium individuationis non  la realizzazione dell'universale
(l'uomo in quanto uomo) attraverso le capacit specificamente umane degli individui, ma la legge del
valore che governa lo scambio dei beni: l'individuo  fatto in armonia con la sua utilit, il suo
valore per una societ basata sulla produzione e lo scambio di merci. Questa societ deve
promuovere l'individualit non solo per ragioni ideologiche (contro il male del collettivismo
socialista) ma anche in quanto soggetto dell'impresa privata e della libera competizione - istituzioni
che hanno da molto tempo trasformato questo soggetto in un oggetto. Questa societ preclude qualsiasi
forma di solidariet (la forma concreta dell'universale) eccezion fatta per quella confinata a un
particolare gruppo o classe, organizzata e amministrata piuttosto che spontanea - tranne che in casi
accidentali o in emergenze (e anche in questi casi sembra diventare sempre pi dubbia). Sotto il
capitalismo, la cooperazione  una necessit tecnica che a sua volta forma i bisogni e le capacit
individuali. Al di l e al di sotto, appare come una cooperazione contro il sistema. L'individuo pu
divenire individuo solo nella sua negazione: la sua libert  ristretta alla libert da. Questo 
particolarmente vero in quella dimensione esistenziale in cui il mio e il tuo, io e l'altro, sono pi
immediatamente una cosa sola: nelle relazioni erotiche. Essi costituiscono una sfera privata contro il
mondo alienato e, in questa sfera, prendono forma i nuclei di un ambiente differente, un differente
mondo oggettivo. L'energia erotica, liberamente sublimata, lotta per creare una relazione umanizzata
con la natura e con la tecnica - un'ecologia umanizzata. Marx parla di appropriazione umana, di
propriet individuale (in contrasto alla propriet privata) e vede nella sua costituzione una caratteristica
essenziale del socialismo. L'emancipazione dei sensi  un prerequisito per la trasformazione della
propriet da privata a individuale, e l'oggetto-mondo che emerge in questa trasformazione  quello
della solidariet, l'universale concreto.
Per comprendere questa idea, dobbiamo tornare alla nozione di sensi come (organi) attivi.
Liberati dalla loro condizione di assopimento, svilupperebbero nuovi modi di vedere, ascoltare, sentire;
percepirebbero (e immaginerebbero) gli oggetti dei loro bisogni in forme nuove - nuove potenzialit
delle cose, naturali e tecniche. Pertanto, l'emancipazione dei sensi  una trasformazione del Soggetto
e dell'Oggetto: la nuova visione dei sensi cambia attivamente il mondo-oggetto nella misura in cui la
percezione delle nuove forme delle cose motiva e guida la prassi della ricostruzione dell'ambiente
naturale e tecnico.
Ricostruire in quale direzione? Quando Marx parla dell'esistenza (futura, libera) dell'uomo
come essere appartenente ad una specie, distingue l'uomo dall'animale attraverso la facolt
tipicamente umana di forgiare il suo ambiente in armonia con le leggi della bellezza3. Con la sua
enfasi sulla sensibilit emancipata dell'uomo come simbolo della sua liberazione e sui sensi come base
di tutte le scienze, questa concezione designa la dimensione estetica come spazio del socialismo -
estetica nel duplice significato di attinente ai sensi e relativo all'arte. Credo che questa concezione,
lungi dall'essere una speculazione immatura e utopica, riveli un aspetto della teoria socialista che non
pu essere negato senza distoreere l'essenza stessa del socialismo.
In questo caso, l'umanit, la solidariet della specie, viene radicata nella capacit specifica
dell'uomo in quanto essere sensibile piuttosto che razionale, ovvero la sua razionalit riceve dalla
sensibilit il suo impeto primario e la sua direzione - non solo epistemologicamente, come prima fonte
di conoscenza (intelletto e ragione), ma anche come terreno su cui la Lebenswelt dell'umanit, la
solidariet della ragione deve emergere. In altre parole, la sensibilit dell'uomo, il suo corpo come
entit fisico-mentale, non  solo il mezzo per il principium individuationis ma anche per il suo opposto:
l'universalizzazione, vale a dire l'emergere della humanitas, dell'uomo in quanto uomo, della
solidariet. E la realizzazione dell'umanit implica l'istituzione di una nuova (sensibile) relazione tra
l'uomo e la natura. La natura diventa un Soggetto con il suo proprio diritto e Telos: come ambiente e
terreno della libert incompatibile con l'asservimento e la violazione della natura, con il suo essere
trattata come mero oggetto. In altre parole, l'oggetto viene esperito come soggetto nella misura in cui il
soggetto, l'uomo, fa del mondo oggettivo un mondo umano. La realizzazione della natura attraverso la
realizzazione dell'uomo come essere appartenente ad una specie: anche la natura  divenuta un
oggetto di sfruttamento distruttivo - anche la natura esige la sua liberazione.
Questo  ci che Marx definisce appropriazione umana del mondo oggettivo: stabilire una
relazione umana con la natura, l'umanizzazione delle cose. Significa che il mondo non  pi esperito
come un bene di mercato, n l'uomo come compratore e venditore di forza lavoro, n le cose come
mero strumento da possedere e usare. Ci che in questa esperienza appare radicalmente nuovo  un
valore d'uso non pi contaminato dallo sfruttamento: l'esperienza che le cose, senza perdere il loro
valore d'uso, esistono con il loro diritto e la loro forma - che sono sensibili. Lo sfruttamento non 
realmente abolito, la sua eredit non  realmente cancellata finch l'uomo non ha stabilito questa nuova
relazione con la natura: l'umanizzazione della natura darebbe all'uomo anche la capacit di avere una
buona coscienza della propria natura, di se stesso come parte della natura. Questa  la seconda
natura: non  il mondo del bon sauvage, ma quello della civilt sviluppata - la promessa della libert.
Conservata nelle immagini dei poeti, metodicamente esplorata dai surrealisti, confermata dagli
scienziati (Bachelard) e dagli architetti non-conformisti, e presente anche nella musica
magico-totalitaria di Richard Wagner (il motivo della natura liberata nell''Anello del Nibelungo, il
Karfreitagszauber nel Parsifal), questa promessa  stata sempre denunciata come antropomorfismo
infantile. Antropomorfismo certo, ma l'Antropos intravisto qui non  altro che l'uomo socialista:
l'uomo non pi assorbito nella mistificazione del mondo delle merci, nella rete globale dello
sfruttamento; la libert che trasforma tanto l'oggetto quanto il soggetto: riconoscimento dell'oggetto
(dipendente dalla trasformazione della ragione dell'uomo, ma anche indipendente) non solo come
materiale ma anche come elemento e milieu della libert, degli istinti di vita piuttosto che delle
spinte distruttive - la cosa, l'oggetto vivo. Con parole pi semplici: finch l'uomo non capir che un
dispositivo elettrico per l'eliminazione dei rifiuti pu avere un anima, che ci pu essere tenerezza in
un'automobile e che un bulldozer pu non solo polverizzare ma anche ricostruire la natura, la societ
repressiva continuer - non importa quanto differenti possano essere le sue istituzioni.
In precedenza ho fatto riferimento alla teoria degli istinti di Freud che, da un punto di vista
molto differente e in un contesto molto diverso, giunge ad una risposta affermativa. Secondo questa
teoria, lo scopo di Eros  creare sempre pi ampie unit (di vita) e preservarle, in continua lotta con la
sua controparte, l'istinto di morte, il cui obiettivo  la distruzione. Contrariamente alla sessualit,
manifestazione localizzata di Eros, che  essenzialmente asociale e anzi anti-sociale, Eros implica
la socializzazione, la sublimazione e l'estensione dello scopo istintuale, non solo nei confronti di un
altro, ma di tutti gli altri e dell'universo comune. Questa estensione modifica l'istinto e i modi della sua
soddisfazione: senza indebolire l'energia libidica, l'istinto cerca la sua soddisfazione, pi che nelle
relazioni sessuali e negli oggetti, nella cooperazione, nell'amore, nell'amicizia; nella ricerca della
conoscenza, nella creazione di un ambiente piacevole, nel kalokagathon: il bello e il bene -
trasformazione del sensuale in estetico.
E' corretto descrivere questo sviluppo come sublimazione? Evidentemente, nella trasformazione
della sessualit in Eros, ha luogo un cambiamento nello scopo e nell'oggetto originali, una
sublimazione primaria non repressiva, liberatoria. Lungi dal distruggere la civilt, esso mira a
distruggere le basi distruttive della civilt. Pertanto, prima o poi  costretto a scontrarsi con il
principio della realt costituito. Respinto da quest'ultimo (o piuttosto dai poteri che rafforzano
questo principio), l'impulso erotico-estetico soccombe facilmente a un'altra, secondaria sublimazione
nel lavoro e nel tempo libero.  questa sublimazione secondaria a creare la cultura tradizionale.
Generalmente diventa repressiva quando l'energia istintuale viene incanalata nel lavoro socialmente
necessario ma alienato, mentre la componente erotico-estetica si estingue: Eros viene ridotto a
sessualit; e i bisogni estetici vengono rivolti all' Arte come regno della loro soddisfazione. In ogni
caso, la separazione della cultura alta dal mondo del lavoro, della produzione intellettuale e della
produzione manuale, non implica necessariamente la separazione dell'Arte da quest'ultima: vide la
cultura artigiana durante il Medioevo, e forse anche nella Grecia classica. Questo fatto pu essere
pertinente all'attuale dibattito sul ruolo dell'arte (o dell'anti-arte) nella trasformazione (e abolizione)
del capitalismo: la living art non  necessariamente rivoluzionaria, progressiva; potrebbe essere
l'opposto. Anzi, potrebbe essere vera la nozione inversa, che cio solo una radicale estraneazione
dell'Arte dalla realt vivente pu emancipare l'Arte per la sua funzione liberatrice.
E' solo nella societ di scambio sviluppata che l'unit dell'impulso erotico-estetico si dissolve:
l'estetica viene separata dalla realt vivente e isolata (e resa innocua) nella creazione e nel godimento
dell'Arte, mentre il piacere della bellezza viene gradualmente allontanato dalla natura. Nella misura in
cui quest'ultima  soggetta alla crescente violenza dell'industrializzazione capitalista, anche l'estetica
viene isolata (in parchi pubblici, in luoghi turistici, ecc.). Nel mondo del lavoro prevale la tendenza
opposta (o almeno sembra prevalere). Qui, il capitalismo avanzato abbellisce metodicamente e
sistematicamente il suo ambiente: fabbriche gradevoli, negozi, centri direzionali, istallazioni militari
spuntano ovunque, e il loro spazio vitale  arredato con costosissime e moderne sculture, pitture, ed 
stimolato dolcemente da musiche di sottofondo. Non c' dubbio che questa sia una situazione
migliore e pi desiderabile di quella che con la sua bruttezza, sporcizia e fetore caratterizzava gli stadi
precedenti di industrializzazione; essa anticipa le possibilit estetiche di una societ liberata dal modo
di produzione capitalista. Ma  una povera anticipazione, che esprime la terribile dialettica che invalida
o falsifica anche ci che di buono c' in questa societ. Perch questa estetica commerciale, ovvero
l'universo delle belle donne, delle automobili e dei missili pubblicizzati dai mass media, muta la
percezione disumana del mondo del lavoro, adatta la sensibilit umana alla razionalit distruttiva del
sistema. La strada del progresso non regredisce alla bruttezza e alla sporcizia, ma porta allo svelamento
della contraddizione (e alla sua consapevolezza) tra il sistema e le possibilit di libert che esso
previene e distorce. Pertanto la lotta organizzata e cosciente per la realizzazione di queste possibilit
richiede non solo l'emancipazione della razionalit dell'uomo, ma anche dei suoi sensi. E' la battaglia
per la realizzazione storica e concreta della humanitas, dell'uomo in quanto uomo, poich solo su scala
universale la libert pu divenire reale.
L'uomo come essere appartenente ad una specie, l'universale uomo in quanto uomo perch
essere autonomo, rimane un concetto generale astratto e un imperativo morale inutile se non assume la
forma di una sensibilit emancipata degli individui che ricostruiscono la loro societ seguendo le loro
reali necessit e capacit umane. Questo  l'aspetto trascurato della base materiale del socialismo.
Il materialismo dialettico trova la sua verit solo quando riconosce le radici del socialismo nella
sensibilit dell'uomo, quando riconosce le radici della libert nei bisogni sensuali dell'uomo - la
necessit che la rivoluzione politica ed economica sia accompagnata dall'emancipazione dei sensi.
Accompagnata o addirittura preceduta? La rivoluzione, per porre in essere un mutamento qualitativo
nell'esistenza individuale e sociale, deve essere un bisogno vitale degli individui. E questo bisogno non
 sempre e ovunque quel bisogno di cambiamento impresso negli uomini dalle condizioni di miseria e
povert. Al contrario, queste condizioni potrebbero soffocare un bisogno di mutamento qualitativo o
incanalare questo bisogno in una lotta per il progresso all'interno di un sistema generale di illibert.
Oppure, se questa lotta conducesse alla sostituzione del sistema esistente con un altro, i bisogni e le
aspirazioni generati dal sistema di illibert potrebbero essere ereditati dalla nuova societ, riproducendo
le caratteristiche negative della vecchia societ.
Per fare un esempio apparentemente minore: dopo una rivoluzione vittoriosa in un paese
governato per secoli da una gerarchia ecclesiastica reazionaria, governato dall'oppressione, una volta
esaurito l'entusiasmo iniziale c' chi ha avvertito tra il popolo un ritorno al passato. Questa regressione
non  stata iniziata dall'alto, n  stata progettata e realizzata da un'opposizione organizzata.  stata
piuttosto il frutto di un sentimento popolare, che si  manifestato come astio nei confronti di barba e
capelli lunghi, qualsiasi genere di vita hippie, omosessuali, ecc. Questo sentimento  un fattore di
grande importanza nella formazione delle politiche di governo anti-libertarie. O anche, una lunga
tradizione di accettazione dell'autorit come istituzione divina o naturale  destinata a trascinarsi anche
nella nuova societ e a nutrire uno sviluppo burocratico-autoritario. Queste tendenze regressive sono
tanto pi difficili da combattere quanto pi diventano espressione di un bisogno vitale del popolo -
l'espressione di una sensibilit conservatrice alla radice del conservatorismo politico.
Al contrario, il bisogno sensibile di rivoluzione  l'espressione di una sensitivit che vede,
ascolta, annusa, assapora e tocca l'ingiustizia, lo sfruttamento, la bruttezza, la corruzione e la stupidit
della societ costituita - non solo per se stessi, ma anche come fatti e sofferenze degli altri. E in questa
esperienza sensuale emergono le immagini, i suoni e le forme di un mondo privo di queste
caratteristiche - emergono come una possibilit evidente. Differiscono dalle fantasie utopiche nella
misura in cui sono concretizzazioni scientifiche, tecniche, economiche, politiche; gi esistenti nella
realt costituita come elementi, rudimenti, frammenti, esperimenti dello sforzo scientifico, artistico,
politico. L'emergere del nuovo nel vecchio, solo che il vecchio viene sovvertito in un nuovo
fondamento sensuale.
Abbiamo sottolineato come non sia la semplice liberazione degli impulsi istintuali e delle loro
manifestazioni sensibili ad essere implicata. I sensi emancipati sono trascendenti in due modi: 1)
rompono con l'ottuso universo prevalente dell'esperienza e intuiscono le forme elementari di un
universo di libert; 2) penetrano nella dimensione della ragione, nella misura in cui percepiscono una
realt sovra-individuale come trasformazione storica degli oggetti, delle condizioni, dei rapporti
relativi all'universo costituito. Anche quest'ultimo  una realizzazione della ragione nella storia.
L'emancipazione dei sensi pu divenire una forza produttiva (Produktivkraft) solo se si confronta col
sistema costituito sul suo stesso terreno e salva le conquiste di questo sistema sottomettendole alla
razionalit della lotta collettiva per il mutamento sociale radicale. La nuova sensibilit trova la propria
razionalit (senza la quale rimarrebbe un affare privato) solo in questa lotta per la costruzione di un
mondo nuovo.
Secondo Marx, questo mondo nuovo emerge in una nuova relazione dei sensi con il loro
oggetto: vi si relazionano nell'interesse dell'oggetto (um der Sache willen). Il che significa:
esperiscono il mondo-oggetto (incluso l'uomo) non come mera materia da manipolare e usare (a
prescindere dal tipo di utilizzo), ma come mondo umano in cui gli oggetti particolari incarnano, nella
loro forma, i veri bisogni e godimenti dell'uomo; il che significa che, rapportandosi a un oggetto, i
sensi sono la realizzazione dell'essere umano: l'individuo, quando si relaziona a un altro,  con se
stesso, l'universale nel particolare. Decisivo in questa interpretazione  il concetto di bisogno umano,
che significa vero, autentico, reale bisogno umano, distinto da (e in contrasto con) quel bisogno
alienato sviluppato e soddisfatto nella societ capitalista.
La distinzione  aperta ad una serie critiche che, dal mio punto di vista, possono essere
contrastate solo interpretando i bisogni individuali come l'individualizzazione di bisogni sociali
specifici (condizioni, imperativi). Nel caso del capitalismo, i bisogni individuali al di sopra del (non
sublimato) livello biologico prendono forma dalle condizioni del lavoro alienato e dalla loro
compensazione nel tempo libero, nello svago e nelle relazioni interpersonali. Hegel (Filosofia del
diritto) parla del sistema dei bisogni istituito dalla societ civile (brgerliche Gesellschaft) in cui
l'individuo nasce e in cui, come universale concreto, opera attraverso i suoi bisogni particolari. Questo
sistema deriva dalla competizione generale degli individui nel lavoro (alienato) e richiede, per il suo
funzionamento, un apparato di dominio. Hegel discute dentro la stessa categoria la Polizia e le unit
economiche di base (la Korporation), e vede l'intero sistema terminare nello Stato sovrano e nel suo
governo monarchico. Non  sbagliato approfondire la concezione di Hegel sottolineando il ruolo della
repressione e dell'aggressivit mobilitate e rese socialmente utili nel sistema. I bisogni che questo
sistema genera e soddisfa sono permeati da queste qualit e le conservano anche quando le esigenze
sociali vengono effettivamente introiettate e diventano l'espressione soddisfacente dei bisogni e degli
impulsi propri dell'individuo. Al contrario, questa falsa armonia tra l'individuo e la societ, tra basso e
alto, tra la popolazione subordinata e i suoi padroni, formata nel corpo e nella mente degli individui,
accresce la capacit distruttiva e la violenza della produttivit capitalista. La soddisfazione brutale del
bisogno sociale di dominare e pacificare aree sempre pi estese del pianeta (e dello spazio) soddisfa
anche i bisogni dell'individuo pi profondamente radicati - insieme ai suoi bisogni materiali e culturali.
Evidentemente, nelle societ capitaliste avanzate questa armonia prevale solo tra le classi
integrate. La loro coesione si sta indebolendo, ma il loro peso politico  ancora abbastanza grande
(sono i soli che eleggono presidenti e vicepresidenti dell'aggressione, e i loro rappresentanti accrescono
anno dopo anno il budget per la distruzione) da rendere inefficace la persuasione razionale. Il problema
non  l'inconsapevolezza di ci che succede, non  un'informazione insufficiente, ma che, pur essendo
consapevoli e informate, esse non rispondono e non reagiscono, n possono farlo, perch la loro societ
ha troncato le radici istintuali e sensibili di quella solidariet che fa s che il destino dell'altro sia il
nostro stesso destino: il loro universo coincide con quello della loro nazione, del loro governo, della
loro razza, dei loro pari (e superiori). Qualsiasi universale che oltrepassi questo ristretto spazio vitale
rimane astratto, intellettuale, al pi un comandamento morale e religioso che si pu violare senza gravi
conseguenze. Se questa struttura mentale trae tutta la sua forza e tutto il suo potere (potere politico!)
dalla pratica e dal comportamento costituiti, pu essere scossa ed eventualmente distrutta sola da
contro-pratiche e contro-comportamenti definiti - che mirano all'abolizione delle condizioni che fanno
crescere questa struttura mentale chiusa.
Ma qualsiasi contro-pratica e contro-comportamento non pu liberarsi dall'universo costituito
se non emerge da una nuova base, senza che i loro Soggetti portino il nuovo non solo nelle loro
menti ma anche nei loro corpi. Non importa quanto scientifico debba essere il socialismo, i sensi
devono essere il fondamento della sua scienza, ovvero i sensi emancipati e le loro vere esigenze umane.
Torniamo alla distinzione tra bisogni reali (autentici) e bisogni attuali (immediati). Mentre  possibile
designare, con un certo grado di concretezza, le caratteristiche generali dei secondi, questo sembra
quasi impossibile per i primi. Esiste un qualsiasi principio o criterio in grado di rilevare la loro
autenticit in quanto bisogni umani, contrapposti ai bisogni attuali dell'uomo?
L'universo dei sensi emancipati  il mondo oggettivo umanizzato, in cui l'uomo, in quanto
specie, ha fatto proprio il mondo oggettivo - mezzo per lo sviluppo e il soddisfacimento dei suoi
autentici bisogni. Strana unione tra soggetto e oggetto, che non sembra proprio in linea con la
concezione materialista basilare della lotta permanente tra uomo e natura! Quale elemento unisce in
questa concezione soggetto e oggetto, bisogno soggettivo e realt oggettiva che soddisfa questo
bisogno? Abbiamo gi citato l'affermazione di Marx secondo cui  una qualit specificamente umana
creare il mondo oggettivo anche in accordo con le leggi della bellezza; e nella sua discussione sulle
capacit sensibili dell'uomo egli enfatizza l'esperienza della bellezza. La Critica del giudizio di Kant
analizza la bellezza nella sua duplice manifestazione, ovvero nell'Arte e nella Natura, e l'Estetica di
Hegel continua questa tradizione.
Ma questa tradizione filosofica presuppone gi, senza metterlo in discussione, lo sviluppo
storico-sociale che separa l'unit erotico-estetica, con il conseguente isolamento della componente
estetica nel mondo dello spirito, nel regno dell'Arte. Al contrario, Marx include il bello tra i bisogni e
le capacit sensibili, che diventano un fattore nella formazione primaria del mondo oggettivo. Questa
forza produttiva  stata repressa e deviata dalle esigenze della societ di classe - con la loro abolizione,
l'estetica diventerebbe un potere creativo nella costruzione di una societ libera. In virt di questo
potere, i sensi umani diventano pratici. In questo contesto, la base sensibile di tutte le scienze
implica qualcosa di pi e di maggiore rilevanza della verifica empirica attraverso la certezza dei sensi:
significa che lo scienziato, senza abbandonare in alcun modo la logica e il rigore del metodo
scientifico,  guidato nella sua ricerca da esigenze sensibili (emancipate) per la protezione e il
miglioramento della vita. Se il soddisfacimento di queste esigenze, invece di essere un mero
sottoprodotto della scienza (un sottoprodotto che sembra divenire sempre pi raro e debole), diventasse
la logica della scienza, sicuramente porterebbe a un diverso fondamento concettuale delle scienze
naturali e umane.
La reintroduzione della componente erotico-estetica nella teoria e nella pratica radicale
incorporerebbe un elemento utopico nel socialismo scientifico - un elemento che  stato per secoli una
forza rivoluzionaria nei movimenti eretici, che  esploso nella Comune di Parigi del 1871 e che ha
trovato espressione teorica in Fourier. Credo che oggi la nozione utopica sia non solo un concetto ma
anche un imperativo storico - un imperativo categorico che deve servire a ostacolare la pietrificazione
del socialismo attraverso nuove forme di dominio. Poich, solo se le grandi capacit della scienza e
della tecnologia, dell'immaginazione scientifica e artistica faranno da guida alla costruzione di un
ambiente sensuale, solo se il mondo del lavoro perder le sue caratteristiche alienanti per diventare il
mondo delle relazioni umane, solo se la produttivit diventer creativit, si prosciugheranno negli
individui le radici del dominio. Non si tratta di ritornare all'artigianato precapitalista o preindustriale
ma, al contrario, di perfezionare la nuova scienza e la nuova tecnologia mutilate e distorte nella
formazione del mondo oggettivo secondo le leggi della bellezza. E per bellezza qui si intende una
condizione ontologica - non di un 'oeuvre d'art isolata dall'esistenza reale, non di alcune persone o
luoghi, ma quell'armonia tra l'uomo e il suo mondo che andrebbe a plasmare la societ. Non un regno
universale di amore e carit, non la scomparsa di conflitti e sofferenze (un pensiero non solo
impossibile ma anche insostenibile!), ma una societ in cui dolori e angosce sono ridotti al minimo
possibile, e in cui i conflitti si risolvono senza violenza e distruzione.
 questo che implica il progetto utopico di emancipazione della sensibilit umana intravisto
in quasi tutte le nozioni utopiche del socialismo solitamente considerate un tab. Il prerequisito
rimane il mutamento dei rapporti di produzione e del modo di produzione. Ma anche qui la concezione
dialettica rimane valida: la trasformazione della base incorpora il fattore soggettivo - la sensibilit
umana come forza produttiva. Lo sviluppo socialista delle forze produttive su basi tecnologiche
ereditate  molto di pi del progresso tecnico: costituisce una differenza qualitativa, una societ libera
solo nella misura in cui la base tecnologica stessa  gi conquistata e organizzata da un gruppo sociale
(o pi di uno) per cui la sensibilit  la base di tutte le scienze, in particolare quella dei sensi
emancipati e dei bisogni emancipati. Ora, questa nuova sensibilit e questa nuova coscienza pu
emergere solo tra gruppi la cui posizione e funzione nel processo produttivo genera una ribellione
contro la coscienza annebbiata e i bisogni amputati che prevalgono nella societ attuale. Questa
ribellione oltrepassa la dimensione dei bisogni vitali e materiali e dei bisogni culturali dati, il che
significa che la trasgressione  possibile solo se i bisogni materiali e vitali sono soddisfatti, cos che
tempo, spazio ed energia siano liberi per una dimensione che trascende le necessit. Questa apertura
mentale implica la coscienza della contraddizione evidente tra le possibilit scientifico-tecnologiche e
la loro realizzazione distruttiva e repressiva.
Esiste una qualsiasi prospettiva reale che questa coscienza, una consapevolezza politica
radicale, possa svilupparsi tra la popolazione subordinata, fornendo quindi la precondizione per il
mutamento? Per il momento, esiste un gap tra i radicali e le masse - un gap che i primi cercano
disperatamente di ridurre. Se nel tempo si raggiunger o meno un punto di congiunzione, ovvero prima
che la nuova era fascista giunga e distrugga democrazia e libert civile nella nazione e nei suoi satelliti,
 il vero nodo della lotta. Oggi, essere realistici significa essere pessimisti: la concentrazione del potere
nelle mani dei difensori dello status quo non  mai stata cos grande; questi sono pronti a usare tutti i
mezzi disponibili contro la minaccia crescente. E questi mezzi non hanno precedenti.
Tuttavia, la consapevolezza dei fatti bruti, che vengono diffusi a dispetto e attraverso gli stessi
media del sistema, pu e deve incentivare gli sforzi per superarli. Il pessimismo diventa una
forza positiva che tenta di non compromettere i fini irrealistici, continuando a lavorare senza
illusioni, per dimostrare quei fini, per farne l'aspirazione della propria vita, per vivere la propria vita e
rendere gli altri capaci di ottenere la loro - anzich imporla. E' questo lo spirito che sento attivo tra i
giovani radicali - non uno spirito di violenza e aggressione, ma la lotta contro la violenza e
l'aggressione nel nome di qualcosa che ancora non esiste: humanitas.
La locuzione rivoluzione culturale indica prima di tutto un disagio: la consapevolezza del
fatto che l'opposizione radicale contro il sistema dominante  oggi concentrata in gruppi sociali
apparentemente marginali, in particolare tra gruppi di giovani, studenti, appartenenti alle classi medie.
Rivoluzione culturale piuttosto che politica e sociale - rivoluzione, al momento, senza una base di
massa. Inoltre, questa rivoluzione culturale non  innescata dall'impoverimento, non da un bisogno
materiale incipiente, quanto invece dalla vicinanza storica di una libert umana preclusa e ostacolata
dalle societ dominanti - non importa quanto produttive e quanto generose possano ancora diventare. Il
raggiungimento di questa libert, che vorrebbe dire l'emergere di un nuovo tipo di essere umano e di un
nuovo stile di vita, presuppone l'abolizione della povert e la fine dello sfruttamento, ma i fini
trascendenti, vagamente formulati nella rivoluzione culturale, devono diventare operativi nella lotta per
l'abolizione della povert e dello sfruttamento. Una coscienza emancipata e una sensibilit emancipata
devono guidare la trasformazione della societ e della natura. In gioco  n pi n meno lo sviluppo di
una cultura sensuale del tutto nuova, che ridurrebbe e annienterebbe la repressione addizionale imposta
agli uomini dalle esigenze della societ di classe.
Per questo motivo, la rivoluzione culturale intravede non solo una continua trasformazione della
tradizione culturale, ma anche il suo rifiuto - il rifiuto della continuit, la rottura. E questo rifiuto
coinvolge i comportamenti quotidiani, i costumi sociali, le pi sublimi realizzazioni artistiche, letterarie
e musicali; si rivolge tanto contro la cultura materiale quanto contro quella intellettuale -  il rifiuto
dell'intera cultura borghese.
Rifiuto della cultura borghese: che cos' la cultura borghese e come pu essere rifiutata?
Dal punto di vista cronologico, la cultura borghese  la cultura sviluppata dalla borghesia come
classe, le cui idee e i cui valori sono divenuti le idee e i valori dominanti della societ, e che ha dato
vita ai suoi costumi, alla sua moda, alla sua scienza, alla sua filosofia, alla sua arte, alla sua letteratura e
alla sua musica. Tenuto conto dello sviluppo disomogeneo nei vari paesi, troviamo questa specifica
cultura borghese nel periodo che va dal sedicesimo al ventesimo secolo. In un'unica categoria si
trovano quindi racchiuse la cultura artigiana dei primi comuni urbani e delle prime citt libere, la
cultura alta del diciannovesimo secolo e la cultura di massa dell'era tecnologica. Vi  davvero un
denominatore comune sufficientemente specifico, sufficientemente essenziale da rendere valida questa
categoria generale? Per lo stesso periodo di quattro secoli, si utilizza il termine capitalismo,
comprendendo stadi molto differenti di capitalismo: quello mercantile, quello manifatturiero, quello
industriale, e quello tecnologico (monopolistico, organizzato). Ma per questa categoria c' uno
specifico ed essenziale denominatore comune, ovvero la societ di scambio basata sulla propriet
privata dei mezzi di produzione e sul lavoro salariato. Durante tutto questo periodo, la classe dominante
mantiene le basi del suo stesso potere: il controllo del modo di produzione capitalistico. Questo  vero
(a dispetto di tutte le modificazioni) sia per il presente che per gli stadi precedenti. Ma la classe
dominante dello stadio attuale  ancora quella borghesia che era il soggetto della cultura borghese?
La cultura che oggi  sotto attacco  ancora cultura borghese?
Il concetto di borghese necessita di essere riesaminato.
La nuova sinistra ha mantenuto questo concetto, senza riflessione, cos come appariva nella
teoria marxiana circa cento anni fa. Gi un trentennio fa Max Horkheimer ha mostrato fino a che punto
questo concetto sia stato cancellato nei paesi a capitalismo avanzato. Borghesia si riferiva a una
classe, quella classe che era divenuta la classe dominante dopo la caduta del feudalesimo - la classe
dominante nel sistema capitalista. Come tale, era la classe media tra l'aristocrazia terriera ancora
esistente (e ancora potente) e il proletariato. Era la classe che possedeva e controllava i mezzi di
produzione e che piegava sempre di pi il governo ai suoi interessi. La cultura borghese era la
cultura di questa classe: nettamente distinta dalla cultura feudale nella letteratura e nell'arte, nei
costumi, nella gerarchia dei valori. Come membro di questa classe, il borghese era un libero
imprenditore, il capitalista privato in competizione con altri come lui, che sfruttava i suoi lavoratori, e
si appropriava del suo plusvalore per reinvestirlo. Ancora oggi il modo migliore per descrivere i suoi
costumi  quello dell'ascesi intramondana nell'interesse dei suoi affari: produttore parsimonioso,
moderato nei consumi, gran lavoratore, dalla moralit monogama e della repressione auto-imposta.
Come corollario dell'impresa privata e della libera competizione, la libert veniva gradualmente estesa
al regno politico e culturale: la democrazia con l'istituzione del suffragio segreto e universale, e le
libert civili nello Stato di diritto.
Una rapida occhiata a questo breve elenco mostra fino a che punto queste caratteristiche siano
state superate. I mutamenti della struttura del capitalismo, la fine dell'impresa privata e della libera
competizione, la socializzazione capitalista del sistema economico sono tutti molto familiari. La
fusione del potere economico e politico non ha portato esattamente alla costellazione tracciata dalla
teoria marxiana classica. Il governo  molto di pi di un agente del capitale, la responsabilit politica
viene delegata a rackets di professione che agiscono in modo sempre pi indipendente dai loro
sostenitori, e la sfera militare esercita un potere crescente sull'economia4. I rackets operano anche
attraverso l'economia. Questa  ancora una classe dominante e il suo dominio dipende ancora,
totalmente, dall'accumulazione allargata, dalla difesa e dalla valorizzazione del capitale. Ma questa
funzione ha cessato di essere produttiva se non per la perpetuazione brutale e dispendiosa del sistema
esistente. Il loro ruolo non  pi lo sviluppo delle forze produttive quanto piuttosto la prevenzione del
loro sviluppo razionale e del progresso umano. Dentro questo schema, il progresso tecnico 
inseparabile dal progresso nella distruzione. E come il ruolo sociale di questa classe dominante diventa
sempre meno produttivo, cos il suo sistema di valori.
Ma allora, che cos' quella cultura borghese che si sta disintegrando nell'Establishment e che,
nello stesso tempo, viene rifiutata e negata nella rivoluzione culturale?
Prima di tutto dobbiamo distinguere, per ragioni che risulteranno chiare in seguito, tra cultura
materiale e cultura intellettuale (o cultura alta). La prima  ben identificabile nella sua
contrapposizione alla precedente cultura feudale:  caratterizzata dalle preoccupazioni tipicamente
borghesi e dai valori ad esse corrispondenti. Abbiamo gi menzionato quelle principali: la
preoccupazione per il denaro e per gli affari come mezzi per costruire una impresa privata vitale e
competitiva, la famiglia e l'educazione patriarcale e autoritaria, l'uguaglianza (piuttosto astratta) di
fronte alla legge, una democrazia (piuttosto ristretta) e un'etica del lavoro (piuttosto ipocrita). Ora,
proprio queste preoccupazioni e questi valori sono negati, respinti, messi sotto accusa dalla cultura alta
(l'arte e la letteratura, ma anche l'arte del vivere). Con significative eccezioni (principalmente nella
prima fase storica), un atteggiamento fortemente anti-borghese sembra dominare la cultura alta del
periodo borghese. Non  poi cos esagerato affermare che le sue opere pi rappresentative (e pi
autentiche) offrono un'immagine radicalmente critica della borghesia, della realt borghese.
E quelle che una volta erano le tanto esaltate virt borghesi, la nobile austerit, le umili ma
pure figlie della borghesia che, nelle tragedie borghesi, vengono sedotte, abbandonate, vittimizzate dai
viziosi membri delle classi agiate, hanno da molto cessato di incorporare la moralit borghese. Sono
scomparse, come gli interni tipici della casa borghese, con il suo gretto e ridicolo decoro e la sua
laboriosa, indaffarata, personalizzata padrona di casa, ormai sostituiti da attrezzature pi funzionali e
moderne - molte delle quali sopravvivono ancora nelle case della classe operaia.
Ma cosa  successo alla cultura alta, a quelle celebrate caratteristiche che hanno costituito il
cuore dell'universo culturale del periodo borghese, le sue idee fondamentali, il suo ethos? Se c'
qualcosa di estraneo alla rivoluzione culturale, e da essa rifiutato, questo  l' ethos (e il pathos) di
Racine e di Goethe, dei maestri classici e romantici;  l'idea della personalit che si realizza
attraverso la rassegnazione,  la sua libert troppo malinconica e sublimata -l'Innerlichkeit che diventa
musica, canzone, verso, Forma meravigliosa, ma che diventa anche, in virt di queste caratteristiche,
riconciliazione, accettazione, glorificazione della realt miserevole.
L'idea di persona, della soggettivit,  davvero l'acquisizione peculiare della cultura
intellettuale borghese. Nella sua arte, nella sua letteratura, nella sua musica, il soggetto autonomo, la
persona diventa il punto archimedico da cui il mondo si osserva, si interpreta, si organizza. E la
filosofa borghese, nelle sue scuole razionali come in quelle empiriche, pone il soggetto come
fondamento epistemologico: dall 'ego cogito di Cartesio, attraverso Kant, fino a la sostanza  il
soggetto di Hegel, e dal percettivismo di Hume alle proposizioni protocollari del circolo di Vienna5.
Qual  il rapporto tra questa idea di soggetto e la cultura materiale del periodo borghese? E'
essenzialmente ideologica, repressiva nella sua realizzazione, oppure contiene elementi di liberazione
presenti nello sviluppo storico al di l della societ borghese?
Anche a una prima occhiata, si possono distinguere due connotazioni contrarie nella nozione di
soggettivit:
- la soggettivit ha una funzione conformista e positivistica: preclude (o almeno riduce al
minimo) la trascendenza radicale oltre l'universo dato dell'esperienza (trascendenza storica e
metafisica);
- la soggettivit ha una funzione essenzialmente negatrice, contestatrice e trascendente.
Nel primo caso, il Soggetto  ed  stato rinchiuso empiricamente e teoricamente nella realt
costituita. Questa viene presa cos come appare; la differenza (e il conflitto) tra il Soggetto del
comportamento e quello del pensiero, tra la struttura sociale e quella epistemologica della realt, viene
oscurata, e l'ingresso della societ nella realt  trascurato. Il mondo oggettivo appare in forme
reificate, pietrificate; le leggi dinamiche che lo governano sono astoriche e vengono epurate del loro
contenuto sociale. Nel secondo caso, la soggettivit  il titolo assegnato all'apertura di un'altra
dimensione della teoria e della pratica, del pensiero e del comportamento - una dimensione in cui il
Soggetto ritorna a s stesso contro la realt data, e l'esperienza determinante si muove in una
dimensione spazio-temporale antagonistica che unisce la realt data e la sua negazione.
Pertanto, nel primo caso, si assiste (dietro l'apparente concretezza) ad un Soggetto astratto,
depurato, mutilato, che deve esprimere, deve verificare e provare la sua esperienza, organizzare o
trasformare il suo mondo. E' il soggetto della percezione, del senso comune, della comprensione - o,
detto volgarmente ma anche chiaramente, il contribuente, l'oggetto dei sondaggi di opinione e dei
questionari, l'elettore medio. Ma pu anche essere la personalit che ha trovato il suo posto e si 
riappacificata con il mondo attraverso la rassegnazione e l'adattamento.
Nel secondo caso6, si tratta di un Soggetto non (ancora) esistente: un soggetto che lotta per
irrompere nel mondo esistente (e quindi rompere questo mondo); un soggetto che si rivela attraverso la
sua assenza, attraverso ci che vuole. Pertanto non pu essere provato ed espresso con il linguaggio e la
percezione ordinari, tanto meno col senso comune; il veicolo della sua apparizione  l''immaginazione,
il suo medium le arti. In quella dimensione la soggettivit negatrice diventa affermativa e positiva:
creatrice del suo stesso mondo - il mondo costruito e organizzato in modo differente e in
contrapposizione con la realt data. Questo ethos antagonistico  la forza vitale di quella cultura che
segna il periodo borghese: un ethos chiaramente contrapposto a quello che ha dato forma alla realt
borghese, alla borghesia stessa! Il paradosso dialettico  che le opere rappresentative della cultura
borghese non sono borghesi! Quindi,  privo di senso caratterizzare i Quartetti di Beethoven, i romanzi
di Flaubert o i dipinti di Cezanne come borghesi, a meno che l'argomentazione non sia circolare,
identificando la qualit borghese con la stessa Forma estetica.
Il borghese  l'individuo possessivo, il Soggetto che compra e vende, la cui individualit 
frutto del successo, della competizione aggressiva. Questo individuo borghese  proprio quello
accusato, ridicolizzato, rifiutato nella cultura intellettuale del periodo borghese.
Ma allora, contro cosa  diretta la rivoluzione culturale? Forse non tanto contro le caratteristiche
della cultura materiale (che sono gi state sorprendentemente messe sotto accusa dalla stessa cultura
intellettuale borghese) quanto contro le sue qualit trascendenti, progressiste - il suo ethos di Forma
e Bellezza. Ha forse la rivoluzione culturale ereditato queste qualit? Si tratta della loro semplice
(astratta) negazione, oppure della loro Aufhebung storica?
La rivoluzione culturale accentua la sua totale rottura con la tradizione culturale; assume il
carattere di una rivoluzione culturale che deve preparare il terreno per la futura rivoluzione socialista.
Tuttavia, il suo forte carattere ideologico non dovrebbe nascondere il fatto che la stessa rivoluzione
culturale ha le sue radici nelle contraddizioni del capitalismo avanzato e che  spiegabile solo in termini
di mutamenti fondamentali nel modo di produzione capitalista. Questi mutamenti vanno nella direzione
di un genuino spostamento delle forme in cui le contraddizioni si manifestano e, di conseguenza,
verso un dislocamento del Soggetto rivoluzionario (o pre-rivoluzionario) consapevole. Dico
consapevole e prerivoluzionario, poich il vero e proprio Soggetto  ancora la classe operaia in quanto
classe, ovvero la base umana della produzione materiale, la fonte del plusvalore. Ma in questa classe, si
sta determinando una differenziazione significativa, generata dalla crescente intellettualizzazione
della produzione materiale - la sostituzione dell'energia fisica con quella mentale. Questo fenomeno
trova espressione nell'importanza (quantitativa e qualitativa) dei tecnici, degli scienziati, dei ricercatori,
ecc., per la riproduzione del capitalismo. Questo nuovo strato della classe operaia gode di un alto
livello di remunerazione, sicurezza e status; nella sua educazione, nei suoi interessi, nelle sue opinioni 
molto diverso dalla vecchia aristocrazia operaia.
E' presumibilmente all'interno di questo gruppo che la contraddizione tra l'incredibile
potenziale liberatorio della scienza e della tecnologia e il suo uso distruttivo e manipolatorio diventer
a tal punto evidente da risultare intollerabile. Questa contraddizione immediatamente e costantemente
provata si trasformerebbe in questo caso in coscienza politica, che a sua volta si esprimerebbe in
formulazioni sovra-economiche, in richieste sovra-sindacali, per sfociare nella richiesta
dell'autogoverno delle imprese - e oltre.
Alcune evidenze empiriche per questa teoria vengono fornite dagli eventi francesi del
maggio-giugno del 1968 - sono sufficienti come indicatori di un orientamento radicale (per non dire
rivoluzionario)? La contraddizione di base pu generare un crescente malessere, malcontento,
frustrazione, e pu dare vita a degli scioperi. Ma vi sono forti controtendenze allo sviluppo
rivoluzionario di questo strato della nuova classe operaia: non solo (e non in primo luogo) il suo
status sociale relativamente elevato, ma anche il suo atteggiamento tecnocratico, insito nella
predominate intelligenza tecnica (funzionale) richiesta e perpetuata dalla posizione di questa classe nel
processo produttivo. E' questa tendenza tecnocratica che genera una continuit politica e sociale tra il
vecchio e il nuovo - una continuit che  decisamente maggiore a quella richiesta dallo sviluppo
progressivo delle forze produttive. La continuit del dominio: la sua razionalit tecnocratica  ancora
quella del principio di prestazione (Leitungsprinzip), sebbene sia una pi spinta razionalizzazione di
questa razionalit. E questa continuit milita contro la differenza qualitativa tra il vecchio e il nuovo, la
vita in solidariet e libert. E' vero che questa nuova qualit pu divenire reale solo con la costruzione
del socialismo, dopo l'abolizione del capitalismo. Ma  anche vero che, se questa qualit non si
concretizza in forme specifiche e stili di vita individuali e di gruppo nella vecchia societ e contro di
essa,  probabile che la continuit del dominio si affermi su tutti i mutamenti.
La rottura di questa continuit  lo scopo della rivoluzione culturale. E' una rottura all'interno
della struttura capitalista - e pertanto non pu definirsi rivoluzione. Ma non  n un movimento
riformista, n una moda ideologica perch giunge alle cause che producono e riproducono
nell'individuo la razionalit e la sensibilit, la scienza e il senso comune, della societ capitalista. La
forza di queste radici culturali  ampiamente responsabile del fatto che i mutamenti nelle infrastrutture
del capitalismo (dal capitalismo liberale a quello monopolistico e di Stato), che aggravano le sue
contraddizioni interne fino a un punto di svolta, non fanno esplodere la coscienza popolare e di classe;
del fatto che mancano quegli intermediari in grado di tradurre le intollerabili contraddizioni oggettive
in intollerabili contraddizioni soggettive. E senza questa traduzione, la nuova classe operaia rimane -
proprio come quella vecchia - una classe rivoluzionaria in s ma non per s.
La base di massa mancante, che determina il carattere ideologico, elitario, della rivoluzione
culturale, indica fino a che punto la rivoluzione culturale prende forma in una nuova situazione storica.
Mentre nel corso del suo sviluppo la tradizione culturale dell'Occidente  stata fondata sulla scarsit,
questo fondamento ora viene ad essere minacciato e, per queste ragioni oggettive, l'obsolescenza
riguarda sia la cultura materiale sia quella intellettuale.
Scarsit non significa solo mancanza di generi alimentari, di beni materiali, scarso sviluppo
tecnico, ecc., ma anche immaturit e soppressione delle capacit di superare la scarsit e la sua
distribuzione ineguale fondata sullo sfruttamento. Sostenuta da un'intera rete di controlli culturali
(religione, morale, educazione), la scarsit, e la debolezza dell'uomo di fronte al potere schiacciante
della natura,  divenuta il sostegno effettivo per il soverchiante potere del dominio fondato sullo
sfruttamento. E' vero che il crescente controllo della natura porta anche a un pi efficace controllo
dell'uomo, ma anche il contrario: la mancanza di conoscenza della natura (per secoli promossa dalle
classi dominanti) serve a nascondere le radici per nulla naturali del dominio. Ad ogni modo, la
prevalente scarsit ha formato la cultura alta solo attraverso un complesso sistema di mediazioni,
individuali e sociali, materiali e intellettuali. I fattori biologici e sociologici, l'ambiente particolare e
l'esperienza, il materiale disponibile (linguistico, percettivo, concettuale) operano in questo sistema e
generano un'infinita variet di tradizioni culturali. E tuttavia, l'elemento fondamentale della scarsit
rimane un denominatore comune a questo universo culturale.
In primo luogo: l'organizzazione sociale della scarsit fondata sullo sfruttamento fa della
cultura alta un privilegio per quelli che possiedono tempo, energia e (sebbene non necessariamente!)
istruzione per comprenderla, praticarla e goderne. Questo  vero, almeno parzialmente, anche per
coloro che creano questa cultura, poich usano E' mezzo e il livello di espressione prevalenti tra i loro
ascoltatori. Di conseguenza, la cultura alta , in virt di questa base, la cultura di classe, e qualsiasi
trascendenza, qualsiasi universalizzazione partir da questa base. La cultura alta pu trascenderla
solo in due ambiti: l'arte e la filosofia7. In entrambe queste sfere, la trascendenza rimane astratta,
ideale, ideologica - a meno che lo sforzo intellettuale del trascendere non si fonda con le forze sociali
rivoluzionarie: una nuova classe storica, o la sua avanguardia. La filosofa ha operato questa
connessione: con la borghesia nel diciassettesimo e diciottesimo secolo e con il proletariato alla fine del
diciannovesimo secolo. La teoria marxiana, essa stessa prodotto della cultura borghese, e non solo in
senso cronologico,  stata incorporata nella rivoluzione culturale, sebbene in forme molto modificate. E
questo a dispetto del fatto che almeno nei paesi industriali avanzati, e certamente nella forma
ritualizzata imposta dai regimi socialisti autoritario-burocratici di oggi, il marxismo ha assunto un
carattere ideologico e astratto largamente estraneo alle masse. Come per gli altri ambiti della
trascendenza culturale, le forme e i valori dell'arte borghese sono rimasti irreali, ovvero non
impegnativi per la popolazione subordinata cos come per i governanti - una non-realt che cresce nella
misura in cui quest'arte viene incorporata nella quotidianit domestica e nel mondo degli affari. N
l'istruzione generale, n la divulgazione, n l'avanzamento tecnologico delle comunicazioni hanno
ridotto il carattere illusorio dell'arte borghese, i suoi tratti di evasione, il suo richiamo elitario.
Tuttavia, l'opposizione radicale rifiuta questa cultura non solo perch  un privilegio di classe
estraneo alle masse, ma anche a causa del suo intrinseco carattere repressivo. Cito casualmente da un
foglio underground. In un articolo intitolato Does Culture make you think of Bach and Braque?,
l'autore scrive:
Con la nascita di una comunit non repressiva (che sta gi prendendo forma all'interno della
societ esistente) si svilupperanno senza dubbio nuovi e migliori mezzi di comunicazione tra di noi,
espressioni pi spontanee e pi adeguate dei nostri impulsi naturali creativi, e un modo pi razionale e
naturale di guardare a noi stessi e a quello che percepiamo con i nostri sensi. Forse abbiamo gi
assistito a tutto questo con la rottura delle inibizioni collegate all'uso di certe parole formalmente
proibite, in un atteggiamento pi razionale da parte di molte persone nei confronti di certe droghe che
possono accrescere ed accrescono le percezioni e il piacere dei sensi, e nello sviluppo di nuove forme
di musica che esprimono maggiormente l'energia sessuale che, secondo Reich, sta alla base di tutta
l'energia, attivit ed espressione umane.
(San Diego Free Press, Nov. 28-Dec. 4, 1968)
A prima vista, non  chiaro in che modo Bach o Beethoven inibiscano l'espressione dell'energia
sessuale. Un buon esempio in senso contrario  il famoso dialogo tra Nichols e May, una coppia non
esattamente inibita, che a letto ascolta Bach8; e Tolstoi (che sapeva qualcosa dell'energia e della
repressione sessuale) nella sua interpretazione della Sonata a Kreutzer9. N c' alcuna ragione per
assumere che l'espressione pi naturale dell'energia sessuale vada verso una societ migliore:
l'autotrasformazione della sessualit in Eros, che caratterizzerebbe le relazioni umane in una societ
libera, non  certamente un processo naturale. E tuttavia, c' un modo in cui la repressione
istituzionalizzata si traduce in Arte e penetra nella vera sostanza dell'arte che  la Forma. Altrove (nel
Saggio sulla liberazione e in II futuro dell'arte)10 ho gi cercato di identificare gli elementi attraverso
cui la Forma-Arte impone l'ordine, riconcilia l'inconciliabile, mitiga l'ingiustizia prosaica con la
giustizia poetica, rende bella la sofferenza. Ho anche sostenuto che questa funzione affermativa
appartiene alla vera Forma dell'Arte, che anche l'anti-Arte ne partecipa, e che il carattere affermativo
dell'Arte pu essere superato solo nella negazione dialettica dell'Arte, ovvero nella sua realizzazione in
una Lebenswelt estetica. Questo presuppone la trasformazione radicale della societ che ridurrebbe
gradualmente la separazione dell'individuo dalla produzione sociale, la creativit dal lavoro, la libert
dalla necessit.
Prima di questa trasformazione, la mera negazione della cultura tradizionale rimane impolitica.
I catalizzatori della trasformazione, le forze della ribellione ci sono: sono le radici della rivoluzione che
deve venire. Ma la coscienza e la sensibilit antiautoritaria saranno in grado di progredire dalla
ribellione alla rivoluzione solo nella misura in cui saranno capaci di liberare e di sviluppare gli elementi
radicalmente progressivi presenti nella cultura borghese, la loro verit ancora non realizzata - anche
questo  parte dello sforzo per mostrare l'universale nel particolare: per collegare la liberazione privata
a quella sociale, l'azione individuale a quella politica. L'incapacit di svolgere questo compito
significherebbe che la ribellione soccombe al potere di cooptazione e di repressione del sistema: gli
elementi veramente attivistici sarebbero brutalmente liquidati, mentre gli altri si trasformerebbero in
farsa, intrattenimento, moda, malattia. Questo  il destino di tutte le azioni dirette settarie - Hippie e
non Hippie;  anche il destino della living art, del living theater, del semplice rifiuto delle forme
borghesi. Sarebbe il collasso nella cattiva immediatezza: un corto circuito che evita di fare i conti
con le complesse mediazioni tra il vecchio e il nuovo, tra ci che  stato raggiunto e ci che  ancora
raggiungibile. Queste mediazioni, in maniera spesso distorta e fallimentare, agiscono nella tradizione:
nella cultura materiale, per esempio, come forza produttiva, l'apparato scientifico-tecnico;
nell'ambito politico come forme storiche dell'organizzazione radical-democratica (assemblee, consigli
operai e dei soldati, e altre forme organizzate di autogoverno).
Questi intermediari tra il passato e il futuro possibile agiscono anche nella cultura intellettuale
alta e collegano, nel processo di cambiamento, la repressione passata e presente con le forme della
libert - collegano il vecchio e il nuovo in modo che le immagini e le idee di liberazione contenute nel
vecchio trasferiscano la loro verit nel nuovo. Se non si impegna in questo senso, il rifiuto della cultura
tradizionale  destinato ad essere fallimentare, forse anche regressivo: semplice negazione ma non
negazione determinata.
Queste immagini di liberazione appartengono all'universo della ragione e della sensibilit, tanto
al corpo quanto alla mente. La liberazione, come processo storico, non  mai in virt della sensibilit
per s. Una societ libera sar anche una societ razionale; la storia  davvero spirito oggettivo. Ogni
liberazione, non importa quanto sensuale, quanto radicale, deve pagare un tributo al dato di fatto che
l'uomo  un animale razionale, che tutta la sua libert e la sua felicit dipendono dalla sua coscienza
del contrasto tra ci che  e ci che pu essere, e dalla consapevolezza che il silenzio della pura
sensualit  transitorio: il momento che precede la rinnovata trascendenza. Anche qui Hegel aveva
ragione: il desiderio appartiene alla fenomenologia dello spirito. Il prolungamento e il ricorrere del
momento della pura sensualit richiede uno sforzo della ragione, dell'intelletto. Il verweile doch, du
bist so schn di Faust viene pronunciato quando l'immaginazione progetta la praxis di una societ
libera11; e quando alle Lust will Ewigkeit, l'eternit  solo in questa volont trascendente12.
E' vero che queste espressioni radicalmente libertarie della cultura borghese sono solo
momenti di rottura all'interno della vecchia tradizione culturale, ma sono anche elementi di una nuova
razionalit. E in virt di questa razionalit, la presunta obsoleta e repressiva Forma borghese, la sua
bellezza armoniosa e sublimata, possono tornare ad essere proprio un elemento avanguardistico:
l'apparenza della libert nel regno della necessit. Se  vero (come credo) che questa Forma ha un
potere catartico, questa catarsi libera la mente (e il corpo) per l'adeguamento o piuttosto per la
ribellione? Detto in modo ridicolo, non dialettico, ma forse d'effetto: dov' la forza maggiormente
negativa e quindi pi liberatoria, in Mahler o in John Cage, in Yeats o in Allen Ginsberg, in Czanne o
in Pollock? A dire il vero, questi esempi sono presi dal periodo in cui la stessa arte borghese si era data
alla dissoluzione delle forme classiche e romantiche. Possiamo sostituire, per la prima serie,
Beethoven, Keats, Rembrandt? In ogni caso, resterebbe il fatto che stiamo correlando il classico, il
romantico e le forme contemporanee a stadi storici differenti, negando l'identit di base del sistema
sociale sottostante. Il sistema capitalista rimane il fondamento comune a tutti questi stadi nello sviluppo
della cultura alta.
Il suo stadio contemporaneo, quello dell'anti-arte, dell'antiromanzo, del rock'n'roll, ecc.  la
negazione metodica degli stadi precedenti, tutti dominati dalla tirannide della forma. Armonia
intollerabile, bellezza insopportabile... Richiamo una frase enigmatica di Rilke: Denn das Schne ist
nichts als des Schrecklichen Anfang, den wir noch grade ertragen13. (Interpreto): la bellezza 
l'apparizione improvvisa, l'ingresso di un'altra verit nella realt costituita, una verit terrificante che
invoca quei modi di percepire, immaginare, concepire che sono bloccati nella realt costituita e che
costituiscono l'a priori della liberazione. Non si pu dire che invocano la liberazione, che
rappresentano il regno della libert. Poich questo regno non pu essere rappresentato in alcun
modo; pu solo essere mostrato come qualcosa che  assente. L'arte non fa eccezione a questa
inesorabile necessit di rimanere empirici: dire no alla realt costituita mentre si afferma la sua
esistenza, spingere l'idea oltre il materiale dato, offerto da un mondo di infelicit, schiavit e
frustrazione.
L'arte forma questo materiale nel nome e nell'immagine di ci che  assente, e quest'ultimo ha
un nome e un'immagine perch ossessiona il presente come una possibilit esperita. Vive nei bisogni,
nei desideri, nei gesti e nei pensieri degli uomini, nei loro sensi e nella loro ragione - nel bene o nel
male (nei termini delle rispettive societ). Ma:
Hlas! qu'est-ce donc que le bien et le mal! Est-ce une mme chose par laquelle nous
tmoignons avec rage notre impuissance, et la passion d'atteindre  l'infini par les moyens mme les
plus insenss?14
(Lautramont)
Poich il regno della libert  davvero l'infinito mai raggiungibile. L'uomo  infatti parte della
natura e la natura  essenzialmente oggettiva contro il Soggetto autonomo, e quindi anche la migliore
societ conterrebbe e riprodurrebbe questa tensione. N la scienza, n la tecnologia sono in condizione
di superare questo dato di fatto. Se anche riuscisse ad estendere il peso e lo scopo del mondo oggettivo,
la nuova societ, non importa quanto superiore sia la sua libert, dovr confrontarsi con il vasto
apparato produttivo dei crescenti automatismi (i sistemi delle macchine) da cui dipender la libert.
Nell'Arte, il bene e il male diventano categorie estetiche: buono e cattivo nei termini della
Forma. Questa trasmutazione  prerogativa unica dell'arte: cattivo  ci che viola la Forma, e quest'
ultima  la trasformazione della realt da parte di un intelletto e di una sensibilit che fanno apparire il
regno della libert nel regno dell' illibert : l'epifania del bello.
Strano fenomeno, che si ritrova in una composizione musicale di Mozart come di Stockhausen,
in una pittura di Ingres come di Picasso, in una frase di Flaubert come di James Joyce, in un gesto della
Duchessa di Guermantes come in quello di un hippie! Espressioni di una sensibilit che respinge, che
nega lo stile del mondo delle merci e delle prestazioni e attitudini da esso richieste - che senza
dimenticare o trascurare il mondo delle merci, lo mette a confronto con uno stile estraneo ed
estraniante: simbolo di una liberazione (transitoria), di un successo - di una promessa. Una nuova luce
cade sulla realt costituita, una luce in cui il potere brutale e distruttivo di questa realt sembra afferrato
e arrestato, sebbene il terrore sia sempre presente: nella sofferenza, nel dolore, nell'urlo che entra nella
Forma. Modi della percezione e della comprensione, reazioni fisiche e mentali, istinti che liberano gli
uomini e le cose dalla schiavit degli strumenti del profitto e dello sfruttamento: un linguaggio, un
immaginario e un comportamento che rivelano cosa sta succedendo agli uomini e alle cose, cosa
possono essere e cosa possono fare.
Prima di tutto: la liberazione della sensibilit. Non c' opera d'arte che non invochi una
reazione sensuale: l'esperienza immediata del bello come fonte di piacere. Ma il bello contiene il
terrore: Maria appartiene all'immagine della Crocifissione; Ofelia sar un cadavere nel fiume; e anche i
finali pi gioiosi del Figaro sono intrisi di tristezza. L'immediatezza sensuale del bello  quindi
infranta:  infatti un'immediatezza frutto di una mediazione intellettuale. Alla sensibilit non
conformista che agisce nell'Arte corrisponde una razionalit non conformista. La sensibilit liberatoria
dipende in qualsiasi ambito dal potere liberatorio dell'intelletto. Impossibile separare ci che, nella
creazione (e ricezione) di un'opera d'Arte,  relativo all'intelletto e ci che  relativo alla sensibilit: la
sintesi dell'esperienza sensuale  di per s sensuale, e la sensibilit recettiva, che  qualitativamente
superiore a quella normale,  gi divenuta suscettibile alla guida dell'intelletto. Qualsiasi elemento
spontaneo, naturale, immediato nell'arte  il risultato e la conclusione di un'attivit mentale
estremamente organizzata. Andr Breton, il protagonista della scrittura automatica, celebra la dura
disciplina dello spirito cui noi intendiamo francamente sottoporre ogni cosa (Secondo Manifesto del
Surrealismo)15. Questo spirito  la forza che irrompe nell'universo familiare dell'esperienza e stabilisce
i punti e i momenti in cui questo universo si squarcia e consente di gettare uno sguardo sul nuovo
mondo.
Una trasformazione meramente immaginaria? Certamente! Infatti, quale altra facolt sarebbe
capace di invocare la presenza di ci che non ? Un nuovo mondo che, sebbene non esistente,  gi
l'orizzonte della storia - possibilit reale. Esso pu essere reso sensuale, accessibile solo
indirettamente: quando trasforma le cose nella realt data, conferisce loro una nuova promessa.
Questo  il potenziale rivoluzionario dell'Arte: resta al di fuori dell'attuale prassi rivoluzionaria.
Courbet incarna questa costellazione. Lotta per le strade di Parigi,  presente alla caduta della colonna
Vendme, rischia la vita nella lotta. Eppure non c' testimonianza diretta di questi eventi nei suoi
quadri, n alcun tipo di contenuto politico.
E' come se egli avesse ritenuto che la sua fede profonda nel miglioramento del mondo, dovesse
riflettersi in un modo o nell'altro su tutto ci che si proponeva di evocare, dovesse trasparire
indifferentemente nella luce che faceva scendere sull'orizzonte o su un ventre di capriolo16.
(Breton, Posizione politica dell'arte d oggi, 1935)
E Rimbaud? Si unisce ai Comunardi, redige una costituzione per una societ comunista, ma
(come sottolinea Breton) la vena delle poesie scritte sotto l'impatto immediato della Comune non 
affatto diversa da quella delle altre poesie. La rivoluzione  presente nella sua poesia dall'inizio alla
fine: come una ossessione di ordine tecnico, ovvero quella di tradurre il mondo in un nuovo
linguaggio17.
A dire il vero n Courbet n Rimbaud sono esattamente dei classici della cultura borghese, e
nessuna rivoluzione come la Comune costituisce lo sfondo o il centro dei classici. E tuttavia, credo che
il regno assente della libert (o la fede in un mondo migliore) sia analogamente riflesso nelle loro
opere, in particolare nel modo in cui le parole sono unite e raggruppate, liberate dal loro uso e abuso
familiare, diventando suono, danza e pianto -immagine e voce della protesta; nel modo in cui forme e
colori sono collocati e ricollocati, nel modo in cui le armonie schiudono l'udito all'inascoltato. In
questo modo, l'idea del bello diventa sensuale nell'organizzazione del materiale, e nella creazione di un
mondo del tutto estraneo e tuttavia piacevole.
Nella Forma si manifesta il contenuto latente: l'oggetto (sia esso uomo o natura, l'individuo o il
popolo, un albero, una tazza o un tavolo; il tutto o la pi piccola parte), sfruttato, dimenticato, distrutto
nella realt data, viene salvato - legge e ordine esistenti collassano di fronte alla parola o al suono di
una redenzione molto materiale e molto sensuale.
La trasmutazione artistica lavora in diversi modi e a vari livelli. Cos, nella musica, l'oggetto 
interamente assorbito nella Forma pura: del dolore, del gioco, della danza, del desiderio. La
trasmutazione poetica dell'oggetto si verifica nell'alchimia della parola, nei modi pressoch infiniti
di creare un nuovo linguaggio, capace di comunicare le immagini del rifiuto e della liberazione. E
dipingere, anche attraverso nuovi modi di percepire i sensi, porta a una crescente de-strutturazione
dell'oggetto familiare. La rivoluzione immaginaria sembra essere permanente: sperimentando e
progettando sempre nuove dimensioni del soggetto e dell'oggetto - dimensioni storiche, poich la
ragione, l'immaginazione e la sensibilit umane restano all'interno del continuum della storia che esse
fanno esplodere continuamente. E questa essenza inesorabilmente storica dell'Arte collega
inesorabilmente l'Arte alla realt sociale e politica.
Questa relazione  ambivalente: in virt della sua condizione storica, l'Arte  condannata ad
appartenere alla societ costituita e a mostrare i tratti della societ di classe anche nelle sue
realizzazioni pi trascendenti (elitismo, selezione di temi e contenuti, chiusura metodica nei
confronti di ci che si sottrae all'armonizzazione artistica). Tuttavia,  solo aderendo rigidamente alla
forma dell'arte, all'alienazione e dissociazione artistiche, all'isolamento radicale dall'universo
costituito del dato di fatto, che l'arte preserva il suo potenziale rivoluzionario.
La rivoluzione culturale (o meglio i suoi protagonisti pi spettacolari) mira a
quest'estraneazione dall'Establishment, fuori dal mercato e dalla sua legge del valore. Sanno che,
nell'universo delle merci, non ci pu essere niente di buono che non sia gi marcio in virt della sua
partecipazione alla totalit corrotta, ma non capiscono che nulla esiste al di fuori di questa totalit
(eccetto forse in paesi molto remoti), e che il capitalismo monopolistico  un sistema veramente globale
che invade mente e sensi - anche quelli dei suoi nemici meno compromessi ! E la verit di un'opera
d'arte non  negata dal fatto che  distribuita, valutata, e remunerata attraverso i canali del sistema
(anche se questa verit svanirebbe a poco a poco se l'opera diventasse parte della riproduzione
rilassante o stimolante delle logiche del mercato) - il carattere totalmente estraniante delle opere di
Stockhausen o di Beckett non cambia minimamente quando il primo viene distribuito da una grande
casa discografica e il secondo riceve il Premio Nobel. E' comunque chiaro che Beethoven si presta
meglio di Stockhausen a fare da sottofondo in una cucina o in un negozio. La soluzione non 
cancellare Beethoven, ma sviluppare una comprensione e una sensibilit che rendano Beethoven
tanto alieno alla legge e all'ordine costituito quanto Stockhausen, e forse pi alieno di quanto non lo
siano il jazz e il rock'n'roll.
I prestigiosi intellettuali della sinistra sono criticati per la loro estetica rivoluzionaria, e un
certo circolo di talmudisti viene rimproverato perch  pi esperto nel soppesare le sfumature e le
gradazioni di una parola che nell'impegno nel processo rivoluzionario18. L'anti-intellettualismo
arcaico aborre l'idea che le prime possano essere parte essenziale del secondo, parte della traduzione
del mondo in un nuovo linguaggio che possa comunicare esigenze di liberazione radicalmente nuove.
La rivoluzione culturale deve quindi avvicinarsi alla classe operaia ed esprimere le sue legittime
rivendicazioni - e pi enfaticamente quelle rivendicazioni che trascendano qualsiasi politica sindacale,
che trascendano l'intero sistema.
I radicali dell'ideologia proletaria criticano la rivoluzione culturale considerandola un trip
borghese. La loro mente filistea d il meglio di s quando proclama che questa rivoluzione sar
veramente significativa solo quando comincer a comprendere il reale significato culturale che, ad
esempio, possiede una lavatrice per una famiglia operaia con i figli ancora in fasce. E la mente filistea
chiede che gli artisti di quella rivoluzione... cantino le emozioni di quella famiglia nel giorno in cui,
dopo mesi di discussione e pianificazione, la lavatrice  stata consegnata...19. La mente filistea, forse
perseguitata dal senso di colpa dell'elitismo, non riesce ad ammettere che proprio queste emozioni
relative alla lavatrice incatenano la famiglia operaia al produttore della macchina, e che, in una societ
libera, la lavatrice sarebbe un normale strumento estraneo all'unit della famiglia e non sarebbe pi
caricata di emozioni.
A dirla tutta, la rivoluzione culturale deve riconoscere e sovvertire l'atmosfera del focolare
domestico operaio, ma questo bisogno deve essere presente nell'assenza di questa atmosfera: nella
negazione determinata di una macchina caricata di emozioni.
L'estetica della rivoluzione ridicolizzata  la risposta dialettica all'allargamento e alla
trasformazione della base potenziale rivoluzionaria nel capitalismo monopolistico (peso crescente delle
cosiddette condizioni non materiali e, di conseguenza, graduale radicalizzazione delle classi sfruttate
non proletarie). La lotta contro il capitalismo mette in moto, nella stessa struttura, forze e capacit che
finora sono rimaste dormienti, represse o propriet di gruppi privilegiati emarginati (artisti, poeti,
decadenti di ogni sorta): la ribellione contro la repressione dei sensi diventa una ribellione politica.
La falsit della cultura borghese (che  radicata nella sua base di sfruttamento) pu essere
superata solo se i suoi elementi radicalmente contraddittori (che esistono solo in questa cultura!)
penetrano come forze distruttive la mente e i sensi dell'uomo e, una volta penetrati, sviluppandosi
come un anticorpo, se lo rendono mentalmente e fisicamente incapace di operare per l'Establishment.
Praticare questa incapacit fisica e mentale di funzionare per questa societ  parte essenziale della
rivoluzione culturale. Oggi, la variet di comportamenti non-conformisti, incluse le loro manifestazioni
bizzarre e insensate, le comuni, la stampa underground,  autentica nella misura in cui l'obiettivo
politico  evidente e visibile nel comportamento e nell'azione. La lotta a oltranza contro l'esprit de
srieux  un'indispensabile arma politica laddove la follia del profitto che tiene in piedi
l'Establishment sembra sfidare ogni seria argomentazione e persuasione razionale; questa  una delle
ragioni per cui i liberali (il liberalismo  un credo assolutamente razionale) soccombono cos
facilmente. Resta nondimeno vero che la malattia fino alla morte non  appannaggio solo
dell'Establishment, che follia e crimine esistono anche tra i ribelli e che, se la follia  ormai diventata il
normale stato di salute, essa non pu essere curata da un'altra follia. Le orge omicide della famiglia
Manson20 sono parte dell'Establishment, a cui forniscono armi contro la ribellione - debole
controparte dei massacri in Vietnam, perpetrati dai ragazzi americani perbene.
La rivoluzione culturale fallisce quando prende la scorciatoia rifiutando la funzione radicale
dell'intelletto o negando la seria disciplina dello spirito in favore di espressioni e realizzazioni
immediate. Non esistono ribellioni non sublimate, n immediatezza sensuale che non sia il risultato
di una complessa funzione di mediazione dell'intelletto. Tantomeno esiste una semplice e diretta
applicazione della teoria alla prassi. Cos come tutte le teorie critiche lottano, in virt dell'evoluzione
interna dei loro concetti, per la trasformazione della realt, cos questa trasformazione pratica mantiene
e rinnova i loro fondamenti teorici. Senza questa relazione, la teoria  vuota e la pratica cieca: 
totalmente priva di fondamento e, di conseguenza, incapace di sostenere la sua resistenza contro la
totalit. Quest'ultima deve essere mostrata, svelata, compresa - solo cos potr diventare oggetto
potenziale del mutamento radicale. La prassi rivoluzionaria non  semplicemente negazione ma anche
contraddizione, e contraddizione  un termine che appartiene alla logica e alla dialettica.
Contraddizione versus negazione: la prima libera le forze di liberazione del passato per il
futuro, non per una sorta di rispetto della tradizione, ma perch sono parte di un terreno storico su cui la
ribellione deve crescere se vuole diventare un evento storico. Pertanto, le forme estetiche in cui la
cultura borghese ha anticipato i suoi eredi storici riappaiono nel contesto anti-borghese della
rivoluzione culturale. L'odio, la rabbia, l'ironia delle canzoni di protesta di Bob Dylan sono di nuovo
belli e, qualsiasi essa sia, la forza radicale della poesia di Allen Ginsberg non sta nel suo naturalismo
brutale n nei suoi canti ind, ma nelle amabili linee classiche che trasfigurano il suo universo
brutale e mistico. E' solo in virt di questa unione antagonistica che sconfitta e distruzione riflettono il
regno della libert e fanno apparire l'intera opera nella luce di questa possibile libert.
La continuit dialettica nella rottura collega anche gli elementi trascendenti dell'ethos borghese
all'ethos della ribellione. Prima di tutto l'idea di soggettivit. La sua autonomia, l'individuum,
l'esigenza di autodeterminazione riappaiono nella rivoluzione culturale liberi dalla loro connotazione
possessiva e competitiva: nel rifiuto dei ruoli, nelle contro-istituzioni, nelle comuni in quanto
associazioni volontarie. Tuttavia, esiste un atteggiamento fortemente autoritario, manipolativo,
omologante sia all'interno di queste tendenze libertarie che contro di esse.
Ci appare evidente in molti happening, festival, raduni di massa. E vi  un elemento simile
anche nel jazz, nel rock'n'roll e nelle loro band cos popolari. Di per s, esse non sono la negazione
della cultura borghese (Michael McClure una volta ha suggerito che il rock'n'roll potrebbe
tranquillamente essere un'altra versione di Jingle Bells), e la folla ai festival del rock sembra ancora
soccombere a una immediata identificazione di massa - non molto differente dalle folle durante le
partite di football, o a un revival di Billy Graham21.
La soggettivit, che  considerata il tratto distintivo della cultura borghese,  invero ancora la
radice individuale della libert - essere se stessi, avere una sfera di autorealizzazione, di autonomia
all'interno e in contrasto con le condizioni oggettive prevalenti, sociali e naturali.
Ma questa soggettivit ha anche il suo denominatore storico. Il conflitto tra soggetto e oggetto 
plasmato dalle condizioni in cui gli uomini si relazionano tra di loro attraverso lo scambio di merci,
attraverso il mercato. Questa forma del conflitto muta con il mutare della societ di cui  espressione -
senza per raggiungere l'identit tra soggetto e oggetto, perch il conflitto tra soggetto e oggetto
corrisponde per lo pi a quello tra uomo e natura. Si riprodurrebbe anche in una societ socialista; la
sua attenuazione, e la crescita della libert, sarebbero il risultato dell'abolizione dei danni dovuti allo
sfruttamento capitalistico della natura, e della costruzione di un ambiente estetico.
L'ecologia, che oggi  propagandata dai leader dell'Establishment inquinante, pu essere parte
di una teoria e di una pratica radicale se diventa scienza e tecnologia politica, orientata all'abolizione
delle istituzioni che perpetuano l'ambiente capitalista. Senza questa nuova direzione politica, l'ecologia
rischia di diventare un mero diversivo. Ancora una volta, la componente estetica come fermento
rivoluzionario - come parte della lotta politica.
La lotta sar vinta quando verr spezzata l'oscena simbiosi degli opposti - la simbiosi tra il
gioco erotico del mare (le sue onde che avanzano come un maschio conquistatore, e assumono una
grazia femminile quando si rifrangono e rifluiscono; carezzandosi l'un l'altra e strusciandosi con la
roccia) e la fiorente industria di morte sulle sue spiagge, tra il volo dei gabbiani e quello dei grigi jet
dell'Airforce, tra il silenzio della notte e i gorgheggi dei motori...Solo allora l'uomo avr risolto
(provvisoriamente) la contraddizione tra il benessere sociale e il suo uso abominevole, tra le Quinte
Strade e i ghetti, tra la procreazione e il genocidio. Nel lungo periodo, la dimensione politica non pu
pi essere separata dall'estetica, la ragione dalla sensibilit, le barricate dall'amore. Senza dubbio
queste sprizzano odio - ma odio per tutto ci che  disumano, e questo odio viscerale  un
ingrediente essenziale della rivoluzione culturale.
Ma questa  ancora una fase in cui l'odio  male indirizzato. La nuova sensibilit  molto
impopolare; la popolazione la odia, le masse la disprezzano. Forse sentono che lotta davvero contro
la totalit, contro i loro corrotti tab - che compromette la necessit e il valore delle loro prestazioni,
del loro divertimento, della prosperit che li circonda. Il risentimento contro barba e capelli lunghi,
contro la libert sessuale, i gesti femminili, contro il disprezzo per i mestieri del sistema  prevalente -
il risentimento contro i ribelli che si permettono di fare ci che la popolazione ha represso e rimosso.
Wilhelm Reich aveva ragione a enfatizzare le radici del fascismo nella repressione istintuale,
ma sbagliava quando vedeva nella liberazione sessuale la causa principale della sconfitta del fascismo.
La massificazione degli individui e la loro duplice identificazione tra di loro e con i loro leader ha un
fondamento molto razionale: i leader distribuiscono ancora beni (e, periodicamente, i corpi dei nemici
che minacciano la continuazione di questa distribuzione di beni). La rottura di questa doppia
identificazione pu venire solo dalle masse: la ribellione, per preparare il terreno al mutamento
radicale, deve quindi svilupparsi a livello sociale - deve davvero afferrare le masse. Ma si tratter di
nuove masse., con una nuova coscienza politica, aperta alle nuove dimensioni della libert delineate
dalla rivoluzione culturale. La rivoluzione del ventesimo secolo durer per intere generazioni, perch
dovr costruire un fondamento biologico negli individui. La nuova societ nascer quando le istituzioni
e le relazioni riprodotte dalla societ esistente saranno diventate incompatibili con gli istinti di vita
degli uomini e delle donne che non sono ancora (o non sono pi) rassegnati. E la loro ribellione
istintuale diverr una forza politica solo se accompagnata e guidata dalla ribellione della ragione: il
rifiuto assoluto dell'intelletto (e dell'intellighenzia) di venire a patti con l'Establishment, di essere un
accessorio per i crimini contro l'umanit.
Il feticismo del mondo delle merci, che sembra rafforzarsi ogni giorno, pu essere distrutto solo
da uomini e donne che hanno squarciato quel velo ideologico e tecnologico che cela la realt, che copre
la folle razionalit del tutto - uomini e donne divenuti liberi di esprimere i loro bisogni, liberi di
costruire, in solidariet, il loro mondo. La fine dell'alienazione e della reificazione segna l'inizio
dell'individuo: il nuovo Soggetto della ricostruzione radicale. E la genesi di questo Soggetto  un
processo che rompe l'orizzonte tradizionale della teoria e della prassi radicali.
Le idee centrali e gli obiettivi della rivoluzione culturale sono ben radicati nella situazione
storica: le nuove dimensioni della libert sono contenute nella societ esistente. Questa  la grande
promessa. Ma i suoi fondamenti realistici e obiettivi non assicurano in alcun modo la sua realizzazione:
l'avvento di un lungo periodo di barbarie  anch'esso una possibilit storica ben fondata - la minaccia
di una seconda era fascista. A meno che la lotta contro questa minaccia non venga intensificata, si pu
perdere.
Il risultato dipende in larga misura dalla risolutezza della giovane generazione - di non cedere e
di non adattarsi, ma anche di imparare il modo di riunirsi nuovamente dopo la sconfitta, come
sviluppare, come sostenere, con la nuova sensibilit e la nuova razionalit, un lungo processo di
educazione - indispensabile prerequisito per la transizione all'azione.
Vi  tuttavia un argomento contro la rivoluzione culturale che mi sembra vitale e che potrebbe
anche viziare la sua interpretazione in termini di rivoluzione potenziale. Alla base di questo argomento
c' anche un rifiuto esistenziale e istintuale che rafforza la razionalit e la verit dell'argomento. In
sostanza l'argomento  questo: la rivoluzione culturale devia l'energia mentale e fisica dall'arena in cui
la lotta contro la societ esistente sar decisa -l'arena politica. Trasfigura le condizioni economiche e
sociali in condizioni culturali;  assorbita da problemi sessuali, estetici e intellettuali, mentre la forza
brutale del capitalismo sta sterminando la resistenza disperata dei movimenti in tutto il mondo. Dietro a
una denominazione impegnativa come rivoluzione culturale (mutuata da un paese dove  un
movimento di massa) si nasconde cos solo una rivolta privata, particolare e ideologica: elitismo
insopportabile, un insulto alle masse che soffrono.
Lo slogan sediamoci e ragioniamo insieme  diventato ormai uno scherzo. Si pu ragionare
con il Pentagono di altro se non della relativa efficacia delle macchine da morte - e del loro prezzo? Il
Segretario di Stato pu ragionare con quello al Tesoro, e quest'ultimo con un altro Segretario e i suoi
consiglieri, e tutti possono ragionare con i membri del consiglio d'amministrazione delle grandi
corporations. Ma si tratta di un ragionamento incestuoso; sono tutti d'accordo su una questione
fondamentale: il rafforzamento della struttura di potere costituita. Ragionare con essa dal di fuori
della struttura di potere  un'idea ingenua. Ascolteranno solo nella misura in cui le voci sono traducibili
in voti, che forse porteranno in carica un altro insieme della stessa struttura di potere con lo stesso
interesse finale.
L'argomento  irresistibile. Bertold Brecht notava che viviamo in un'epoca in cui parlare di un
albero sembra un crimine. Da allora le cose sono andate sempre peggio. Oggi, sembra un
crimine semplicemente parlare di mutamento mentre la nostra societ viene trasformata in
un'istituzione di violenza, che completa in Vietnam il genocidio che aveva iniziato contro gli Indiani.
Non  il mero potere di questa brutalit immune alle parole dette e scritte contro di esso? E la parola
diretta contro i detentori di questo potere non  la stessa che loro usano per difendere il loro potere? Vi
 un livello in cui anche un'azione stupida contro di loro sembra giustificata. Quell'azione infatti
rompe, sebbene solo per un momento, l'universo chiuso della soppressione; ma l'escalation si
costruisce nella situazione, perch  ancora vero che il capitalismo produce i suoi becchini e che ogni
passo in una nuova area di sfruttamento allarga l'ambito delle contraddizioni interne e le forze del
dissenso e della ribellione. Questa dinamica necessariamente attiva la controrivoluzione prima della
rivoluzione (controrivoluzione preventiva),
E tuttavia, c' un tempo per parlare e un tempo per agire nello stesso universo sociale, e
laddove l'azione di massa risulta impolitica in senso radicale, le azioni particolari devono essere
soggette ad autolimitazione: esse devono metodicamente limitarsi ad una funzione educativa. Questo
significa che devono svelare, rendere pubblica, comunicare la protesta contro ingiustizie e crimini
particolari che rappresentano in scala ridotta le ingiustizie e i crimini della totalit.
Oggi, l'educazione che si contrappone alla formazione professionale necessaria a prestare
servizio per l'Establishment, la contro-educazione,  uno strumento di radicalizzazione politica
indispensabile.  ormai chiaro che la crisi finale del capitalismo  un processo globale a tutti i livelli
dello sviluppo e che potrebbe durare un secolo. E questo processo pu portare alla luce modi non
ortodossi di disintegrazione, che corrispondono all'importanza dei controlli istintuali. Essi hanno la
loro ambivalenza. Da un lato, l'intensificazione istintuale dei controlli sociali rafforza la societ
costituita riducendo nettamente i discorsi e le azioni effettivamente razionali e permettendo al sistema
di intensificare la sua redditizia distruzione. Dall'altro lato, la dinamica istintuale liberata da questo
sistema agisce probabilmente in direzione di una crescente disintegrazione della fibra morale che 
ancora un fattore essenziale di coesione sociale. La disintegrazione pu arrivare al punto in cui il
normale funzionamento del processo economico e amministrativo viene seriamente disgregato: una
sorta di sciopero selvaggio generalizzato, il rifiuto di lavorare come protesta individuale o di gruppo
contro le condizioni dominanti (e non solo le condizioni materiali). La ribellione potrebbe essere al
principio impolitica e insurrezionale secondo la tradizionale politica sindacale, ma potrebbe
assumere peso politico man mano che si va diffondendo tra la popolazione. Un evento storico pu
illustrare questa possibilit:
L't 1953 voit un phnomne unique dans l'histoire de France et dans l'histoire du mouvement
ouvrier international: la grve spontane de plusieurs millions de travailleurs qui, en quelques jours,
paralyse tout un pays.
Il ne s'agit pas d'une grve politique, encore moins d'une grve insurrectionelle, mais plutt, si
l'expression ne choque pas, d'une grve de tristesse. On s'arrte de travailler parce que rien ne va. On a
le sentiment d'tre pris dans une masse: on ne vois pas d'issue. On en a assez. De quoi? De tout et de
rien. Et brusquement, c'est l'explosion  laquelle il n'est pas d'explication logique. Jamais encore une
grve gnrale n'a clat l't, durant les congs pays: jamais encore une grve n'a pris ce caractre:
tout un peuple qui s'assied moralement au bord de la route et se croise le bras, attendent... L'ensemble
du pays approuve les grvistes: du moment ils sont mcontents, ils ont raison.
(A met agosto quattro milioni di persone scioperavano)
a et l, des ouvriers, des garons de caf, des coiffeurs dbrayant' seuls pour suivre
l'exemple. Moi aussi j'en ai assez de travailler. Il fait beau, on se met en cong non pay.
Chaque jour renforce le caractre insolite de la grve... Mends-France interroge les grvistes
de sa ville:
- Que demandez-vous exactement?
- Cela ne peut continuer.
-Vous voulez une augmentation de vos salaires?
- Oui, on en veut toujours quand on fait la grve.
- Mais si vous l'obtenez, les prix monteront, cela ne vous aura servi  rien.
-  Oui.
- Mais alors?
- On ne peut pas continuer comme a!22
Sarebbe inutile specularci sopra. La storia insegna che una societ pu continuare a riprodursi
per lungo periodo anche quando si trova ad un livello di disintegrazione morale (e anche economica). E
una societ che detiene il controllo attraverso un apparato tecnologico e militare pu indulgere in una
lunga e prolungata barbarie. Anche una liberazione estrema della distruttivit primaria, se
effettivamente incanalata al servizio del regime costituito, pu essere conservatrice, ovvero sostenere
il regime. Il fascismo  un buon esempio e molti segnali indicano una fase neofascista del capitalismo.
La dinamica istintuale che opera nella societ industriale di oggi, la struttura al di sotto
dell'infrastruttura, non  di per s capace di contrastare lo sviluppo in senso neofascista. L dove la
rivoluzione culturale attiva e trasforma la struttura istintuale (come nei movimenti Hippie e Yippie),
essa partecipa alla sua ambivalenza: l'interazione di forze radicali e conservatrici, l'impossibilit di
proteggere le prime dall'aggressione delle seconde attraverso l'assorbimento da parte del mercato, o
attraverso un attivismo cieco che consegna facilmente i ribelli alle forze della legge e dell'ordine.
Un'ambivalenza simile minaccia le comuni. Da un lato, il loro isolamento dalla societ
(precondizione per la loro funzione radicale) conduce a una personalizzazione prematura: la
preoccupazione per problemi privati che vengono, senza mediazioni, interpretati in termini politici.
Questo a sua volta tende a indebolire la responsabilit individuale: la colpa  del sistema. Dall'altro
lato, la vita in comune in spazi confinati e distanti dalla societ e una formazione dei gruppi spesso
troppo casuale pu indebolire (se non distruggere) quella dimensione del privato che, trascendendo
tutte le realizzazioni borghesi, rimane il terreno indispensabile della libert individuale. E tuttavia,
queste comuni non sono solo un rifugio (sebbene tra i pi precari) dall'ordine oppressivo e ipocrita
della vita in questa societ, sono (ancora pi precarie) isole di futuro: il terreno di prova di rapporti
umani fra gli uomini. Il fatto che tutta questa sfera sia divenuta il rifugio di qualche malato e di qualche
folle, non riduce il suo potenziale politico - nella misura in cui i ribelli riescono ad assoggettare la
nuova sensibilit (la liberazione privata, individuale) alla rigorosa disciplina del concetto (die
Anstrengung des Begriffs). Solo quest'ultima pu proteggere il movimento dall'industria culturale e dal
fanatismo, incanalando le sue energie in manifestazioni socialmente rilevanti. Pi il potere folle del
sistema sembra giustificare qualsiasi contrattacco spontaneo (a prescindere da quanto autodistruttivo),
pi la disperazione e il disprezzo devono affidarsi all'organizzazione intellettuale e materiale. La
rivoluzione  nulla senza la sua razionalit. La risata liberatoria degli Yippies, la loro radicale
incapacit di prendere sul serio la fama sanguinaria di giustizia e di legge e ordine, pu servire per
contrastare la pietrificazione del movimento in un altro autoritarismo burocratico e pu aiutare a
lacerare quel velo ideologico che protegge i sostenitori della legge e dell'ordine, ma non scalfisce la
struttura che sta dietro a quel velo. Questa pu essere abbattuta solo da coloro che la sostengono, che
costituiscono la sua base umana, che riproducono i suoi profitti e i suoi poteri. Essi comprendono un
crescente settore della classe media, e l'intellighenzia. Al momento, solo una piccola parte di questa
grande, realmente subordinata popolazione si sta muovendo ed  consapevole. Aiutare ad estendere
questo movimento e questa consapevolezza  l'obiettivo costante di questi gruppi di avanguardia
ancora isolati. Allo stesso tempo, essi devono salvaguardare la loro coscienza e agire per proprio conto.
NOTE
* Dattiloscritto in lingua inglese di 85 pagine ritrovato nel Marcuse Archiv senza titolo e data. Il
testo  stato certamente concepito dopo il Saggio sulla liberazione (1969) e prima di Controrivoluzione
e rivolta (1972). Nel manoscritto si trovano solo piccole annotazioni a mano, probabilmente ad opera
della terza moglie di Marcuse, Erica (Ricky) Sherover-Marcuse, sposata nel 1976. Non si hanno notizie
certe circa la sua genesi. Potrebbe essere lo sviluppo di una delle conferenze tenute da Marcuse nel
1971 alla Princeton University e alla New School of Social Research di New York. D testo  stato
pubblicato per la prima volta con il titolo Cultural Revolution in H. Marcuse, Towards a Critical
Theory of Society, cit., pp. 123-162, con la correzione di alcuni errori di battitura e l'integrazione di
alcune parole evidentemente mancanti, poste tra parentesi. Si riproduce qui questa versione.
1 L'allargamento delle fonti del plusvalore potrebbe andare di pari passo con la riduzione del
saggio di profitto. Si veda Gillman, The Falling Rate of Profit (trad. it. Il saggio di profitto, Roma,
Editori, Riuniti, 1961, N .d.C.).
2 Forse niente illustra meglio il carattere del tutto regressivo della cultura di massa
avanguardistica dell'alleanza tra la folla del rock'n roll e gli Angeli dell'Inferno (teppisti in
motocicletta) o la ripugnante glorificazione delle gang assassine da parte di radicali autonominatisi.
3 Manoscritti economico-filosofici del 1844, Torino, Einaudi, 1968, p. 119.
4 Marcuse ricorre qui alla teoria dei rackets elaborata da Max Horkheimer negli anni
Quaranta, da lui stesso adottata per descrivere la composizione di classe del regime nazista. Si vedano a
questo proposito i saggi di Max Horkheimer su Lo Stato autoritario (1942), in M. Horkheimer, La
societ di transizione. Individuo e organizzazione nel mondo attuale, Torino, Einaudi, 1979, pp. 3-30, e
(con T.W. Adorno) su il Concetto di illuminismo, in T.W.Adorno, M. Horkheimer, Dialettica
dell'illuminismo (1947), Torino, Einaudi, 19992, pp. 11-50; si vedano pure i saggi di Marcuse su Stato
e individuo sotto il nazionalsocialismo (1942) e La nuova mentalit tedesca (1943) contenuti in H.
Marcuse, Davanti al nazismo, cit., pp. 13-81 (N.d.C.).
5 II concetto di proposizioni protocollari risale a Otto Neurath, sociologo di simpatie
marxiste, tra i fondatori con Rudolph Carnap, Hans Hann e Moritz Schlick del Circolo di Vienna, da
cui nacque la corrente nota come neopositivismo o positivismo logico. Per Neurath bisogna
fondare le proposizioni scientifiche sui cosiddetti protocolli, cio sulle proposizioni elementari che
protocollano i fatti allo stato puro, senza che intervenga l'esperienza personale. Ci pu essere
ottenuto adottando il linguaggio scientifico e, pi precisamente, il linguaggio della fisica, con cui
stabilire relazioni sempre pi coerenti tra le diverse proposizioni. Scienza  cos il tentativo di
trasformare gli enunciati della vita quotidiana in linguaggio fisicalistico, eliminandone cio ogni
residuo metafisico. La verifica delle proposizioni scientifiche avviene cos a livello del linguaggio,
confrontando tra loro le proposizioni protocollari (N.d.C).
6 Questi due tipi di soggettivit divergenti possono essere certamente uniti in un'unica
persona e opera: Goethe  esemplare in questo senso.
7 Due delle tre manifestazioni hegeliane dello spirito assoluto.
8 Conoscenza carnale (1971), film diretto ed interpretato da Mike Nichols con Eiaine May
che realizza una ironica radiografia del sesso a partire da un dialogo piuttosto ardito di J. Feiffer
(N.d.C.).
9 Trad. it. Milano, Garzanti 20025(N.d.C.).
10 Marcuse si riferisce qui al suo saggio del 1970 su L'arte come forma della realt, in
AA.VV., Sul futuro dell'arte, Milano, 1972 (N.d.C.).
11 Fermati! Sei cos bello, fermati!. Cos esclama Faust nel momento in cui raggiunge
quell'istante di felicit per il quale aveva fatto il patto con Mefistofele (cfr. J.W. Goethe, Faust, parte
II, Atto V, trad. it. Milano, Mondadori, 1994, p. 993) (N.d.C.).
12 Cos scrive Nietzsche in Cos parl Zarathustra'. O Mensch! Gib acht!/ Was spricht die
tiefe Mitternacht?/ Ich schlief, ich schlief -,/ Aus tiefem Traum bin ich erwacht: - / Die Welt ist tief, /
Und tiefer als der Tag gedacht. / Tief ist ihr Weh -, / Lust - tiefer noch als Herzeleid: / Weh spricht:
Vergeh! / Doch alle Lust will Ewigkeit -, / ~ will tiefe, tiefe Ewigkeit!. Traduzione: Uomo sii
attento!/Che dice la mezzanotte profonda?/ Io dormivo, dormivo -,/ Da un sonno profondo mi sono
risvegliata: -/ Profondo  il mondo, / E pi profondo che nei miei pensieri del giorno./ Profondo  il
suo dolore -, /Piacere - pi profondo ancora di sofferenza:/ Dice il dolore: perisci!/ Ma ogni piacere
vuole eternit -,/  - vuole profonda, profonda eternit! (Milano, Adelphi, 1991, p. 393).
13 Perch il bello non  che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora (Cfr. R.
M. Rilke, Elegie Duinesi, trad. it. Torino, Einaudi, 1978,1 Elegia, vv. 4-7) (N.d.C.).
14 Ahim! Che sono dunque il bene e il male! Non forse la stessa cosa, attraverso la quale
attestiamo con rabbia la nostra impotenza, e la brama di raggiungere l'infinito attraverso i mezzi anche
pi insensati? (Isidore Ducasse, Conte di Lautramont, I canti di Maldoror (1869), Canto I, Strofa 6,
Milano, Rizzoli, 1995, p. 135) (N.d.C.).
15 A. Brton, Manifesti del surrealismo, Torino, Einaudi, 1987, pp. 111112. (Nd.C.),
16 Ibid., p. 145 (N.d.C.).
17 Ibid., p. 146 (N.d.C).
18 Irvin Silber, in Guardian, 13 dicembre 1969.
19 Irvin Silber, in Guardian, 6 dicembre 1969, p. 17.
20 La loro glorificazione politica da parte di alcuni gruppi della nuova sinistra non ha niente a
che fare con il radicalismo - essere sciocco  l'unica cosa che a un radicale non  assolutamente
consentito. (La  Manson Family  stata una comune situata nei pressi della Valle della Morte assurta
agli onori della cronaca per le sue attivit criminali. Fondata nel 1967 da Charles Manson, un bianco
originario di Cincinnati con un ampio seguito tra i giovani e i musicisti rock statunitensi, aveva come
cuore una rilettura profetica di Helter Skelter, una famosa canzone dei Beades, che nell'interpretazione
di Manson annunciava l'avvento dell'ultima guerra razziale sulla terra, che avrebbe visto vincere i neri,
che successivamente lo avrebbero posto a loro guida. In questa direzione The Family organizz fra le
altre cose una spedizione alla Melcher's House, che ospitava fra gli altri gli attori Roman Polansky e
Sharon Tate e in cui quest'ultima rimase uccisa insieme ad altre cinque bianchi. Nel 1971 Manson e i
suoi seguaci furono condannati a morte, prima di vedere nel 1972 la loro pena commutata
nell'ergastolo, dopo l'abolizione della pena di morte in California. N.d.C.).
21 Contro questa massificazione, il riflesso della libert sta nella sfera personale: il fascino di
una ragazza Hippy riflette il nuovo mondo del fate l'amore, non fate la guerra, e del fate l'amore,
non fate bambini solo quando  proprio se stessa, immersa con tranquillit nelle sue cose, da sola,
come se fosse, contro il mondo in cui vive, in compagnia esclusivamente di chi lei ha scelto (e di chi
l'ha scelta).
22 Georgette Elgey, Histoire de la IVime Rpublique: La Rpublique des Contradictions.
1951-1954, Fayard, Paris 1968, pp. 149,155, 156,159. Traduzione: L'estate del 1953 ha visto un
fenomeno unico nella storia della Francia e nella storia del movimento operaio internazionale: lo
sciopero spontaneo di milioni di lavoratori che, in pochi giorni, hanno paralizzato un'intera nazione.
Non era uno sciopero politico, e ancor meno un'insurrezione; era piuttosto, se l'espressione non 
troppo scioccante, uno sciopero di tristezza. La popolazione ha smesso di lavorare perch nulla andava
bene. Il sentimento prevalente era la mancanza di una via d'uscita: nessuno poteva intravedere una
soluzione. Ne avevano abbastanza. Di cosa? Di tutto e di niente. E improvvisamente ci fu
un'esplosione senza una spiegazione logica. Mai fino ad allora era stato proclamato uno sciopero in
piena estate, durante le ferie pagate: mai prima di allora uno sciopero aveva assunto un carattere simile:
un'intera popolazione che, moralmente, sedeva ai bordi delle strade con le braccia incrociate,
aspettando... L'intera nazione approvava l'azione degli scioperanti: se erano scontenti, avevano
ragione. Qui e l, lavoratori, commessi, barbieri che scioperavano da soli - seguendo l'esempio
generale. Anch'io ne ho abbastanza di lavorare. Il tempo era bellissimo e la popolazione and in
ferie non pagate. Ogni giorno il carattere insolito dello sciopero si rafforzava... Mends-France
intervist gli scioperanti della sua citt: -Cosa domandate esattamente? - Cos non pu pi andare. -
Volete un aumento dei salari? - S, si vuole sempre l'aumento quando si sciopera. - Ma se l'ottenete, i
prezzi aumenteranno e non vi sar servito a niente. - E' vero. -Ma allora? - Non possiamo pi
continuare cos!.
III. SCENARI DELLA CONTRORIVOLUZIONE PREVENTIVA
SUL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO*
SOLTANTO UN MONDO ARABO LIBERO PU COESISTERE CON UNO STATO DI
ISRAELE LIBERO
Sono lieto di presentare, in poche righe, l'edizione ebraica di L'uomo a una dimensione e del
Saggio sulla liberazione. Credo che potrebbero avere qualcosa da dire ai loro lettori israeliani, sebbene
affrontino in larga misura circostanze e movimenti statunitensi, e so che in Israele i problemi da
risolvere sono di natura diversa. Si tratta quasi sempre di problemi legati alla sopravvivenza e non
posso contribuire in alcun modo alla loro risoluzione.  vero, il Saggio sulla liberazione parla dei
compiti e delle prospettive comuni ad ogni societ, e oggi tutte le societ hanno bisogno della
liberazione. Ma per voi, quanto manca a questa fine, e quanto  urgente la priorit della
sopravvivenza prima di quella liberazione finale!
Tuttavia, in una delle tesi proposte nei miei libri, affermo che gli obiettivi della liberazione
devono esistere precedentemente ad essa, devono essere presenti nel comportamento, nelle azioni e nei
valori degli uomini e delle donne che combattono per la liberazione. Non devono subire l'influenza
delle necessit repressive e aggressive di una societ basata sullo sfruttamento e sul dominio. Credo che
la liberazione cominci dal socialismo, non nel senso delle societ socialiste attuali, ma nel modo in cui
veniva inteso da Marx: una societ in cui uomini e donne liberi decidono collettivamente e
democraticamente cosa e quanto produrre. Secondo questa prospettiva, il regno della libert
emergerebbe non soltanto al di l e al di fuori del mondo del lavoro, ma anche all'interno di esso, nel
sistema del lavoro. Certo, queste istituzioni e questi rapporti socialisti possono essere stabiliti soltanto
nella costruzione della nuova societ, e non prima. Tuttavia, i nuovi valori, i nuovi obiettivi e il nuovo
tipo d'uomo in grado di costruire tale societ, possono e devono preesistere nella vecchia societ.
Inoltre, questi uomini e queste donne possono ben essere in grado di organizzare e verificare, su scala
ridotta, la cooperazione e la solidariet del futuro. Possono sostenerle nel caso in cui esse esistano,
rifiutare ostinatamente di abbandonarle alla politica del potere: anche questa  una forma di lotta per la
sopravvivenza. E la definitiva sopravvivenza della nazione, dello Stato, potrebbe dipendere da quella di
questo movimento.
Questa  l'esperienza dell'era contemporanea: una societ libera non pu durare se confinata
all'interno dell'interesse di uno Stato-nazione che assoggetta altre nazioni, che sfrutta altri popoli.
Questo  il caso degli Stati Uniti. La libert  quella di tutti gli uomini, di tutte le razze, di tutte le
civilt, altrimenti  essa stessa repressiva, rovinata dalla schiavit degli altri. La diffusione della libert
 il contrario dell'imperialismo. Non  l'espansione di una nazione e di un interesse nazionale, ma la
liberazione, con i propri sforzi, di tutti i popoli assoggettati ad un regime oppressivo, che sia il loro
stesso governo o una potenza straniera. I regimi militari e i partiti totalitari non assicurano la libert e
l'indipendenza, non importa se si definiscano o meno socialisti, non importa se abbracciano il
nazionalismo bianco, nero, giallo, arabo o ebreo. Soltanto un mondo arabo libero pu coesistere
pacificamente con una Israele libera.
Sono pienamente consapevole del fatto che tutto questo  un sogno per il futuro. Il presente 
innanzitutto costituito dalla lotta per la sopravvivenza, dal conflitto armato e dalla sua costante
minaccia. Il mio contributo, se in qualche modo esiste, persegue il sogno. Sarei felice se servisse a dare
un contributo agli sforzi intrapresi per trasformare il sogno in realt iniettando nella lotta per la
sicurezza della nazione la lotta per la libert di tutti.
ISRAELE E ABBASTANZA FORTE DA CONCEDERE
Diversi amici qui, soprattutto tra gli studenti, mi hanno chiesto di esprimere la mia opinione
sulla situazione. Rispondo con questa dichiarazione. Si tratta di un'opinione personale fondata sulle
conversazioni che ho avuto con molte persone, ebrei e arabi, in diverse parti di questo paese, e inoltre
su letture abbastanza ampie di documenti e fonti secondarie. Sono pienamente cosciente dei suoi limiti:
la offro semplicemente come un contributo al dibattito.
Penso che l'obiettivo storico che ha motivato la fondazione dello Stato d'Israele fosse di
prevenire la ricomparsa dei campi di concentramento, dei pogrom e di altre forme di persecuzione e di
discriminazione. Condivido del tutto questo obiettivo che, per me,  parte della battaglia per la libert e
l'uguaglianza di tutte le minoranze razziali e nazionali perseguitate in ogni parte del mondo.
Nell'attuale contesto internazionale, il perseguimento di questo obiettivo presuppone l'esistenza
di uno Stato sovrano capace di accogliere e di proteggere gli ebrei che sono perseguitati o che vivono
sotto la minaccia di persecuzione. Se un simile Stato fosse esistito quando il regime nazista arriv al
potere, avrebbe impedito lo sterminio di milioni di ebrei. Se un simile Stato fosse stato aperto ad altre
minoranze perseguitate, comprese le vittime di persecuzioni politiche, avrebbe salvato molte altre vite.
Per questo motivo, ogni discussione ulteriore deve basarsi sul riconoscimento di Israele come
Stato sovrano e sulla considerazione delle condizioni nelle quali  stato fondato, cio l'ingiustizia che 
stata fatta alla popolazione araba locale.
La creazione d'Israele  stata un atto politico, reso possibile dalle grandi potenze nel
perseguimento dei loro interessi. Il periodo d'insediamento che precedette la fondazione dello Stato, e
la sua stessa fondazione, sono avvenuti senza il dovuto rispetto dei diritti e degli interessi della
popolazione locale.
La fondazione dello Stato ebraico ha implicato, fin dall'inizio, lo spostamento del popolo
palestinese, in parte con la forza, in parte con la pressione (economica e di altro tipo), in parte
volontariamente. La parte di popolazione araba rimasta in Israele si  ritrovata ridotta, malgrado la
garanzia dei diritti civili, alla condizione economica e sociale di cittadini di seconda classe. Le
differenze nazionali, razziali e religiose sono diventate differenze di classe: la vecchia contraddizione 
riapparsa nella nuova societ, aggravata dalla fusione dei conflitti interni ed esterni.
Da tutti questi punti di vista, le origini dello Stato di Israele non sono fondamentalmente diverse
da quelle di quasi tutti gli Stati della storia: fondazione mediante conquista, occupazione e
discriminazione (l'approvazione delle Nazioni Unite non cambia questa situazione: l'avallo de facto
riconosce la conquista).
Una volta accettato questo fatto compiuto e l'obiettivo storico fondamentale (richiamato
all'inizio) che lo Stato d'Israele si  dato, la questione  quella di sapere se questo Stato, per ci che 
oggi e per la politica che porta avanti attualmente,  in grado di raggiungere il proprio scopo restando al
tempo stesso una societ progressista, in rapporti normalmente pacifici con i propri vicini.
Risponder a questa domanda riferendomi alle frontiere di Israele nel 1948. A mio avviso, ogni
annessione, quale che ne sia la forma, suggerisce gi una risposta negativa. Significa che Israele pu
assicurare la propria sopravvivenza solo come fortezza militare circondata da un vasto ambiente
nemico, e che la sua cultura materiale e intellettuale non pu che sottostare a esigenze militari
crescenti. Se questa fosse attualmente l'unica soluzione, il suo carattere pericolosamente precario ed
effimero sarebbe fin troppo evidente. Se una superpotenza (o un suo satellite) pu esistere in tali
condizioni per un periodo prolungato, questa possibilit  preclusa per Israele, a causa della sua
modesta dimensione e della politica delle superpotenze in materia di armamenti.
Se si parte dalle condizioni oggi prevalenti, il primo prerequisito per una soluzione  un trattato
di pace con l'Unione delle Repubbliche Arabe1; un trattato che comprenderebbe il riconoscimento dello
Stato d'Israele e il libero accesso al canale di Suez e al golfo di Aqaba, nonch una soluzione al
problema dei rifugiati. Penso che sia possibile negoziare un simile trattato subito e che la risposta
dell'Egitto alla missione Jarring (15 febbraio 1971) offra una base accettabile per trattative immediate2.
L'Egitto richiede in primo luogo che Israele si impegni a ritirare le proprie forze armate dal
Sinai e dalla striscia di Gaza. All'argomento che ci esporrebbe Israele a un attacco devastante da parte
degli arabi si potrebbe rispondere con la creazione di una zona smilitarizzata, posta sotto la protezione
di un contingente neutrale delle Nazioni Unite. Il rischio non mi sembra maggiore del rischio di guerra
che  permanente nelle condizioni attuali. Il pi forte pu permettersi le concessioni pi rilevanti - e
Israele  ancora la potenza pi forte.
Lo status di Gerusalemme potrebbe diventare l'ostacolo pi serio a un trattato di pace. Un
sentimento religioso profondamente radicato, costantemente riacceso dai leader, rende inaccettabile
agli occhi degli arabi (e dei cristiani?) che Gerusalemme sia la capitale di uno Stato ebraico. Una
soluzione alternativa potrebbe consistere nella riunificazione della citt (Est e Ovest) sotto
amministrazione e protezione internazionale.
Nella sua risposta l'Egitto chiede, inoltre, una giusta soluzione al problema dei rifugiati in
conformit con le risoluzioni delle Nazioni Unite. Il dettato di tali risoluzioni (tra cui la risoluzione
242 del Consiglio di sicurezza)  materia di interpretazione e in tal senso deve costituire esso stesso
l'oggetto di negoziati3. Vorrei richiamare solamente due possibilit (o la loro combinazione) emerse
nelle discussioni che ho avuto con personalit ebraiche e arabe.
1) Ritorno in Israele dei palestinesi che sono stati espulsi e desiderano tornarvi. Questa
possibilit  limitata sin dall'inizio dal fatto che le terre e i beni arabi sono divenuti terre e beni ebraici.
Ecco un altro fatto storico che non pu essere risolto senza commettere un ulteriore torto. Torto che
potrebbe essere ridotto se fosse concesso ai palestinesi di occupare terre ancora disponibili e/o si
offrissero loro facilitazioni adeguate e risarcimenti.
Questa soluzione  respinta ufficialmente per il motivo (in s corretto) che un simile ritorno
trasformerebbe rapidamente la maggioranza ebraica in una minoranza e, in tal modo, annullerebbe il
fine stesso della creazione di uno Stato ebraico. Ora, io credo che proprio una politica mirante ad
assicurare una maggioranza permanente sia in sostanza autodistruttiva. La popolazione ebraica 
condannata a restare minoranza all'interno del vasto mondo formato dalle nazioni arabe, da cui essa
non pu separarsi indefinitamente senza ritornare ad una condizione di ghetto su scala pi alta. Certo,
Israele potrebbe mantenere- una maggioranza ebraica con una politica d'immigrazione aggressiva, che
per rinforzerebbe costantemente il nazionalismo arabo. Ma Israele non pu esistere come Stato
progressista se continua a vedere nei suoi vicini il Nemico, l'Erbfeind. Non  certo nella creazione di
una maggioranza chiusa in se stessa, isolata e in preda alla paura, che il popolo ebraico trover una
protezione durevole, ma solo nella coesistenza tra ebrei e arabi come cittadini che godono degli stessi
diritti e libert. Questa coesistenza non pu che essere il risultato di un lungo processo, comprendente
tentativi ed errori, ma le condizioni preliminari al compimento dei primi passi esistono ora.
C' un popolo palestinese che ha vissuto per secoli su un territorio oggi in parte occupato da
Israele. La maggioranza di questo popolo vive ora in territori sotto amministrazione isaraeliana. Queste
condizioni fanno di Israele una potenza occupante (anche all'interno stesso di Israele) e fanno del
movimento di liberazione della Palestina un movimento di liberazione nazionale, non importa quanto
liberale possa essere la potenza occupante.
2) Le aspirazioni nazionali del popolo palestinese potrebbero essere soddisfatte con la
fondazione di uno Stato nazionale palestinese a fianco di Israele. Se questo Stato debba essere un'entit
indipendente, o federato con Israele o con la Giordania, deve essere il frutto dell'autodeterminazione
del popolo palestinese con un referendum sotto l'egida delle Nazioni Unite.
La soluzione ottimale sarebbe la coesistenza di israeliani e palestinesi, ebrei e arabi, come
membri eguali di una federazione socialista degli Stati del Medio Oriente. Questa  ancora una
prospettiva del tutto utopistica. Le possibilit richiamate sopra restano soluzioni provvisorie che si
offrono qui e ora; respingerle immediatamente potrebbe creare guasti irreparabili.
NOTE
* Si pubblicano qui due interventi di Marcuse sul conflitto arabo-palestinese. Il primo testo 
l'introduzione del 1969 all'edizione ebraica di L'uomo a una dimensione e del Saggio sulla
liberazione, poi ripubblicata lo stesso anno sulla rivista Israel Horizon, p. 17. Il secondo testo 
invece la dichiarazione del 30 dicembre 1971 che Marcuse rilasci ai giornalisti durante la sua prima
visita a Gerusalemme, pubblicata con alcune integrazioni sul Jerusalem Post del 2 gennaio 1972.
Tradotta poi anche in arabo, la dichiarazione suscit un intenso dibattito. Cos, ad esempio, Hamdi T.
Kanaan, sindaco di Nablus dal 1963 al 1969, comment l'articolo in una lettera privata a Marcuse: Per
quanto mi riguarda, io vedo in Lei la prima personalit ebraica che ammette praticamente la grande
ingiustizia perpetrata agli arabi palestinesi con la creazione di Israele, e che al tempo stesso comprende
pienamente e logicamente le circostanze presenti e future in cui Israele esiste ed esister in quest'area.
1 Organizzazione fondata da Libia, Siria e Egitto il 1 settembre 1971 e scioltasi nel novembre
del 1977 con l'uscita della Libia in seguito alla visita del presidente egiziano Sadat in Israele (N.d.C.).
2 Agli inizi del 1971 l'ambasciatore svedese Gunnar Jarring invia un promemoria a Egitto e
Israele nel quale si propone la conclusione di un accordo di pace tra i due Stati, cos come il ritiro
israeliano dal territorio egiziano. L'Egitto accetta, ma Israele informa Jarring che non si ritirer alle
linee d'armistizio anteriori al 1967 (N.d.C.).
3 II 22 novembre del 1967 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotta all'unanimit
la risoluzione 242 in cui si sottolinea l'inammissibilit dell'acquisizione di territori attraverso la
guerra e afferma che una pace giusta e duratura in Medio Oriente dovrebbe essere basata sui
seguenti principi: (i) Ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati nel recente conflitto, (ii)
Fine di tutte le rivendicazioni e stati di belligeranza e rispetto per il riconoscimento della sovranit,
integrit territoriale e indipendenza politica di ogni Stato nell'area e il loro diritto a vivere in pace tra
sicuri e riconosciuti confini, liberi da ogni minaccia o atto di forza. La risoluzione afferma anche fra le
altre cose la necessit di raggiungere una giusta soluzione circa il problema dei profughi (N.d.C.).
IL DESTINO STORICO DELLA DEMOCRAZIA BORGHESE*
Le elezioni del 1972 hanno mostrato ancora una volta, e nel modo pi chiaro possibile, il
destino storico della democrazia borghese: la sua trasformazione da societ dinamica in societ statica,
da societ liberal-progressista in societ reazionario-conservatrice. Questa democrazia  divenuta
l'ostacolo pi forte al mutamento -eccezion fatta per quelli in peggio. Nel passaggio dal liberismo al
capitalismo monopolistico di Stato, la democrazia borghese, nella sua forma attuale, determina uno
scenario in cui sembrano possibili soltanto due alternative: il neofascismo su scala globale o la
transizione al socialismo. Il primo sembra essere il pi probabile; non abolirebbe ma anzi
intensificherebbe il sistema esistente e gli darebbe una nuova boccata d'ossigeno - sufficientemente
lunga da provocare una distruzione quasi irreparabile.
Lo sviluppo regressivo della democrazia borghese, la sua autotrasformazione in uno Stato di
polizia e di guerra, deve essere discussa nel contesto della politica globale statunitense. In breve, la
politica guidata dal mito di una cospirazione comunista internazionale (la guerra fredda) si  conclusa
nel 1972. I viaggi di Nixon a Pechino e a Mosca hanno segnato il punto di svolta (in concomitanza con
un nuovo corso nella politica delle due superpotenze comuniste? Questo  ci che lascia intendere lo
stesso Nixon nell'US News and World Report del giugno 1972). A questi viaggi ha fatto seguito un
ampio riassetto economico che ha aperto l'Urss (e in misura meno rilevante la Cina) alla finanza e alle
corporations statunitensi. Sull'altro fronte, questa riorganizzazione politica  indicata dalle
sorprendentemente deboli proteste comuniste contro il bombardamento a tappeto e genocida in
Vietnam.
Allo stesso tempo (si  manifestata) in tutta la sua aggressivit la costruzione militare e politica
della macchina del potere statunitense e l'organizzazione fascista del progresso del Mondo Libero
(Filippine, Portorico). Ma contro chi  rivolta questa straordinaria mobilitazione del potere in tutto il
mondo? Una guerra globale tra le due superpotenze capitalista e comunista (che risulterebbe distruttiva
per entrambe)  da escludere in ragione del loro stesso interesse a sopravvivere e del loro potenziale
nucleare altamente distruttivo. I profitti generati dall'incessante crescita inflazionistica dell'industria
bellica nei paesi capitalisti e la competitiva risposta da parte dei paesi comunisti non sembrano essere
una giustificazione sufficiente a fronte dei costi del warfare state per il resto dell'economia nazionale.
La risposta suggerita per giustificare l'uso attuale di questa macchina di guerra  che la
sicurezza nazionale degli Stati Uniti  minacciata dai movimenti di liberazione nazionale in tutto il
mondo. Questa spiegazione necessita di importanti precisazioni:
l'indipendenza nazionale dei paesi ex-coloniali non costituisce per se un freno all'imperialismo,
e il neocolonialismo  ancora colonialismo; n l'indipendenza nazionale  incompatibile con la
dipendenza dal capitale straniero (come succede nella maggior parte dei paesi latinoamericani, nei
paesi arabi, in Birmania, in Tailandia, ecc.) - pu essere anche pi redditizia del colonialismo diretto.
I movimenti di liberazione nazionale non riescono a resistere a lungo al pieno uso del potere
militare statunitense (incluse le armi nucleari locali). Il Vietnam non fa eccezione! Probabilmente
Nixon aveva ragione quando affermava che gli Usa avrebbero potuto distruggere il Vietnam del Nord
in un pomeriggio. E l'orientamento della politica comunista rivela che un destino di questo tipo per il
Vietnam non determinerebbe un conflitto militare con l'unica potenza comunista in grado di tener testa
agli Stati Uniti.
Tuttavia, i movimenti di liberazione nazionale costituiscono una minaccia per il sistema
capitalista mondiale sotto due punti di vista (tra loro connessi):
nella misura in cui la dottrina del domino  corretta. La vittoria della rivoluzione in un paese
strategico avrebbe un effetto a valanga nel rovesciare regimi satelliti in altri paesi - troppo vasta per
farvi fronte! Questa  la minaccia allo spazio vitale del capitalismo avanzato: non solo controllo
delle indispensabili materie prime, del lavoro a basso costo, ecc., ma anche dello spazio, della
popolazione e del tempo. In senso stretto, l'economia del capitalismo monopolistico di Stato 
un'economia politica. Le necessit economiche immediate si sovrappongono all'esigenza di lungo
periodo di impedire la crescita del potenziale comunista - non solo il potere sovietico o cinese, ma
anche quello rivoluzionario, popolare, indigeno, nell'Europa occidentale come nel Terzo Mondo, una
rivoluzione che potrebbe fare dell'autodeterminazione una realt e rifiutare ogni status di dipendenza.
Questa prospettiva storica mondiale  lo spettro che perseguita il centro capitalista, in cui
l'insensatezza del sistema inizia ad influire sul comportamento normale necessario al funzionamento,
al suo mantenimento e alla crescita del capitalismo - sia che si tratti di comportamento sul lavoro, sia
che si tratti del tempo libero.
Il sistema reagisce efficacemente. La stessa democrazia borghese si sta dando una ampia base
popolare che sostiene la rimozione di ci che resta del periodo liberale, la separazione del governo dal
controllo popolare e consente il perseguimento della politica imperialista. Lo shibboleth della
democrazia1: governo del popolo e per il popolo (autogoverno) assume ora la forma di una massiccia
identificazione del popolo con i suoi governanti - una caricatura della sovranit popolare. Rousseau 
messo a testa in gi; la Volont Generale  incorporata nel governo, in particolare nell'esecutivo. Il
dissenso e l'opposizione sono liberi fino a quando sono manipolabili.
Questa identificazione, in s una delle conquiste del capitalismo monopolistico di Stato nel suo
stadio pi avanzato (Usa), opera in una dimensione profonda che sostiene negli individui il potere del
sistema: la democrazia borghese ha trovato una base istintuale per il suo sviluppo regressivo e
distruttivo. I paragrafi seguenti analizzeranno brevemente questa dinamica.
Il capitalismo avanzato  caratterizzato da un'estensione quantitativa e qualitativa della classe
operaia (si veda Controrivoluzione e rivolta, capitolo primo). Il denominatore comune resta la
dipendenza dal capitale, l'appropriazione capitalistica del tempo di lavoro non pagato, la separazione
dal controllo dei mezzi di produzione. Con la concentrazione monopolistica del potere economico e
l'estrazione del plusvalore allargata al lavoro intellettuale e improduttivo (nel significato attribuito al
termine da Adam Smith), ampi strati dei ceti medi diventano classe operaia - senza essere radicalizzati
e proletarizzati. Soltanto in questa nuova forma storica la classe operaia costituisce la maggioranza
della popolazione, soltanto in questa forma culmina la polarizzazione capitalistica della societ in
capitale e lavoro, governanti e governati. E, allo stesso tempo, la vasta popolazione dipendente, la
classe dominata, fornisce la base popolare della democrazia borghese, riproducendo questa democrazia
nella sua struttura repressiva.
Bonapartismo? Forse s, ma senza Bonaparte, senza il vero o fittizio dittatore carismatico. In
ogni caso, l'analisi si confronta con mutamenti strutturali che non consentono di congelare i suoi
concetti a uno stadio precedente dello sviluppo. La democrazia borghese mantiene la struttura di classe
capitalista; allo stesso tempo, la classe dominata, la underlying population in senso ampio, diviene il
soggetto-oggetto della politica, della democrazia: il popolo, libero nel senso e nei limiti del
capitalismo, che in questa libert riproduce la sua schiavit.
Questa dialettica si riflette chiaramente nella terminologia politica della sinistra. Ad eccezione
di alcuni gruppi estremisti, l'attenzione, nella teoria e nella pratica, passa dalla (tradizionale) classe
operaia al popolo: potere al popolo. Ma chi  il popolo? Nel gergo ufficiale, e in particolare in
quello legale, il popolo  costituito dall'insieme dei cittadini americani (incluse le classi dirigenti), in
quanto rappresentato in e da specifiche istituzioni e organizzazioni (in questo senso: il Popolo contro
X), Questo non  certo il significato dell'espressione potere al popolo, n, in questo motto, il
termine popolo ha la stessa estensione semantica di classe operaia; esso, infatti, include le
casalinghe, le minoranze razziali e nazionali, gli impiegati, i disoccupati, insomma, praticamente tutta
la popolazione subordinata2.
Il concetto include quindi tutti questi elementi: i poveri (le peuple), i sudditi di un Principe
(governo monarchico o repubblicano), i cittadini investiti di diritti e libert istituzionalizzati, che
partecipano al governo o che lo costituiscono. A dire il vero, il concetto non sembra avere contrari,
visto che persino i membri delle classi dirigenti e del governo sono contribuenti, elettori -soggetti alle
regole dello Stato di diritto. Questo concetto amorfo rispecchia precisamente la realt: le masse amorfe
che oggi formano la base umana della democrazia americana - l'araldo delle sue tendenze conservatrici
reazionarie e addirittura neofasciste.
In primo luogo, i fatti che indicano la base popolare della democrazia negli Stati Uniti, le radici
della sua forza cos come si sono palesate nelle elezioni del 1972 - solo il culmine di un orientamento
di lungo periodo. Attraverso libere elezioni a suffragio universale, il popolo ha eletto (e non  la prima
volta!) un governo di guerra, impegnato per molti anni in una guerra che altro non  se non una serie
senza precedenti di crimini contro l'umanit - un governo dei rappresentanti delle grandi corporations
(e dei grandi sindacati!), un governo incapace (o indisponibile) di fermare l'inflazione e di eliminare la
disoccupazione, un governo che ha ridotto i servizi sociali e l'educazione, un governo permeato dalla
corruzione, sostenuto da un Congresso che si  reso macchina servile (dopo un periodo di critiche a dire
il vero non molto marcate). E questo governo  stato eletto grazie a un consistente numero di voti
operai - quel popolo che ha rifiutato un candidato che non era certo un radicale, un anticapitalista, che
era parte dell'Establishment, ma che offriva una ragionevole possibilit di porre fine ai crimini di
guerra e di mitigare alcune palesi disuguaglianze e ingiustizie3. In altre parole: il popolo  stato pronto
(nessuno lo ha forzato) a procurarsi inflazione e disoccupazione, crimini di guerra e corruzione, un
servizio sanitario grossolanamente inadeguato, un'esistenza quotidiana fatta di concorrenza accanita -
perch?
La risposta va da s: il Pil sta crescendo, i beni continuano ad arrivare;  possibile godersi una
vita migliore rispetto al passato,  possibile viaggiare, divertirsi. E dopo tutto, se l'alternativa  il
socialismo e se il socialismo  quello che esiste nell'Urss e nei suoi regimi satelliti (e del resto cos'altro
c' a parte le irrealistiche teorizzazioni di alcuni intellettuali), allora il capitalismo  di gran lunga
preferibile. Inoltre, la gente viene manipolata, subisce il lavaggio del cervello; i media, praticamente la
loro unica fonte di informazione, rispecchiano ed esprimono gli interessi e le politiche del governo - o
meglio, quelli dell'Establishment, che entro certi limiti ammette le critiche. E il sistema educativo 
sempre pi funzionale, orientato al lavoro, come impiego da ottenere e da svolgere: servizio
remunerato all'Establishment.
La risposta  sensata, ma non esauriente. L'elevato tenore di vita  acquisito al prezzo di
miseria, frustrazione e risentimento; la follia dello spreco, delle prestazioni disumane alla catena di
montaggio, delle vite e dei corpi perduti in un costante massacro  troppo evidente per essere
effettivamente repressa. E la sottomissione alla sinistra concentrazione del potere nel governo richiede
una spiegazione, soprattutto in virt della sua democraticit e del riconoscimento istituzionale di diritti
e libert civili per la maggioranza della popolazione.
 quindi sbagliato sostenere che il popolo non ha colpe, dire che  incapace di cambiare le cose
anche se volesse. Per quanto tempo ancora il popolo deve continuare a subire la situazione prima di
assumere pensieri e comportamenti adeguati a fare fronte alla sua evidente crudelt e obsolescenza?
Il popolo pu fare qualcosa!
Ad esempio, potrebbe votare contro il governo di guerra; potrebbe uscire en masse per
protestare e dimostrare la propria volont sovrana. La gente  libera di ottenere informazioni
indipendenti, non manipolate e non censurate (la cosiddetta stampa underground, che  tutt'altro che
sotterranea; alcuni servizi nei migliori quotidiani e in Tv; media sostenuti dagli utenti, ecc.), ma sembra
che non voglia, che non abbia la reale volont, che non senta la necessit di leggere, vedere o ascoltare
nulla che possa contraddire le verit o le falsit accettate.
Il popolo vota quindi liberamente per i propri governanti, anche l dove non si tratta di
mantenere o ottenere un lavoro - si identifica con i propri governanti. In questo modo, forma una
maggioranza completamente conservatrice, che si mantiene nel e attraverso il processo elettorale, che
riproduce la classe dominante e i suoi amministratori, che frustra l'opposizione.
Ecco il circolo vizioso della democrazia borghese attuale: finch non prevarr una situazione
rivoluzionaria in grado di generare una pratica rivoluzionaria, la sinistra radicale dovr combinare e
rafforzare la propria strategia extra-parlamentare con un'opposizione parlamentare. Ma un governo
diverso pu essere eletto soltanto da una maggioranza popolare e questa  una maggioranza
conservatrice. In altre parole, se va bene, potr essere eletto soltanto un rappresentante
dell'Establishment (sebbene, forse, un rappresentante di tendenze pi liberali), ovvero il male minore
(che potrebbe forze stabilizzare ancora di pi l'Establishment).
Lo spettacolo della rielezione di Nixon rappresenta l'incubo della fase in cui si manifesta
l'autotrasformazione della democrazia borghese nel neofascismo, lo stadio pi alto (finora!) del
capitalismo monopolistico di Stato. L'identificazione del popolo con il sistema trova la sua pi
sorprendente espressione nella classe operaia (colletti blu). L'ampio numero di voti operai per Nixon,
la discriminazione razziale, il continuare dei rifornimenti bellici durante uno sciopero, l'odio nei
confronti dei radicali, con l'aggressione violenta dei dimostranti, il boicottaggio delle navi dei paesi
in cui il lavoro organizzato rifiuta di contribuire alla spedizione delle bombe americane per il Vietnam -
sarebbe disastroso per la sinistra ridurre queste azioni ad aberrazioni non rappresentative o attribuirle
al potere della burocrazia sindacale. Esse sono piuttosto il tributo del mondo del lavoro alle forze
sociali che vincolano il popolo al sistema dominante in forme sempre nuove, al di l dei persistenti
conflitti di classe.
In forme nuove, perch l'interazione tra produzione e distruzione, libert e repressione, potere e
sottomissione (ovvero l'unit degli opposti che oggi permea tutta la societ capitalista) ha creato tra la
underlying population, con l'aiuto di strumenti tecnologici non disponibili in passato, una struttura
mentale che rispecchia e risponde alle richieste del sistema. Questa struttura mentale  costituita dalle
profonde radici individuali e istintuali dell'identificazione della maggioranza conformista con la
brutalit e l'aggressione istituzionalizzate. Un'affinit istintuale, anzi libidica, vincola, al di l di ogni
giustificazione razionale, i soggetti ai padroni.
Questa struttura mentale  quella del carattere sadomasochistico. Seguendo Freud, Erich
Fromm ha sviluppato questo concetto in termini socio-psicologici (Studi sull'autorit e la famiglia
(1936), a cura di Max Horkheimer, Torino, Utet, 1976. Si veda anche E. Fromm, Fuga dalla Libert
(1941), Milano, Mondadori, 1994).
All'interno del materialismo dialettico, abbiamo a che fare qui con una delle mediazioni tra
struttura e sovrastruttura, uno dei modi in cui la struttura sociale si riproduce negli individui.
Predomina un'affinit tra il fascismo e il carattere sadomasochistico (si vedano T. W. Adorno, Else -
Frenkel - Brunswik e altri, La personalit autoritaria (1950), Milano, Edizioni di Comunit, 1984 e le
opere di Wilhelm Reich sulla psicologia di massa del fascismo)4.
Ovviamente, l'identificazione istintuale si ha sempre con le persone e non con le istituzioni, con
le politiche, con un sistema sociale. Nella sua enfasi sull'immagine sensuale, sul sex appeal del
leader politico, il sistema americano ha posto sotto controllo, in modo terribilmente efficace, la
dimensione profonda del piacere alla sottomissione che sta al di sotto della dimensione politica. I
problemi reali cedono il passo all'affermazione istintuale dell'immagine: il popolo si ritrova nei propri
leader. Non c' motivo di stupirsi quindi di quanto poco importante sia sapere ci che fanno i
governanti in Vietnam e quali inaudite atrocit vengano compiute sotto il loro regime; non importa se
siano bugiardi o sinceri, cosa promettono e cosa mantengono; la corruzione e l'inganno al pi alto
livello di governo non pone grandi problemi... Tutte queste cose rappresentano soltanto un'estensione
di ci che accade quotidianamente, di ci che  proprio di questa societ; se i politici ne escono
indenni, dimostrano soltanto la loro abilit nella competizione. I reati del governo, quindi, sono crimini
solo se guardati dall'esterno, dal punto di vista morale, altrimenti sono esigenze per la sicurezza
nazionale, per la libera iniziativa, la salvaguardia, ecc.
Interessante  il fatto che le caratteristiche dell'immagine sembrano modificarsi di pari passo
con la crescente abiezione del sistema, con la brutalit delle sue operazioni, con la sostituzione
dell'ipocrisia con la menzogna aperta e la truffa. Il presidente, come capo di questa gigantesca societ
d'affari in cui la nazione si  organizzata, pu essere di conseguenza estremamente ripugnante, senza
fascino o sex appeal, ma abile e con grande senso degli affari.
Ovviamente, il capitalismo  sempre stato brutale, ripugnante e criminale, ma la presenza di
un'opposizione forte e attiva ha costituito una sorta di freno (ideologico) alla propaganda dei reali
mezzi e obiettivi del capitalismo. E' questo freno ideologico (esso stesso una forma di moralit) che ora
 venuto meno.
Nell'abbandono dei limiti civili al potere distruttivo, nella liberazione del governo dal bene e
dal male, nella remissivit e comprensione di un popolo libero operano impulsi istintuali che
minacciano di assumere una forza esplosiva. Costituiscono una grande sindrome sadomasochistica. Nei
massacri americani in Vietnam, nella dittatura di Saigon, ma anche nei reati che permeano le metropoli,
nella polizia, nelle prigioni e negli istituti psichiatrici regna un puro sadismo; per non parlare della
pazzesca costruzione di dispendiosi edifici, nello sport, ecc. Con una larga componente masochistica, il
sadomasochismo  dilagante nei concerti rock in cui uno sterminato pubblico sopporta orgiasticamente
e con gioia la gratuita violenza del frastuono (fuga dalla realt, dalla politica!). E sadomasochistica 
la tolleranza del popolo - del popolo libero: tolleranza verso i truffatori e i maniaci che lo
governano.
Questa sindrome sadomasochistica pu essere perfettamente razionalizzata nei termini della sua
produttivit e potere. Ma proprio come nel caso del meccanismo di identificazione (di cui si  parlato
sopra), anche in questo caso la razionalit pubblica viene generata e rafforzata dalla dinamica istintuale.
Questa convergenza trasforma la categoria psicologica in una categoria politica. Sadomasochistico 
sempre un individuo e non una societ, ma nel caso in cui la sindrome dell'individuo si manifesta nel
comportamento della maggior parte della societ, allora diventa una sindrome sociale. Questa societ
viene consegnata all 'istinto di morte in una delle sue forme pi brutali. Frasi come morte delle citt,
fiumi e laghi morenti o foreste in via d'estinzione vanno prese alla lettera.
Secondo Freud, l'istinto di morte opera su un lungo dtour. distruggere gli altri prima e mentre
ci si autodistrugge. La deviazione  pi breve nella cultura della droga: quello che una volta era un
elemento nella rivolta politica, ora  diventato, scisso dalla prassi politica, un lento suicidio. Ancora
oggi la cultura americana viene descritta come una cultura che nega la morte, ma non  questa la
verit. O meglio, la negazione nevrotica della morte nasconde la profonda conoscenza della morte: la
sua autentica celebrazione nei servizi televisivi sulla violenza o tramite altri mezzi d'informazione
quotidiana, nei bollettini di morte in Vietnam, nell'invocazione, come ultima ratio, della soluzione
finale (facciamola finita con loro ! ).
Questa terribile opzione di morte non si ferma neanche di fronte al parente prossimo, al marito
o al figlio. La madre di tre studenti dello Stato del Kent, che aveva dichiarato (e reso pubblico) che i
propri figli avrebbero dovuto essere fatti fuori se non avessero ubbidito alle guardie,  probabilmente
un caso estremo di follia sadomasochistica (cfr. Controrivoluzione e rivolta, pp. 35-36). Un altro caso
estremo  anche quello della ex presidentessa della Unione Nazionale delle Famiglie dei Prigionieri di
Guerra: ha approvato la ripresa dei bombardamenti a tappeto del Vietnam sebbene questo ritarder
ovviamente il rientro dei prigionieri e ne accrescer il numero. Ma la donna preferisce questa soluzione
piuttosto che arrendersi a quella che definisce come pressione a firmare un accordo di pace, che
avrebbe invece restituito i prigionieri (Los Angeles Times, 20 dicembre 1972). Non intendeva
rappresentare i sentimenti della maggioranza delle famiglie coinvolte. Ma i casi estremi spiegano la
norma: sono pubblicizzati, coperti dai mezzi d'informazione - e non c' n sdegno, n un soprassalto di
repulsione e di odio; non c' violenza per soffocare questa violenza: per quest'opzione, la scelta della
morte  una scelta per la perpetuazione del massacro, una scelta contro la pace e contro la speranza. E'
una scelta politica.
Nel suo cammino verso il fascismo, il capitalismo avanzato si basa prevalentemente
sull'aggressivit primaria. Di conseguenza, il rovesciamento di questa tendenza implicherebbe un
radicale riorientamento dell'aggressivit. La lotta contro il terreno sadomasochistico della societ viene
condotta anche a livello istintuale; in tal caso, non implica la soppressione dell'aggressione, ma la sua
contro-attivazione. La sua soppressione attraverso la predicazione dell'amore e della nonviolenza fa il
gioco dei praticanti dell'odio e della violenza. Tra le manifestazioni dell'aggressivit esistono
differenze istintuali e politiche: l'odio verso il male, verso l'oppressione e verso la distruzione
rafforza l'istinto di vita e indebolisce l'istinto di morte e la struttura sadomasochistica.  vero che sono
quasi sempre le persone sbagliate, cio quelle che lottano per la liberazione, a morire prematuramente:
il sistema di oppressione ha proprie radici fisiologiche. Il marchese de Sade lo sapeva: in questo
sistema, la crudelt, l'ingiustizia e il vizio sono ricompensati, mentre la virt, la moralit e la giustizia
sono sempre punite. Questo, e non la sua organizzazione della sessualit,  il suo messaggio. Vi sono
situazioni in cui l'odio  l'unica forma autentica di amore. Adorno scrive:
Pu ben essere che la nostra societ si sia sviluppata a un estremo tale che la realt dell'amore
possa essere espressa veramente solo dall'odio per l'esistente, mentre ogni prova diretta di amore
contribuisce solo a confermare proprio le stesse condizioni che alimentano l'odio.
(Social Science and Sociological Tendencies In Psychoanalysis, 1946, cit. in Martin Jay,
L'Immaginazione Dialettica (1973), Torino, Einaudi, p. 159) 	Questo odio liberatorio  il simbolo
della coscienza liberata, la sua impronta nella struttura istintuale. Una volta presa coscienza dei fatti,
una volta divenuto evidente come e perch si sono determinati e cosa hanno significato per le persone,
la strada  aperta per l'istintualizzazione della ragione, per la congiunzione della razionalit con
l'inconscio. Il bisogno istintuale, il desiderio di libert, diventa concreto come un negativo: il desiderio
di liberarsi da ..., di cambiare il mondo. Il mondo non pu essere cambiato dall'amore (l'umanit non
lo ha ancora capito in 2000 anni), ma pu essere cambiato dall'amore che si  trasformato in odio e che
torner ad essere amore quando la lotta sar stata vinta. Ma finora non  mai stata vinta: la
responsabilit della sconfitta non  soltanto della forza bruta, ma anche del potere dell'ideologia. Fin
dal Dio crocifisso (Nietzsche ha riconosciuto l'orrore di questo simbolo), il culto della morte,
l'Einverstndnis mit dem Tode ha dominato la civilt: la morte come ricompensa, come ingresso nella
vita, presupposto della felicit e della salvazione. L'Amour fort comme la mort questa frase incarna la
grande menzogna che ha contribuito a disciplinare il popolo alla pazienza, all'obbedienza e alla
sopportazione. Questa ideologia  stata istituzionalizzata nelle chiese e nelle scuole,  stata trasmessa
come educazione di generazione in generazione; permea la democrazia borghese e aiuta sempre e di
nuovo a prevenire e a contenere la rivoluzione.
La sovversione di questa ideologia non pu essere ottenuta attraverso l'educazione al
materialismo, all'ateismo, ecc.; richiede forze molto pi potenti. Ci che  in gioco  la conquista della
paura, che  sempre paura del dolore, della sofferenza e della perdita. Qui la scienza potrebbe dare
piena prova di s, fornendo al genere umano il controllo maturo della morte: rendendola facile,
indolore. Di tutto il resto potrebbe occuparsene una completa ed adeguata assicurazione sanitaria.
Queste sono alcune delle questioni estreme con cui la sinistra radicale deve confrontarsi in
questo periodo: esse operano in ambiti non ancora chiariti e incorporati dalla teoria e dalla prassi.
Torniamo alle problematiche del momento e alla strategia della sinistra.
L'analisi dell'integrazione capitalista sposta l'attenzione dalle classi al popolo, l'intera
popolazione dipendente. In realt, questo spostamento non rappresenta altro che una ridefinizione del
concetto di classe a partire dallo sviluppo del capitalismo; la ridefinizione potrebbe quindi essere di
lunga durata. Cos, l'ipotesi che il collasso sar interno, dall'interno del sistema, rimane vera (se con
all'interno si intende anche il Terzo Mondo). E il processo di transizione implicherebbe una
trasformazione radicale della democrazia borghese prima della costruzione rivoluzionaria del
socialismo e all'interno del quadro del capitalismo monopolistico di Stato.
Questa trasformazione ridurrebbe la maggioranza conservatrice conformista, ma non
raggiungerebbe in alcun modo una transizione parlamentare al socialismo. Questa possibilit (se mai
ve n' stata una nei paesi a capitalismo avanzato)  del tutto preclusa dal potere interamente tecnico e
armato controllato dalla classe dominante. La trasformazione democratica pu giungere solo ad una
situazione in cui il sostegno popolare al sistema  talmente indebolito da consentire all'opposizione
radicale di mobilitare la propria base popolare - la soglia della guerra civile.
Le parti che seguono discutono se il capitalismo statunitense genera le condizioni per un simile
sviluppo.
Dobbiamo ricominciare daccapo. La struttura del potere  riuscita a far tornare il movimento ai
pi piccoli e screditati mezzi di protesta: dimostrazioni, picchetti, addirittura lettere al direttore, ai
membri del Congresso, telegrammi al Presidente! Umilianti, ridicoli, sconfortanti, ma contano: pi
elevato  il numero, la quantit di queste manifestazioni di protesta, pi  difficile ignorarle. Inoltre, i
problemi dovrebbero essere inaspriti e non incanalati verso controversie giudiziarie e legali. Ad
esempio, se nei campus i dimostranti contro chi cerca di reclutare i giovani nei marines vengono puniti,
la protesta non dovrebbe essere rivolta contro l'uso o la violazione delle norme (libert accademica,
comportamento accademico), ma piuttosto contro il reato molto pi grave commesso
dall'amministrazione di consentire la presenza di queste figure nei campus.
In generale, la guerra deve essere il primo obiettivo:  la causa dell'inflazione, dello scadimento
del sistema educativo e dei servizi sociali, della cultura del crimine. Penetrando tra la perfida e
ingannevole rete di procedure e tecniche, la protesta potrebbe rendere evidente che la presenza delle
forze statunitensi in Indocina  stato un atto di aggressione fin dal principio e che da allora la nazione 
stata coinvolta in una serie ininterrotta di crimini di guerra. E' stato un errore madornale da parte del
movimento contro la guerra fare il gioco del governo lavorando per la liberazione dei prigionieri di
guerra. L'argomento che il nemico era disposto a fare concessioni davanti al sentimento statunitense
contro la guerra, il che a sua volta avrebbe indotto il governo statunitense ad altre concessioni -questo
argomento sottovaluta la forza del warfare state e la brutalit della sua amministrazione.
La Sinistra deve rendersi conto del fatto che mai come ora la classe dominante negli Stati Uniti
 stata cos potente e cos sostenuta dalle masse e che mai  stata cos pronta a utilizzare questo potere
con tutti i mezzi disponibili. Essa  sostenuta dal conformismo sadomasochistico del popolo. La
liberazione dipende da una lotta rivoluzionaria che sia in grado di trasformare radicalmente la struttura
istintuale dominante. L'aggressivit dominante non deve essere soppressa, ma riorientata contro i veri
nemici, personificazioni tangibili e visibili del sistema capitalista - i suoi lacch e i suoi padroni: nel
governo, nell'industria, nell'esercito, nelle universit, nelle chiese, ecc. L'azione non deve avere
carattere anale, non deve essere condotta con la crudelt e il cinismo tipici dell'Establishment. L'azione
si fermer ai confini della legalit qualora oltrepassarla fosse controproducente e dovr essere preparata
attraverso una formazione politica permanente della rispettiva comunit, al fine di neutralizzarne
l'ostilit e l'indifferenza.
Le nuove caratteristiche storiche della democrazia borghese nella sua forma pi avanzata (negli
Usa) sono (a) il sostegno della sua base popolare e (b) il carattere militante reazionario. La base
popolare  rafforzata da una struttura istintuale che riproduce il sistema capitalista negli individui. La
base include la maggioranza della classe operaia. Sicuramente, non  una novit che la classe operaia
sia oggi imborghesita (verbrgerlicht). Nuova  l'improbabilit dalle condizioni che potrebbero
consentire il rovesciamento di questo processo, l'assenza di un partito operaio e di una stampa operaia,
il rifiuto del socialismo anche come fine. Quanto al carattere politico della democrazia borghese, oggi
questa democrazia non si trova pi di fronte a un potere feudale o postfeudale; ha conquistato
totalmente l'esercito, la funzione pubblica, le strutture educative. Di conseguenza, il parlamento si 
ridotto ad una funzione secondaria. La monopolizzazione dell'economia si impone con l'accentramento
del potere nel ramo esecutivo del governo. L'autogoverno della borghesia  compiuto; nella
collocazione della popolazione dietro questo sistema di comando, la classe operaia occupa ancora una
posizione precisa, contro la borghesia, ma come classe di questa societ - senza trascenderla n come
sua negazione determinata. E la lotta di classe non interferisce con la brutale politica imperialista: la
solidariet operaia internazionale  a un minimo storico (o meglio al punto zero) e il movimento contro
la guerra  ancora concentrato in gruppi minoritari marginali.
A questo stadio, il capitalismo mostra apertamente la propria essenza, il crimine contro
l'umanit che  stato fin dall'inizio. Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, la perversione dei rapporti
umani in relazioni tra merci, il carattere umiliante dell'organizzazione del lavoro, il sistema di dominio
e la distruzione della natura sono caratteristiche che non possono pi essere nascoste o attenuate dalla
loro funzione progressista nello sviluppo delle forze produttive. Lo sviluppo e l'uso capitalistico di
queste forze, suscitato costantemente dallo sfruttamento e dalla disumanizzazione, hanno toccato il
culmine nella produttivit dell'omicidio, quello dei deboli e dei poveri in Indocina: omicidio
tecnologico, scientifico e automatico che libera gli assassini da ogni senso di colpa individuale.
E' come se adesso il capitalismo si sentisse abbastanza al sicuro da poter togliere i freni alla
propria distruzione produttiva - freni di tipo legale, morale e politico (o come se il capitalismo non
potesse pi permettersi di mantenere quei freni). Il sistema squarcia il proprio velo, la propria verifica.
Con il suo stesso comportamento dimostra quotidianamente la veridicit della teoria marxista. La Terza
Parte dell'Anti-Dring di Engels, e l'analisi dell'imperialismo di Lenin sono caute e moderate se
rapportate alla realt. L'unione del grande capitale con lo Stato  la pi immediata e evidente: la
nozione del conflitto tra interesse privato e governo pubblico non viene pi presa sul serio e, se
necessario, viene abolita per atto amministrativo.
Con la scomparsa delle distinzioni tra affari, Mafia e politica, corruzione  diventato un
termine privo di significato. Quanto pi in alto ci si trova nella gerarchia sociale, tanto pi si  protetti
-legittimati dal fatto stesso di essere cos in alto.
Nell'attuale democrazia americana, il governo  per definizione (perch  eletto dal popolo e
perch  il governo) immune da ogni sovversione ed  (anche qui per definizione) al riparo da ogni
critica che non sia quella puramente verbale o quella di un'opposizione parlamentare che pu
facilmente essere controllata. La separazione tra persona e carica, e il riconoscimento del diritto di
resistenza del popolo (concetti centrali nella tradizione protestante e puritana) sono dimenticati. La
carica santifica chi la detiene a prescindere dalle sue azioni. Il presidente  presidente e preserva la
sacralit della sua funzione, al di l del fatto che abbia ordinato il lancio della bomba atomica o il
massacro del popolo vietnamita. La mentalit sadomasochistica dei suoi sudditi rafforza il tab.
E per quanto riguarda il diritto di resistenza: esercitato dal popolo sovrano, la resistenza 
sempre stata un evento rivoluzionario, un fatto piuttosto che un diritto. Il diritto di resistenza non  mai
stato riconosciuto al popolo nel suo insieme, che agisce en masse;  stato sempre assegnato solo ad una
parte specifica della popolo, a qualche gruppo, consiglio o stato in qualit di rappresentante del
popolo stesso: i magistrati, il Parlamento. Tuttavia, nell'attuale democrazia americana anche questa
resistenza popolare ristretta ha cessato di operare: con l'attivit di contrappeso del Congresso,
concentrata sul bilancio e sulla protesta verbale, con l'onnipresente potere di controllo dell'esecutivo,
la democrazia borghese non costituisce pi un'efficace barriera al fascismo.
Altrove ho messo in evidenza la doppia funzione dei diritti civili in questa democrazia: devono
essere difesi con tutti i mezzi disponibili, sebbene siano anche al servizio del governo protofascista che
li controlla sempre pi apertamente. Mi riferisco alla Tolleranza Repressiva: da allora la situazione 
peggiorata. La nozione di imparzialit, cos importante per il funzionamento di una societ civilizzata,
 stata invalidata (o meglio, trasformata nel suo esatto contrario) non dai radicali, dai marxisti, ecc., ma
dallo stesso governo che li accusa. Esso prepara provvedimenti durissimi per costringere i mezzi di
comunicazione ad avere programmi equilibrati. Dietro l'imparzialit si nasconde per la rigida
censura (che opera, come ogni altra cosa, attraverso il denaro: ritiro o mancato rinnovo delle
concessioni). Ma se per raggiungere l'imparzialit  necessario ristabilire l'equilibrio, lo si dovrebbe
fare nella direzione opposta, vale a dire stabilendo gli stessi tempi e gli stessi spazi per l'opinione e
l'informazione critiche del governo e rifiutando invece quelle che esso diffonde.
Il governo pu permettersi l'esistenza di un'imparzialit critica nell'etere e sulla carta stampata
purch essa rimanga strettamente quantitativa: dieci lettere al giornale di sostegno e dieci contro nella
stessa pagina, ecc. L'uguaglianza  illusoria, poich l'opinione conformista viene moltiplicata e
rafforzata da tutto il contesto: la struttura del quotidiano, lo spazio riservato alle dichiarazioni e ai
portavoce del governo, la pressione a sostegno, il sentimento della comunit.
Inoltre, in questo contesto, l'imparzialit nel consentire l'opinione promuove l'aggressivit,
l'oppressione e il crimine nella misura in cui pubblicizza la pi immorale esortazione alla violenza - la
violenza sadomasochistica radicata nell'Establishment. Un gauchista selvaggio o un semplice essere
umano non possono farlo, ma un certo signor Flynn di Anaheim pu scrivere al Los Angeles Times che
il suo unico rammarico  che gli Stati Uniti non si sono sentiti pronti ad utilizzare armi nucleari contro
il Vietnam del Nord, e il giornale pubblica questa oscenit (29 dicembre 1972; quattro giorni dopo il
Natale) perch pubblica, sulla stessa pagina, anche la protesta. Un Presidente che siede senza rischi
nella Casa Bianca pi protetta del mondo viene definito coraggioso per l'ordine che ha dato di
distruggere, distruggere e distruggere la vita e il paese di quelle persone, e questa assurdit viene
pubblicata perch sulla stessa pagina del giornale lo stesso Presidente viene accusato per lo stesso
motivo.
Rispetto a una societ neo-fascista, intesa come sospensione dei diritti e delle libert civili,
soppressione di ogni tipo di opposizione, militarizzazione e manipolazione totalitaria del popolo, la
democrazia borghese, anche nella sua forma monopolistica, offre ancora una possibilit (l'ultima?) per
la transizione al socialismo, per l'educazione (teorica e pratica) e l'organizzazione necessarie a
preparare questa transizione. La nuova sinistra ha quindi il compito di difendere questa democrazia -
difenderla in quanto male minore: minore del suicidio e della repressione. Ed  posta di fronte al
compito di difendere questa democrazia, pur attaccando i suoi fondamenti capitalistici, ovvero di
separare le forme politiche del capitalismo dalla sua struttura economica. Una simile separazione  resa
possibile dal rapporto dialettico tra forma e contenuto: la forma democratico-borghese  in ritardo
rispetto alla struttura capitalista monopolistica di Stato e, quindi, conserva le istituzioni liberali adatte a
una precedente fase storica che  stata rapidamente superata. Il capitalismo avanzato  adeguatamente
attrezzato per sopprimere tali istituzioni nel caso in cui il conflitto diventasse intollerabile, mentre la
sinistra  ancora troppo debole per consentire il passaggio alla democrazia socialista. Per superare
questa debolezza,  necessario l'uso delle istituzioni democratiche mentre si combattono le forze che,
nell'ambito di questa democrazia, rendono lo stesso popolo il precursore delle tendenze conservatrici,
reazionarie e addirittura neo-fasciste.
Usare la democrazia borghese per ridurre la sua base popolare non costituisce certo una nuova
strategia. Ma oggi il compito  di gran lunga pi difficile perch (a) l'impatto della necessit materiale
come forza rivoluzionaria si  notevolmente ridotto e perch (b) la manipolazione degli esseri umani si
 approfondita come non mai. Di conseguenza, la crescita della consapevolezza deve procedere su una
base pi ampia, oltre la classe operaia in senso stretto, e deve essere un lavoro di educazione per una
reale trasformazione di valori e obiettivi che neghino il sistema dominante. In un regime di capitalismo
monopolistico, questa educazione politica  veramente il compito di piccoli gruppi non integrati e di
individui!
Elite? Perch questa nozione, che appartiene al bagaglio propagandistico dell'Establishment -
denuncia degli odiati radicali pescando nell'anti-intellettualismo del popolo? Perch non invece il buon
termine rivoluzionario avanguardia? E' sempre stato un piccolo gruppo e ha sempre incluso gli
intellettuali. Il suo compito  sempre stato quello di educare.
Certo, la possibilit di una rivoluzione socialista emerge nella stessa esperienza della lotta
rivoluzionaria, ma il problema sta nel fatto che, oggi, almeno negli Usa, in Germania e in Gran
Bretagna (ovvero nei paesi capitalisti pi avanzati), la lotta rivoluzionaria deve essere innanzitutto
generata, messa in atto, organizzata. Ci richiede la trasformazione delle condizioni oggettive in
consapevolezza politica, in coscienza socialista. Non pu essere il compito di un 'lite (perch
sostituire il buon concetto leninista di avanguardia con quello di lite? Perch soccombere alla
propaganda dell'Establishment?), di sedicenti leader, piuttosto di individui e gruppi provenienti da tutte
le classi (horribile dictu!) che, confrontandosi con la societ, hanno vissuto l'esperienza della
liberazione: nel campus, per le strade, nei negozi, nei ghetti, e che sono diventati militanti socialisti nel
corso di questo confronto. Sanno che le masse non sono socialiste e lavorano per fare crescere la
consapevolezza dei propri compagni di strada, donne e uomini ovunque essi siano, e non soltanto tra i
lavoratori: educazione politica teorica e pratica.
Ci permette di rispondere alla domanda: chi deve educare gli educatori? La risposta  semplice
(una volta liberati dalla viziosa e anti-intellettuale propaganda insita nella formulazione della
domanda), ed  questa: gli educatori si educano da s. C' la teoria, c' la tradizione e l'esperienza
storica, ci sono gli insegnamenti della lotta rivoluzionaria: tutto ci pu essere appreso e trasmesso...
Oggi, il capitalismo impone all'educazione politica radicale un nuovo oggetto e un nuovo
linguaggio. Proprio come nei paesi capitalisti avanzati l'impulso radicale ha origine nella dimensione
esistenziale al di l del bisogno vitale materiale (privazione), cos l'educazione politica deve accentuare
e articolare questa dimensione. Ci significa che la necessit di riorganizzare radicalmente il lavoro
manuale e intellettuale  accentuata da un corrispondente mutamento ideologico: l'educazione deve
concentrarsi sulle questioni culturali e morali come armi politiche.
La minimizzazione delle questioni morali (come meramente ideologiche)  diventato il
principale blocco nello sviluppo della consapevolezza politica e il maggiore sostegno alla moralit
capitalistica prevalente. Finch i loro reali contenuti politici non verranno resi pubblici (dopo pi di un
secolo di repressione in cui non pochi marxisti si sono uniti alla borghesia), l'immagine del socialismo
come societ qualitativamente migliore sar una pallida e astratta idea, per la quale non vale la pena
lottare. Ci non significa regredire dal socialismo scientifico a quello utopistico o vero, dal
materialismo dialettico all'idealismo, al contrario si tratta di riacquistare la piena forza del materialismo
dialettico riconoscendo il contenuto materiale delle questioni morali, il loro contenuto e potenziale
politico.
Qual  il contenuto politico delle categorie morali?
Se i lavoratori americani scioperassero en masse contro la guerra in Vietnam, lo farebbero
perch non possono pi tollerare che un popolo povero che lotta per la liberazione venga straziato, e
che ne venga totalmente distrutto il paese. Questa solidariet sarebbe una categoria morale tradotta in
azione politica. Allo stesso tempo, questa azione, al di l dei suoi effetti sull'economia capitalista,
romperebbe l'identificazione del lavoro con la classe dominante e i suoi interessi - una rottura assente
nella strategia riformista del sindacato. In breve: l'esplosione della moralit socialista come forza
politica. Un altro esempio: la sospensione di eventi come la Rose Bowl Parade (seguita da pi di un
milione di persone!)5 finch la guerra contro i movimenti di liberazione prosegue e i ghetti continuano
ad esistere. Si tratterebbe della trasformazione della moralit in forza politica e della catessi politica di
un obiettivo che simboleggia l'epifania commerciale della sfera erotica. Al tempo stesso, la
soppressione del grande sfoggio di bellezza in mezzo alla bruttezza della societ rappresenterebbe un
oltraggio morale radicale contro la celebrazione della felicit in un'atmosfera da mattatoio.
Al contrario, (si pu vedere) la morale capitalista del lavoro come (una) forza reazionaria: nel
1972, ampi settori del lavoro negli Stati pi industrializzati degli Usa hanno votato per la rielezione di
Nixon in virt della sua forte opposizione al pendolarismo scolastico. Sembra che i colletti blu del
Michigan siano arrivati al punto in cui la scuola frequentata da suo figlio ha per lui pi valore delle
dimensioni della sua busta paga' (New York Times, 10 ottobre 1972). La questione culturale domina
quella economica e materiale? E' la qualit dell'educazione che muove questi operai o  piuttosto la
moralit razzista che motiva il loro atto politico? Il risultato: un ulteriore contributo alla stabilizzazione
del capitalismo nella sua forma pi aggressiva6. La forza politica della moralit assume una nuova
forma storica nel contesto del capitalismo monopolistico: ha radici pi profonde e ha un potenziale
radicale pi elevato rispetto a fasi precedenti dello sviluppo sociale.
Se il capitalismo si  liberato dei suoi freni ideologici, il bene e il male devono nuovamente
diventare categorie politiche. Se il popolo se ne frega  perch ha appreso da molto tempo che il
Mondo Libero e la Libera Impresa sono al di l del bene e del male, del vero e del falso, purch il
sistema funzioni...
Evidentemente, la liberazione dal bene e dal male accresce terribilmente il potere di una societ
che dispone dei mezzi e delle risorse per affermare i propri interessi. Ora domina tutto il mondo, dentro
e fuori lo spazio atmosferico. E' questo l'anello di congiunzione tra economia politica e amoralit
esistenziale del sistema.
A questo livello, il sostegno popolare continuato o la sopportazione del capitalismo dipendono
dalla comprensione dei suoi crimini mostruosi: il benessere materiale nella metropoli si fonda sul
silenzio disumano della maggioranza conformista. Raggiungere un livello di vita pi elevato 
sicuramente un obiettivo per cui vale la pena combattere. Nei paesi avanzati questo livello deve essere
ridefinito in termini di liberazione umana; in termini molto materiali. Ma si pu avere una buona vita
senza sfruttamento e crudelt? La risposta deve essere affermativa dal punto di vista pratico e teorico.
Tuttavia, questo sviluppo presuppone la rivoluzione, che per viene soppressa - non soltanto dal
governo e dalla classe dirigente, ma anche dal popolo che vi si sottomette.
Coerentemente con l'obiettivo dell'allargamento dell'educazione politica dagli operai al
popolo, la nuova sinistra negli Usa ha evidenziato la comunit come terreno peculiare
dell'educazione politica. Il concetto di comunit  ideologico: suggerisce un'identit di interessi
basilare che attraversa le divisioni di classe. Tuttavia, esistono buone ragioni in grado di spiegare
questa deviazione ideologica. Comunit come i quartieri offrono l'opportunit di raggiungere le
persone nel loro ambiente quotidiano, nella concretezza della loro vita - dopo il lavoro, ma anche al
lavoro (le donne!). Inoltre, focalizzare l'attenzione sulla comunit contrasta l'organizzazione
burocratica e centralizzata delle politiche dell'Establishment e della centralizzazione partitica e
burocratica dell'opposizione. Il controllo della comunit rappresenterebbe una forma (sperimentale) di
autodeterminazione e di controllo dal basso; per questo, potrebbe precedere ed accompagnare il
controllo dei lavoratori nelle fabbriche, nei negozi, nei ghetti, e comporterebbe un immediato
rafforzamento del potenziale politico.
Il controllo dei quartieri (slogan che, ad esempio, veniva divulgato dal partito liberale di
sinistra Peace and Freedom o Peoples Party) non sostituisce il controllo operaio, n  uno slogan
socialista;  piuttosto espressione di una situazione in cui la grande maggioranza della popolazione
(compresi i lavoratori)  senza dubbio, e addirittura attivamente, conservatrice. La domanda nasce
spontanea: controllo dei quartieri da parte di chi e con quale obiettivo? Ad eccezione dei ghetti bianchi
e non bianchi, i quartieri rispecchiano la struttura liberal-conservatrice. Il lavoro politico in queste
comunit deve partire da questa struttura.
Ci significa che il lavoro politico inizia con la discussione e la decisione collettiva su problemi
specifici che affliggono la comunit: la scuola, la cura dei figli, gli affitti, i servizi, l'ecologia, ecc. Si
tratta senza dubbio di tematiche riformiste, impolitiche, ma con il procedere del lavoro, ognuna di
esse riveler la sua dimensione politica nel contesto generale; render accessibile l'informazione
non-conformista e favorir lo sviluppo di nuclei di un'organizzazione locale. L'organizzazione del
quartiere nelle comunit a medio e basso reddito stabilisce anche un legame personale tra residenza e
occupazione (negozio, ufficio, fabbrica).
Controllo della comunit per fare che cosa? Nelle comunit ancora essenzialmente conservatrici
e conformiste, l'autogoverno non porterebbe ad alcun progresso se non, forse, a una maggiore
efficienza. Proprio come il controllo operaio nelle fabbriche non produrrebbe alcun progresso in
direzione di un mutamento sociale e politico radicale a meno che non venga esercitato da lavoratori e
lavoratrici radicali, cos  per le altre comunit. Anche in questo caso, l'educazione politica dovrebbe
essere il primo passo da compiere nella lunga strada verso il controllo socialista e anticapitalista. In
realt, lo scopo del controllo  la razionalizzazione, la creazione di un'organizzazione del lavoro e
del tempo libero meno dispendiosa e dannosa delle risorse umane e naturali. Ma questo scopo pu
essere appunto mantenuto solo da una sensibilit, un'immaginazione e una motivazione rivoluzionarie,
altrimenti resterebbe una razionalizzazione della schiavit, uno stadio successivo nell'evoluzione del
capitalismo. La razionalizzazione e il progresso del controllo autonomo non assumono
automaticamente le caratteristiche del socialismo, del controllo per la libert. Per poter trascendere la
struttura capitalista e riorganizzare radicalmente la vita, in altre parole, per poter assumere una diversa
qualit del lavoro e del tempo libero, devono procedere su una base umana qualitativamente diversa,
espressione di un nuovo potenziale umano.
Questa stessa relazione strutturale tra elementi quantitativi e elementi qualitativi del processo di
transizione prevale nella comunit che sta svolgendo un ruolo determinante nella radicalizzazio-ne
della societ integrata: la comunit degli studenti. E' essenzialmente in questi gruppi che  nata la
contro-cultura, la nuova moralit - essi esprimono la differenza qualitativa. Ci che  mancato loro fin
dall'inizio  per un'adeguata organizzazione politica, per il loro culto della spontaneit e
dell'antiautoritarismo. Sono stati compiuti sforzi ammirevoli per un'organizzazione su larga scala.
Tuttavia, il loro momento pi alto (la Convention di Chicago del 1968)  stato anche l'inizio del
declino...7
Anche in questo contesto il Movimento di Liberazione delle Donne  di estrema importanza,
nella misura in cui diventa movimento politico. La negazione dei valori e degli obiettivi della societ
patriarcale dominata dal maschio  anche la negazione dei valori e degli obiettivi del capitalismo - e
questo sul piano psicologico e istintuale dell'individuo. Sono stato accusato di soccombere
all'immagine della donna del maschio sciovinista perch le attribuisco caratteristiche particolari che
in realt sono socialmente determinate (la dolcezza, la delicatezza, ecc.)8. Non ha senso per me
separare le caratteristiche definite socialmente da quelle fisiologiche (naturali): nello sviluppo
storico, le prime penetrano nella fisiologia e diventano una seconda natura. Queste caratteristiche
femminili sono comunque diventate un fatto e, in quanto tali, possono essere utilizzate politicamente,
socialmente. Sopprimerle perch sono storicamente determinate significherebbe sacrificarle
all'Establishment maschile. Certo, esiste la donna aggressiva, la madre divoratrice (come anche
esiste l'uomo delicato, l'uomo non violento). L'obiettivo  di liberare quelle qualit (maschili e
femminili) che si addicono ad una societ migliore, una societ senza sfruttamento sessuale o di altro
tipo, a prescindere che si tratti di qualit determinate fisiologicamente o socialmente.
In ogni rivoluzione, vi sono sempre state rivendicazioni sur-rivoluzionarie e forze che sono
andate oltre gli obiettivi economici e politici della prassi rivoluzionaria attuale. In assenza di un
movimento di massa rivoluzionario, queste appaiono come storicamente premature. Oggi questo 
ancora pi vero. Le condizioni e i modi di vivere che generalmente vengono considerati il risultato e
l'effetto della rivoluzione, oggi precedono la rivoluzione; nei paesi a capitalismo avanzato addirittura
appaiono come parte delle cause che la determinano. Mi riferisco a quella trasformazione dei valori che
mira a sovvertire non soltanto l'economia e la politica capitalista, ma anche la coscienza, la morale e
l'estetica - e non soltanto del capitalismo, ma anche del socialismo di stampo sovietico.
Totalizzazione della libert: quanto pi la produzione capitalista sommerge il mercato di beni
e servizi improduttivi, tanto pi l'asservimento della libert alla necessit diventa irrazionale. Il regno
della necessit tende a restringersi e a divenire coincidente con le esigenze del sistema dominante e con
le leggi che governano la natura.
Non  quindi un caso che in questo stadio storico venga ripresa la componente trascendente
della teoria marxista. Le categorie economiche contengono in s l'imperativo della liberazione:  la
precondizione piuttosto che il risultato dell'analisi. Questa coincidenza interna tra imperativo e verit
scientifica ha le sue basi oggettive, vale a dire una situazione storica in cui il lavoro umano
(intellettuale e manuale) ha creato le condizioni per l'abolizione della schiavit e dell'oppressione -
obiettivi che sono bloccati soltanto dall'organizzazione capitalistica della societ. Il contenuto
trascendente delle categorie economiche definisce il concetto di sfruttamento: la realt dello
sfruttamento persiste indipendentemente dal fatto che le necessit materiali e culturali dei lavoratori
siano pi o meno soddisfatte, anche se non  pi il proletario impoverito del diciannovesimo secolo,
perch l'essenza dello sfruttamento  la negazione della libert,  lavorare (e vivere) per mantenere ed
ampliare un sistema sociale la cui crescita e ricchezza dipende dalla degradazione dell'essere umano. Il
plusvalore di cui si impossessa il capitalista  tempo sottratto al lavoratore, preso alla sua vita, e questa
alienazione del tempo di vita riproduce l'esistenza umana come schiavit.
La prima fase nella sovversione di questa condizione sarebbe l'appropriazione e l'uso del tempo
in eccedenza per abolire la schiavit: autodeterminazione e autorganizzazione del lavoro socialmente
necessario. La nozione che ci sarebbe immaginabile soltanto ai livelli pi alti del progresso tecnico
(l'automazione!) non sembra essere pi sostenibile. Lo sviluppo dell'economia politica cinese mostra
una modernizzazione ampiamente decentralizzata e autonoma nel quadro di un piano generale. Da
questo punto di vista, il problema che si pone non  la costruzione del socialismo dal basso, ma il
contesto politico mondiale, ovvero l'abilit della superpotenza americana e la sua prontezza nel
reprimere questa rivoluzione.
Ancora una volta occorre evidenziare la complessa struttura del concetto marxiano di sviluppo
capitalistico. Le contraddizioni interne si manifestano soprattutto nelle crescenti difficolt economiche,
ma di per s esse non portano al crollo del sistema. La soluzione fascista  ancora un'alternativa alla
rivoluzione. E' vero, nessuna societ pu essere mantenuta col terrore, ma una societ (e pi
precisamente una societ tecnologicamente molto avanzata) pu essere governata col terrore e col
soddisfacimento di necessit che non corrispondono a bisogni di sussistenza. L'imperialismo
americano ha ancora enormi mercati da conquistare: i movimenti di liberazione latinoamericani sono
repressi con la forza bruta e gli accordi finanziari con l'Urss e con la Cina promettono non solo ulteriori
aiuti alla finanza e all'industria statunitense, ma anche di proteggere i fianchi europei e asiatici
dell'imperialismo. Non vi  nulla nella teoria marxiana che escluda la possibilit di un simile sviluppo e
l'unica forza in grado di porvi freno  l'azione politica.
Nella fase del capitalismo monopolistico di Stato, la politica diventa pi importante
dell'economia, anche nella strategia della sinistra marxista. Ho cercato di dimostrare che, negli Stati
Uniti, tutto ci significa concentrare la teoria e la pratica su problematiche quali la guerra, il sistema
militare, l'attacco della struttura di potere al sistema educativo e ai servizi sociali, il governo attraverso
la cospirazione, la soggezione del legislativo e del giudiziario all'esecutivo, la censura e
l'intimidazione, il governo della Grande Menzogna. Significa anche la mobilitazione del livello
ideologico: facendo i conti con la mentalit sadomasochistica che sostiene l'economia politica del
capitalismo.
Questo mutamento della strategia  motivato da un concetto della crisi del capitalismo diverso
dal tradizionale concetto marxista. Ho proposto questo concetto in termini di disintegrazione strutturale
quando le istituzioni economiche sono ancora operanti: una disintegrazione morale, nella quotidianit,
dentro e fuori il lavoro. Non una rivoluzione, ma una rivolta: da parte di individui e piccoli gruppi, in
tutta la societ; troppo spontanea, troppo isolata e persino troppo criminale per essere un'avanguardia;
non socialista e non ancora pronta per l'organizzazione politica. Per sgomberare il campo da pericolose
distorsioni,  necessario ripetere che non si tratta di Lumpenproletariat, di canaglie, disoccupati,
ecc.: questo strato comprende gli impiegati, le tute blu e i colletti bianchi, l'intellighenzia, le donne,
ecc. Grazie alla loro posizione e alla loro mentalit, essi possono diventare nuclei di un'organizzazione
politica attraverso un difficile e paziente processo di educazione.
Se questa tendenza si realizzasse e raccogliesse buona parte della classe operaia allargata,
sarebbero mature le condizioni per acquisire il controllo di fabbriche e negozi e per l'autorganizzazione
del lavoro. A quel punto, potrebbe anche scoppiare la lotta aperta con le forze (nel frattempo divenute
fasciste). E inutile fare ipotesi sull'esito, ma alcune considerazioni di carattere generale possono essere
utili.
1. Le possibilit della sinistra dipendono dall'estensione della sua base popolare. Tutto ci 
scontato ma, di per s, la base popolare non costituisce una barriera efficace contro il fascismo. In
Germania, prima del 1933, la maggioranza della popolazione non appoggiava il nazismo. In
particolare, la capacit di far fronte ad una maggioranza non fascista costituisce una caratteristica
fondamentale del fascismo: attraverso il terrore reale e preventivo, ma anche attraverso un sistema di
manipolazione e soddisfazione che mantiene i parafernali costituzionali. Il rapporto di forza dipende
dalla determinazione e dall'abilit delle organizzazioni politiche della sinistra di combattere con tutti i
modi possibili - organizzazioni radicate nelle basi locali e regionali, ma coordinate su scala pi ampia.
2. La nozione che il fascismo pu essere una precondizione storica del socialismo 
un'illusione fatale. Semmai, ha contribuito a indebolire e a dividere la sinistra in un momento in cui un
forte fronte unito era essenziale.
3. Nessun governo straniero combatterebbe efficacemente l'avanzata del fascismo, n
sosterrebbe effettivamente e attivamente un movimento rivoluzionario. Il motivo di questo rifiuto  il
timore che questo intervento possa portare alla guerra mondiale e al rovesciamento della struttura di
potere nei paesi intervenuti.
4. Il fascismo pu essere definito come l'organizzazione totalitaria della societ per il
mantenimento e l'espansione del capitalismo in una situazione in cui questo obiettivo non  pi
raggiungibile attraverso il normale sviluppo del mercato. La minaccia principale al capitalismo 
duplice: l'esistenza di una forte opposizione socialista e comunista e i limiti all'accumulazione del
capitale a causa di una sconfitta militare, di una grave depressione, ecc. In questa situazione, la
soluzione capitalista viene cercata in una riduzione dei salari, rompendo il potere dei sindacati e
perseguendo una politica imperialista aggressiva. Questa soluzione richiede la mobilitazione di tutta la
popolazione dietro l'interesse nazionale definito dalla classe dominante, l'abolizione dello Stato di
diritto, l'indebolimento del Parlamento in quanto tribuna dell'opposizione, la totale militarizzazione e
la sospensione, de facto, dell'ideologia democratica.
Con lo sviluppo del capitalismo monopolistico di Stato, queste condizioni stanno riemergendo
con le seguenti modifiche:
- le crescenti difficolt dell'accumulazione di capitale e la restrizione del mercato non
appaiono come il risultato di una sconfitta militare o di altre anomalie, bens come il risultato
dell'enorme crescita della produttivit del lavoro e di una costante sovrapproduzione addirittura con
una ridotta capacit produttiva;
- l'opposizione contro la politica economica repressiva assume la forma della resistenza
sindacale contro la riduzione del livello salariale e della resistenza dei lavoratori contro
l'intensificazione dello sfruttamento - non una minaccia socialista o comunista; esempio: gli Usa.
- il fascismo tedesco e italiano  stato sconfitto con una guerra mondiale e non dall'interno. E'
altamente improbabile che ci possa succedere se il fascismo viene instaurato nel paese capitalista pi
progredito di quest'epoca. Il pericolo dell'autodistruzione  troppo imminente.
Le alternative? Nel migliore dei casi, la sinistra sar sufficientemente unita e sufficientemente
forte e combattiva da contrastare la marea fascista. Il che significa: uniamoci e organizziamoci ora,
finch esiste ancora un potenziale antifascista e finch ha una certa libert di movimento. Oppure (e ci
potrebbe essere concomitante): la galassia comunista  abbastanza unita e preparata per fermare e
respingere l'aggressione imperialista senza una guerra mondiale (nucleare). Entrambe le possibilit
sono ancora abbastanza realistiche.
Per quanto riguarda la sinistra statunitense, sottolineo di nuovo i compiti immediati:
- sommergere gli uomini politici, i rappresentanti, i mezzi d'informazione e i relativi sponsor,
di lettere e telegrammi di protesta contro la repressione, la persecuzione politica e il prolungamento
della guerra;
- ricominciare da zero organizzando dimostrazioni, boicottaggi, picchetti;
- fornire gruppi di validi avvocati per difendere gli accusati in tribunale (rinunciando ad un
processo politico se non vi  l'atmosfera adatta ! ) ;
- raccogliere fondi per le contro-istituzioni;
- lavoro di educazione e di organizzazione a livello locale, nelle comunit, ecc.
NOTE
* Dattiloscritto in lingua inglese conservato nel Marcuse Archiv (HMA 522.00), di incerta
datazione, scritto all'indomani della rielezione di Richard Nixon alla presidenza degli Stati Uniti e
sicuramente dopo la pubblicazione di Controrivoluzione e rivolta. Il saggio  stato pubblicato per la
prima volta in H. Marcuse, Towards a Critical Theory of Society, cit., pp. 165-192.
1 In ebraico antico shibboleth significa spiga, ma nel gergo comune sta ad indicare un
inflessione dialettale o un difetto di pronuncia che rivelano l'origine di provenienza di una persona.
L'origine di questo significato si trova nella Bibbia (Giudici, 12, 1-6) dove si racconta che, nel corso
della guerra tra Efraimiti e Galaaditi, quest'ultimi obbligassero gli sconosciuti a ripetere la parola
shibboleth, di difficile pronuncia, per identificarne la provenienza (N.d.C.).
2 Marcuse utilizza il termine inglese people, che ha un significato e un'applicazione pi
ampia dell'italiano popolo. Con quel termine si intende infatti al tempo stesso l'insieme dei cittadini
reso unitario dall'appartenenza ad uno Stato nazionale, i ceti e gli strati popolari, e la gente, intesa
come insieme indifferenziato di persone comuni (N.d.C.).
3 George McGovern, senatore democratico del South-Dakota, direttore del Food for Peace
Program sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy ed in seguito delegato presso la FAO sotto la
presidenza di Jimmy Carter. Dal 2001  ambasciatore delle Nazioni Unite contro la fame nel mondo
(N.d.C.).
4 W. Reich, Psicologia di massa del fascismo (1933), Torino, Einaudi, 2002 (N.d.C.).
5 La Rose Parade  la parata che precede ogni anno il Rose Bowl, l'evento pi importante
della stagione universitaria di football americano, che si tiene ogni primo dell'anno e che negli Stati
Uniti  diventata di fatto pi di una semplice celebrazione sportiva (N.d.C.).
6 II 16 marzo del 1972, in piena campagna elettorale presidenziale, Richard Nixon pronunci
un Discorso alla Nazione sulle Pari Opportunit nel Campo Educativo e sul Pendolarismo Scolastico
in cui si opponeva all'integrazione scolastica forzata degli studenti di fronte all'emergere di una
societ aperta che di fatto annullava la questione razziale negli Stati Uniti (N.d.C.).
7 II riferimento  alle manifestazioni di protesta organizzate in occasione della Convention
nazionale del partito democratico, tenutasi a Chicago dal 26 al 29 agosto 1968, che sfociarono in
durissimi scontri con la polizia. A seguito di quegli scontri, diversi leader del movimento - i cosiddetti
Chicago 8 (David Dellinger, Tom Hayden, Bobby Seale, Abbie Hoffmann, Jerry Rubin, Renne
Davis, Lee Weiner, John Froines) - furono accusati di avere violato il Civil Right Act, da poco
approvato e che prevedeva fra l'altro il divieto di varcare le frontiere statali per comizi che incitano alla
sovversione. Il processo che ne segu si chiuse, con la sola eccezione di Weiner e Froines, con la
condanna degli imputati a cinque anni di prigione (N.d.C.).
8 Marcuse si riferisce al dibattito e alle polemiche suscitare dai suoi riferimenti al
femminismo contenuti in Controrivoluzione e rivolta (cfr. pp. 9195). Il tema fu ripreso e sviluppato da
Marcuse anche in una conferenza su Marxism and Feminism tenuta alla Stanford University il 4 marzo
del 1974, poi ripresa da diverse riviste underground e pubblicata anche su Women Studies, 2, 3,
1974. Questo saggio ed altri materiali di Marcuse sul femminismo, compreso un dibattito con Kate
Millet, saranno pubblicati nel secondo volume di quest'edizione critica (N.d.C.).
WATERGATE: QUANDO LEGGE E MORALE SONO DI TROPPO*
Il modo con cui lo scandalo Watergate  stato trattato ha finito per nascondere pi di quello che
ha rivelato. Con rare eccezioni, in particolare sulla stampa alternativa, il significato degli eventi 
stato oscurato o minimizzato, pubblicizzato come un caso straordinario di corruzione nelle alte sfere
del governo - straordinario per la sua brutalit, la sua violazione dei diritti costituzionali elementari.
Tuttavia, questo modo di trattare il caso finisce per isolare lo scandalo dal contesto che fa di
quest'evento straordinario qualcosa di ordinario; non un'aberrazione, ma la forma politica estrema del
normale stato di cose.
Questo contesto  lo stato attuale del capitalismo americano. Sembra che esso non possa
funzionare, che non possa pi crescere senza l'uso di mezzi illegali, illegittimi, senza la pratica della
violenza nei vari rami della cultura materiale e intellettuale. Lo Stato di diritto e la moralit politica che
esso sancisce erano adatti all'epoca del capitalismo liberale: l'epoca della libera competizione e della
libera iniziativa. Sul mercato aperto, alcune tutele legali, solitamente osservate, bastavano a proteggere
l'iniziativa privata da interferenze indesiderabili; la loro osservanza non impediva eccessivamente i
buoni affari e la libera competizione sotto il potere della legge non era nociva al progresso: le forze in
competizione sviluppavano le forze produttive e fornivano beni e servizi per soddisfare le necessit di
base di una parte crescente della popolazione.
La situazione inizia tuttavia a cambiare con il periodo delle guerre mondiali; la competizione
genera oligopoli e monopoli; la saturazione graduale del mercato interno dei capitali conduce a una
politica imperialista aggressiva e il rapido aumento degli interessi delle corporations giganti trasforma
sempre pi le imprese autonome in succursali dirette o indirette. Al tempo stesso, il potere crescente del
lavoro organizzato minaccia il dominio delle corporations e i conseguenti conflitti richiedono
l'intervento di uno Stato che la fase liberale aveva ridotto al minimo: la politica diventa parte del
mondo degli affari e viceversa. Lo Stato di diritto, la morale della legittimit, basata sulla relativa
uguaglianza dei concorrenti e sui loro interessi generali e comuni, diventano, con il mutare delle
condizioni, un ostacolo al mondo degli affari e al potere e, al tempo stesso, una difesa inadeguata per i
deboli. La concorrenza monopolistica e l'espansione imperialista diventano gli strumenti della crescita
a livello nazionale e internazionale: l'economia funziona attraverso una serie di accordi cospirativi e la
sua stessa politica opera attraverso interventi latenti o manifesti nei paesi stranieri: intromissione
clandestina o manifesta.
Queste tendenze cambiano la composizione, la funzione e il comportamento della classe
dominante. Nella misura in cui non sviluppa pi, ma anzi distorce e distrugge le forze produttive, essa
si trasforma in una vasta rete (o catena) di rackets, cricche e bande, sufficientemente forti da non essere
sottoposte alle regole e da poter violare la legge, quando la legislazione esistente non  gi costruita o
interpretata a loro favore. Secondo i principi dell'economia liberale, gli odierni conglomerati e le
aziende multinazionali esercitano, proprio in virt della loro struttura, un potere illegittimo e
cospirativo. La differenza tra la mafia e gli affari leciti diventa flebile. I sostenitori della violenza, come
intrattenimento o come parte di un lavoro da fare, trovano una risposta favorevole tra la popolazione
subordinata di cui hanno plagiato il carattere.
Non c' ragione per cui la sfera politica debba rimanere immune da questi sviluppi. Un'ondata
di assassinii politici o tentati omicidi sconvolge il paese. Le precedenti istituzioni progressiste della
Repubblica sono trasformate in barriere contro il mutamento sociale, stabilizzatori dello status quo. Il
processo elettorale  da tempo dominato dal potere del denaro, e la separazione dei poteri si 
trasformata in una dittatura presidenziale. La distinzione tra la carica e chi la detiene, una delle
conquiste pi rilevanti della civilt occidentale nel cammino verso la libert,  ormai al collasso.
Adesso non  la carica del presidente ad essere tab, ma il Presidente stesso: egli definisce e mette in
atto la sicurezza nazionale. Al di l del bene e del male, la sua definizione e attuazione  al di sopra del
dissenso. Egli  anche al di l della logica: le sue dichiarazioni non sono n vere, n false, sono
operative o non-operative (secondo il suo addetto stampa, R. Ziegler, 17 aprile 1973).
Operativo significa: avere forza, avere effettivit; essere neutrali rispetto ai valori morali e
alle norme legali. Il Watergate sarebbe stato operativo se avesse funzionato; essendo stato mal
congegnato  diventato inefficace. E questo significa che ha disgregato la coesione del sistema politico.
Dato che (e soltanto per questo motivo) si  trattato di un'impresa pasticciata, esso  diventato
pericoloso, compromettente e per questo ricade sotto la giurisdizione delle norme morali e legali; si
trasforma in una serie di reati, trasgressioni... Deve essere pubblicizzato, trasmesso in televisione,
punito, perch mette in pericolo il prestigio e l'efficienza non solo del governo, ma di tutta la societ -
del suo comportamento normale.
Ma a rimanere operativa e immune dalle rivelazioni e dalle denunce di abuso  la nozione
stessa di sicurezza nazionale. La Casa Bianca insiste, comprensibilmente, sulla rigida segretezza, sulla
necessit di proteggere documenti di governo delicati - insiste comprensibilmente, perch  proprio
questa segretezza che protegge non solo tali documenti, ma anche la sua politica, dall'essere rivelata
nella sua paranoica aggressivit. La sicurezza nazionale di questo paese non  oggi minacciata, n lo
sar nell'imminente futuro, da nessuno in nessuna parte del mondo - n a livello nazionale, n
all'estero. Quella che pu essere realmente minacciata  l'ulteriore espansione dell'impero mondiale
americano, e la segretezza serve a impedire alle persone di scoprire quello che viene fatto loro sotto una
falsa bandiera.
La consapevolezza popolare di questi fatti  combattuta dall'enorme rete dei servizi segreti che
rende lo spionaggio una attivit normale. La sua estensione, i suoi mezzi, e i suoi obiettivi non hanno
alcun rapporto con la sicurezza nazionale: sono un insulto all'intelligenza della gente. Leggendo i
documenti sul progetto e l'organizzazione dei servizi segreti, si deve presumere che nel 1970, gli
studenti, le pantere, gli arabi, ecc., stavano per impadronirsi del paese. No, l'enorme apparato illegale e
segreto dei servizi segreti non voleva e non poteva sopprimere qualsiasi vera minaccia alla sicurezza
nazionale, ma poteva (e lo ha fatto) sopprimere una minaccia contro la politica dominante, nazionale
ed estera. Mentre il Congresso cedeva all'esecutivo una quota sempre maggiore del suo potere di
equilibro e di controllo, mentre l'intimidazione e l'autocensura dei media diventavano sempre pi
espliciti, mentre l'inflazione e la disoccupazione continuavano a crescere, mentre al presidente veniva
conferito il potere di fare guerra in qualsiasi parte del mondo, l'opposizione militante era concentrata
nella nuova sinistra1. Anche senza la piena realizzazione delle manovre adottate per eliminare ogni
tipo di nemico e sospetto, l'operazione ha avuto almeno temporaneamente successo. Il movimento
studentesco  stato spezzato; l'opposizione si  ritirata. Temporaneamente per, perch lo spirito del
1968-1970 continua a vivere, in tutta la nazione, e non solo tra i giovani e l'intellighenzia. E qui, la
tutt'altro che irresistibile protesta contro i corrotti del Watergate e della mentalit da Gestapo nelle
sfere pi alte del governo, potrebbe essere forse un segnale della possibilit di modificare il corso delle
cose.
Questa opposizione non viene dalla sinistra: viene da quelle forze conservatrici e liberali che
credono ancora alle idee progressiste di questa Repubblica.
E' troppo presto per scrivere il necrologio del Watergate, troppo presto per sapere chi vincer. I
poteri responsabili del Watergate potrebbero sopravvivere: tendenze fondamentali nella societ
capitalista li appoggiano, soprattutto la crescente concentrazione del potere, l'unione tra il grande
capitale e la politica, la repressione del dissenso radicale favorita dalle crescenti difficolt economiche2.
NOTE
* Articolo pubblicato sul New York Times il 27 giugno del 1973. In una lettera del 14 giugno al
direttore del giornale Harrison Salisbury, scrive Marcuse: Allego il mio pezzo sul Watergate. Spero
non ti faccia arrabbiare troppo. L'articolo usc due settimane dopo con alcuni tagli, riportati qui in
nota.
1 II presidente del Comitato di Investigazione del Senato ha parlato di mentalit da Gestapo
nella progettazione ed esecuzione dell'apparato illegale di polizia (mentalit da Gestapo anche nel suo
linguaggio: ripulisti, manovre, etc.): violare la legge e turbare l'ordine per garantire la legge e
l'ordine imposto agli americani dal Leader. (Il nostro leader e camerata: questo  quanto  stato scritto,
riferendosi a Nixon, in una targa consegnatagli da alcuni prigionieri di Guerra, che cos tanto debbono
la loro liberazione agli sforzi contro la guerra della nuova sinistra) (dal dattiloscritto originale, N.d.C.).
2 Queste tendenze potrebbero favorire l'emergere di un regime autoritario risoluto a fare fuori
le ancora esistenti tutele liberal-democratiche. Vale la pena di notare che, tra le due guerre, grandi
scandali prepararono in Europa il terreno ai governi fascisti e di estrema destra e questi scandali fecero
crescere l'esigenza dell'uomo forte, che vuole a tutti i costi ripulire le stalle di Augia - per fare fuori
l'intero sistema. Ma il trionfo di queste forze non  inevitabile. Coloro che hanno insistito nel
rompere il velo di segretezza che proteggeva questa politica disastrosa (qualunque fosse la loro
motivazione) hanno reso un grande servizio: la possibilit di un mutamento nel clima politico
aggressivo in cui il popolo, e i suoi rappresentanti, soccombono ai poteri esistenti (dal dattiloscritto
originale, N.d.C.).
LA DOTTRINA DELL'IMPARZIALIT*
La dottrina dell'imparzialit  pensata per contrastare il monopolio e l'oligopolio nel
controllo dei mezzi di comunicazione di massa concedendo lo stesso spazio (temi, programmi?) a punti
di vista diversi su questioni controverse di pubblico interesse1.
Questi sono i suoi presupposti taciti:
- nel regno dei media esistono soltanto alcuni campi controversi;
- esiste un'obiettivit che, se non osservata dai media, pu e deve essere ripristinata attraverso
l'intervento di voci responsabili contrarie.
Io sostengo che
tutte le aree controllate dai media sono non solo controverse, ma anche aree di indottrinamento
e di propaganda e che in queste condizioni, l'obiettivit pu essere raggiunta soltanto attraverso la
costituzione di un diverso e opposto sistema di controlli.
Evidentemente, tutto ci equivarrebbe a una rivoluzione per la quale manca in questo paese una
base popolare. Pertanto, un'efficace applicazione della dottrina dell'imparzialit pu essere
concepita solo come una serie di rimedi palliativi.
La dottrina dell'imparzialit presuppone condizioni sociali e psicologiche che non esistono
pi; sarebbe quindi viziata e inefficace anche se venisse generalmente applicata.
Argomentazione
La dottrina dell'obiettivit implica pari opportunit per la libera formazione di opinioni e
giudizi, attraverso la loro libera competizione (senza questo presupposto, il gioco  falsato fin
dall'inizio).
Prerequisito  l'accesso eguale ad informazioni non filtrate e non influenzate o, assumendo
l'impossibilit di informazioni non influenzate, la libera e paritaria concorrenza tra orientamenti
diversi.
Seconda precondizione: affinch la scelta sia razionale e promuova l'interesse comune, 
necessaria l'esistenza di un'istruzione generale tale da consentire all'individuo di comprendere la
realt, i fattori che la determinano e le possibili alternative.
Variante: qualora non esistesse un'istruzione generale di questo tipo, la partecipazione del
popolo al governo e la sua rappresentanza potrebbero essere ristrette conferendo ai colti un voto pi
ampio (J. Stuart Mill).
Questa seconda precondizione implica inoltre che l'indottrinamento, i pregiudizi, ecc., siano
evidenti o che l'individuo sia in grado di individuarli nel caso in cui appaiano sotto mentite spoglie.
 fondamentale sottolineare che l'uguaglianza e la diversit definite da queste precondizioni
devono avere luogo al momento della produzione piuttosto che al momento della sua fruizione; vale a
dire che l'uguaglianza e la diversit devono prevalere tra chi produce informazione sotto forma di
pubblicit (i media).
Quanto pi la pubblicit di massa diviene un'arma del commercio, un elemento fondamentale
del mercato, dei beni e delle merci, della compravendita, ma anche dell'intrattenimento e della cultura,
tanto pi la dottrina dell'imparzialit pu essere efficace solo se radicata nello stesso processo
economico fondamentale.
La libera formazione dell'opinione e della decisione quale motore del processo politico  quindi
inscindibile dalle corrispondenti condizioni nella struttura sociale ed economica.
Storicamente, queste condizioni non si sono mai realizzate se non in un periodo relativamente
breve del capitalismo liberale. La tendenza opposta, emersa all'inizio del nuovo secolo, ha preso infine
il sopravvento nel capitalismo monopolistico.
Nella teoria marxiana, questa tendenza  irreversibile: la dinamica del sistema di produzione
trasforma la libera concorrenza in concorrenza monopolistica e, infine nel capitalismo di Stato.
In questo processo, l'informazione tende a trasformarsi a tutti i livelli in indottrinamento
nell'interesse della grande industria e della politica, la cui fusione  ormai completa.
Sulla base della struttura gerarchica della societ, l'informazione  sempre stata distribuita in
modo diseguale: selettiva dei relativi interessi, indottrinamento.
Tuttavia, questo indottrinamento non  mai stato cos totale e cos efficace come oggi:
- totale, perch, a questo stadio, tutto  diventato merce; il comando del capitale  totale e
l'informazione, strettamente connessa alla pubblicit, vende letteralmente il sistema;
- efficace, perch la crescente produttivit del lavoro (essa stessa sfruttamento intensificato)
ha permesso al sistema di produzione capitalistico di estendere la ricchezza sociale tra la maggioranza
della popolazione: quando la gente compra il sistema, compra una vita pi confortevole.
L'indottrinamento sembra essere nell'interesse popolare.
Fondata sul consenso di questa maggioranza indottrinata, la struttura di potere di solito si
riproduce mantenendo i parafemali democratici dei bei tempi andati, sebbene in modo sempre pi
repressivo.
L'annullamento della libert avviene nella forma (non nelle sembianze!) della libert: la forma
ha un contenuto reale.
In che modo?
La maggior parte delle persone  davvero libera di:
- eleggere i rappresentanti del proprio governo,
- esprimere la propria opinione a voce e per iscritto,
- riunirsi e perfino fare dimostrazioni autorizzate,
- scegliere tra un'ampia variet di beni,
- spegnere o togliere il volume alla propria televisione,
- divertirsi con la pornografia e con la violenza ...
Inoltre, le persone sono libere di impegnarsi negli sport pi aggressivi, di inquinare le spiagge e
i parchi, di competere per i benefici dall'impresa privata sulle spalle di chi questi benefici non li ha,
ecc.
Ora, tutte queste libert estremamente reali operano nell'ambito di un universo istituzionale e
personale che se ne appropria e le convoglia in una specifica direzione, in modo tale da sostenere e
perpetuare questo universo, vale a dire riducendo e/o sopprimendo sistematicamente il loro utilizzo
laddove vengano usate per sviluppare obiettivi e valori che trascendono quelli prevalenti e laddove
implichino un mutamento radicale nell'esistenza umana.
Questa appropriazione si d in vari modi e a vari livelli:
(a) indottrinamento diretto e manifesto da parte dei media nella selezione
dell'intrattenimento, del divertimento, dell'informazione e dell'istruzione;
(b) indottrinamento indiretto e latente nell'organizzazione, nella durata e nell'interruzione dei
programmi;
(c) repressione e riduzione del dissenso radicale.
Nella sua funzione sociale, l'indottrinamento dei media  fortemente ambivalente:
(a) non  terroristico, spesso  piacevole, confortante e anche vero:
-  un mezzo per pubblicizzare un sistema che fornisce merci alla maggior parte della
popolazione;
- d sfogo alle critiche; diffonde opinioni contrarie sostenute da voci responsabili;
- apre nuove prospettive (di una vita migliore), persino ai diseredati: offre un certo grado di
istruzione...
(b) Tuttavia, cos facendo,
- genera negli individui il bisogno vitale di una quantit crescente di beni e servizi offerti dal
sistema, ovvero - il bisogno di affermare se stessi come compratori e venditori e quindi, di riprodurre
le proprie esistenze alienate, la propria schiavit.
La mentalit del consumatore  quella della repressione gratificante: l'indottrinamento alla
schiavit.
La bella vita, una vita migliore ha finito per significare il godimento di tutti i beni e i servizi
forniti dal sistema che non costituiscono necessit materiali e culturali e che non accrescono la libert
degli uomini e il libero sviluppo delle capacit umane.
Al contrario, il sistema genera la necessit di beni e servizi quali:
(a) lussi, spreco, oggetti di scarsa qualit (obsolescenza pianificata) e che
(b) sottopongono una parte sempre pi ampia dell'esistenza del consumatore agli affari del
produttore, del distributore e dell'organizzatore di questi beni e servizi.
La crescente soddisfazione  condizionata dal perpetuarsi di prestazioni alienate e competitive a
tempo pieno, a dispetto del loro carattere sempre pi obsoleto, schiavizzante e disumano; a dispetto
della possibilit sempre pi realistica della loro abolizione.
E' in questo contesto che si trova il limite interno ad ogni effettiva applicazione della dottrina
dell'imparzialit. Mentre  appena concepibile che la grande industria possa essere costretta a
garantire uguale spazio alle voci e ai punti di vista di opposizione in aree sempre maggiori,
quest'opposizione  viziata da una forza quasi intangibile, ovvero dall 'identificazione istintuale del
pubblico con il sistema. In virt di questa identificazione, la tesi prevale sull'antitesi prima ancora che
quest ultima venga espressa: l'affermazione  produttiva, la negazione  controproduttiva.
Un esempio apparentemente in controtendenza: l'inchiesta Watergate.  stata una contesa tra
due rami o gruppi di una stessa struttura di potere, e lo sforzo compiuto non per rovesciare questa
struttura, ma per renderla pi efficiente e per epurarla  stato ben visibile. Le forze contestatrici
appartengono alla stessa parte: una contestazione nell'ambito dell'identificazione e dell'affermazione.
E il vasto pubblico vede che la struttura di potere  aperta alle critiche, all'indagine e al controllo
perfino ai suoi vertici. La politica pu essere sporca, ma la sporcizia  fertile; in politica pu non
esserci spazio per i sentimenti morali, ma lo stesso dicasi per il lucroso e competitivo mondo degli
affari.
(Come dovrebbe essere presentata e trasmessa un'opinione realmente contraria?)
L'identificazione con i governanti, che non si fanno scrupoli della propria astuzia, della propria
abilit e della propria amoralit, e la fanno sempre franca, l'identificazione con gli agi del mondo delle
merci, la sottomissione alla produzione della bella vita senza riguardo per i costi per gli altri (e per se
stessi), l'attaccamento libidico al modello di vita capitalista - sono tutti fattori che determinano,
contemporaneamente, la sottomissione, o meglio, la soggezione al pi potente apparato di controllo e di
amministrazione: la repressione produttiva che riproduce la repressione su una scala sempre pi ampia
di consumo. La libert dell'individuo appare cos come un oggetto dell'apparato.
Ma  proprio questa produttivit che genera la consapevolezza subconscia, e perfino conscia,
della palese obsolescenza della sua organizzazione. Il duro lavoro di una vita, necessario a sopravvivere
in questa organizzazione, appare manifestamente insensato, superfluo, inutile dal punto di vista delle
risorse sociali disponibili. La consapevolezza degli ostacoli posti alla possibilit della liberazione si
confronta con l'onnipresente potere del sistema, e la frustrazione e l'odio che ne derivano generano
un'aggressivit in eccesso che cerca il suo appagamento. Aggressivit che, oltre alla violenza criminale
dilagante, trova sufficienti forme legittime di appagamento: negli affari, nello sport, nella tecnologia,
nell'armamento e nella violazione della natura. L'esempio tipico di questa aggressivit sanzionata  il
bombardamento, l'incendio e l'avvelenamento di massa dell'Indocina.
Il risultato  il prevalere di un carattere (idealtipo) con forti tratti sadomasochistici: la catessi
libidinale della sottomissione al potere (trasformazione in oggetto) e dell'esercizio del potere
(distruzione dell'oggetto). E' in larga parte questa struttura istintuale, essa stessa frutto di questa
societ, che riproduce la societ negli individui: una potente forza coesiva. I media promuovono e
fanno appello a questo carattere. Essi giocano sul valore istintuale della violenza, della forza virile,
della crudelt e della brutalit.
Le qualit orali e anali legate al carattere sadomasochistico sono ben evidenti nella pubblicit:
le persone ingeriscono costantemente pillole, mangiano o bevono, si preoccupano per la costipazione,
si lavano e si deodorano.
Queste rapide osservazioni possono chiarire il problema insito (ed evitato) nella dottrina
dell'imparzialit:
l'indottrinamento non avviene solo in alcuni campi controversi (politici), ma nell'insieme:
nell'intera programmazione dei media.
Questo indottrinamento soddisfa e risponde alla mentalit dominante di identificazione
(istintuale) con il sistema. Pertanto non si manifesta come indottrinamento e non sembra n ostacolare
n condizionare la libera formazione dell'opinione personale.
Sulla base di questa armonia preesistente tra gli interessi dei media (come quelli della societ
capitalista avanzata) e gli interessi della gente che si identifica con questa societ, il valore istintuale
dell'aggressivit e della sottomissione, la violenza e l'abbandono vengono piacevolmente riprodotti, a
tutto vantaggio del sistema.
Questo alto grado quantitativo e qualitativo di indottrinamento (che passa quasi inosservato
come intrattenimento e informazione) rende del tutto inutili l'introduzione di tempi e opportunit
uguali. Persino il pi radicale punto di vista contrario trova la sua collocazione nella
programmazione delle 24 ore, intensificando l'efficacia dell'insieme attraverso l'incorporazione della
parte dissidente. Schiacciata tra i consigli contro la costipazione e una partita di calcio, la presentazione
della realt in Indocina negli Stati Uniti fallisce ancor prima di essere programmata e avviata - tanto
pi perch disturba o addirittura vanifica i valori immensamente pi forti del divertimento, dello sport e
degli affari. Opportunit effettivamente uguali per il dissenso radicale comporterebbero la soppressione
di spettacoli come la Rose Bowl Parade, le corse automobilistiche, ecc., poich il lavaggio del cervello
 pi efficace in questi spettacoli non politici che in un discorso del Presidente. Questi programmi
modellano e ricreano il carattere istintuale che porta gli individui ad accettare la sottomissione ai poteri
che gli forniscono questi spettacoli, e la loro produzione appartiene alla difesa dell'interesse nazionale.
Alla base dell'indottrinamento repressivo non c' il governo, n gli uomini politici, n i magnati
della finanza, ma il popolo, quel popolo che  stato costruito per circa mezzo secolo. Un governo che
bandisce la pubblicit, gli sport aggressivi, la corruzione  anche possibile, ma sarebbe inimmaginabile
l'approvazione popolare di una simile politica. Si assisterebbe ad una rivoluzione: a un'esplosione di
spontaneit popolare, che verrebbe prontamente sfruttata e veicolata dalle organizzazioni di destra per
disfarsi delle forze liberali e di sinistre ancora rimaste.
Un indizio in questa direzione  che la componente sadica del carattere sadomasochistico cresce
con l'aggravarsi delle difficolt politiche ed economiche del sistema (inflazione, disoccupazione,
guerra commerciale, resistenza alla politica imperialista). E' come se il paese non possa ormai essere
governato se non con metodi mafiosi: furto, ricatto, intimidazione e inganno. Normalizzazione della
violenza, largamente gratuita, fattore di appagamento istintuale.
In queste circostanze, un'inversione della tendenza dominante dovrebbe essere portata avanti
contro la (maggioranza della) gente, contro la democrazia costituita, per la costruzione della
democrazia. I prerequisiti essenziali allo sviluppo di un governo democratico, che erano stati teorizzati
nel diciannovesimo secolo dai padri del liberalismo, in realt non si sono mai avverati compiutamente:
il popolo sovrano composto da individui liberi di formarsi la propria opinione a partire da
un'informazione adeguata, non veicolata n dominata da partiti politici, poteri economici, lobby,
oligopoli, ecc. Per un popolo libero l'assenza di limiti alle libert civili  l'unico legittimo e appropriato
veicolo di governo -la sua stabilit e il suo mutamento. I limiti alle libert oggi prevalenti costituiscono
ancora una protezione vitale dal fascismo, ma sono anche insufficienti e incapaci di interrompere la
tendenza verso il fascismo, perch la voce del popolo  anche la voce dei suoi padroni...
La dittatura educativa come rimedio? Possiamo sbarazzarci rapidamente di questa irritante
domanda, poich una simile dittatura  concepibile solo nel corso di una rivoluzione vittoriosa: e negli
Usa non vi  neanche una situazione prerivoluzionaria. Il problema allora : come si pu raggiungere
una sovranit popolare e libert civili autentiche nel contesto democratico esistente, ovvero, nelle
condizioni prevalenti (soggettive e oggettive) che ostacolano questi obiettivi?
La strategia deve essere largamente difensiva, palliativa e preparatoria. Come tale, dovrebbe
puntare a un mutamento graduale nella mentalit del popolo, prodotta e riprodotta dai media: un
cambiamento dei valori istintuali e manifesti, indottrinati dalle offerte e introiettati negli individui.
Questi valori indottrinati (e richiesti) sono in larga parte quelli che soddisfano la mentalit
sadomasochistica: violenza, brutalit virile, sottomissione femminile, sesso commercializzato. Tuttavia,
questa inversione di tendenza richiederebbe anche la negazione del carattere indottrinante delle
informazioni apparentemente oggettive (le news), estremamente parziali attraverso l'omissione, l'uso
delle fonti governative e l'assenza di commento critico come parte stessa dell'informazione.
Quest'ultimo aspetto  di fondamentale importanza: costituisce un esempio straordinario di come un
principio in origine progressista e liberatorio (cio la separazione del commento soggettivo dalla
realt e dall'informazione oggettiva) possa trasformarsi in soppressione. Nella misura in cui la realt
e la sua presentazione diventano terreno dei monopoli, adattate al momento della loro determinazione e
selezione, la critica di queste condizioni predeterminate rappresenta essa stessa la determinazione di
fatti che non appaiono nella struttura delle notizie. Il relegare queste informazioni critiche negli
editoriali o a brevi speciali radiofonici o televisivi riduce l'informazione a opinione.
Il processo di inversione andrebbe operato su entrambi i livelli: trasformare i valori istintuali e
deviare l'attenzione dall'informazione preconfezionata significa sradicare la struttura capitalista dal
sistema della comunicazione. Data la resistenza delle corporations dell'Establishment, esso dovrebbe
avvalersi di contro-istituzioni. media non commerciali, scuole e libere universit, cooperative,
collettivi, ecc.
Ma gi a questo punto, a questo primo livello, gli ostacoli sembrano insormontabili:
l'opposizione manca dei fondi necessari all'acquisto di uno spazio adeguato; non sarebbe competitiva,
verrebbe sabotata, ecc.
La disuguaglianza insita nel sistema trasforma la dottrina dell'imparzialit in un eufemismo:
in gioco  l' eguaglianza, requisito fondamentale e indispensabile della vera imparzialit. Senza di essa,
il gioco  truccato - nonostante tutta l'imparzialit. E l'uguaglianza  impossibile all'interno del sistema
capitalistico. La sola uguaglianza che opera nel sistema capitalista  l'equazione di tutte le cose in base
al loro valore di scambio; e quest'equazione deriva e riproduce la disuguaglianza di fondo esistente tra
coloro che possiedono e controllano i mezzi di produzione e coloro che da questi sono separati. E
questa disuguaglianza determina anche il sistema della comunicazione.
Supponiamo di applicare la dottrina dell'imparzialit: tutte le dichiarazioni o i programmi
controversi verrebbero sottoposti a contraddittorio, concedendo a tutti un uguale spazio (anche nella
fascia oraria di massimo ascolto). Non cambierebbe niente di fondamentale, perch controversa  in
primo luogo tutta la composizione del Consiglio d'Amministrazione e controversa  la selezione delle
licenze; controverso  l'unione di pubblicit e programmi, controverse sono le priorit nella selezione
dei programmi e dei valori in essi propagati.
Peggio ancora, la dottrina dell'imparzialit potrebbe essere ugualmente applicata a emittenti
autofinanziate o ad altre emittenti non commerciali che hanno un orientamento nettamente
anticonformista e critico e quindi, potrebbe indebolire l'unica opposizione ancora legittima. Significa
questo che l'unica possibilit  la sovversione del sistema capitalista ?
Credo che alcuni rimedi temporanei siano possibili all'interno del sistema. Il terreno  dato
dalle tendenze distruttive (economiche, politiche e morali) alle quali  sottoposto il sistema. Queste
tendenze minano la lealt della popolazione subordinata, l'approvazione del sistema dei valori
esistente: potrebbero aprire la mentalit chiusa, schiuderla verso altre prospettive. Tuttavia, perfino
questi rimedi provvisori (di cui parler subito) presupporrebbero un nuovo Congresso e un nuovo
governo di estrema sinistra - sebbene in alcun modo socialista (per il quale non esiste alcuna base
popolare). Si pu supporre che questo tipo di governo possa emergere nel futuro prevedibile (a mala
pena concepibile!) e istituire nuovi controlli sui media.
Il punto non : media liberi o controllati, ma un mutamento nella direzione dei controlli
esistenti, che predominano sotto varie forme: autocensura, sponsorizzazione commerciale, controllo
politico, intimidazione.
Non si tratta quindi di reprimere le libert, ma di reprimere privilegi: la repressione
dell'indottrinamento.
I rimedi provvisori necessari ad una possibile inversione nella direzione dei controlli sono:
(a) istituzionali:
- Una rete di network radiofonici e televisivi non commerciali, finanziati dal governo (e dal
contribuente), controllati da gruppi di liberali militanti. Queste emittenti devono essere educative e
divertenti.
- Finch le reti commerciali continueranno ad avere un'influenza predominante sull'opinione
pubblica: obbligo di separazione tra pubblicit e programmi, estensione dei programmi di informazione
con commenti critici...
(b) psicologici:
- obiettivo principale: combattere la violenza latente e manifesta, legale e criminale, mostrata
dai media, mostrando, la violenza difensiva nella lotta contro la violenza aggressiva: protezione
dell'ambiente; lotta contro la brutalit della soppressione...
- sfatare i valori aggressivi della virilit, dell'eroismo, della forza, dell'astuzia cinica...
- rigida proibizione degli stimoli distruttivi dell'istinto di morte, come i dmolition derbys,2
le gare ciclistiche e automobilistiche, ecc.
In questa fase, l'indottrinamento e la repressione come condizioni normali sono ancora il
risultato dell'autocensura piuttosto che dell'interferenza esterna. L'autocensura si manifesta su due
livelli: dalla parte di chi controlla i media e da quella dei suoi oggetti, da parte di quello stesso pubblico
che acquista i programmi e prova molto piacere nel guardarli, introiettandone quindi i loro valori
indottrinanti.
E' essenzialmente in virt di questa introiezione che la vera censura appare come libert, e la
libert agisce come autocensura, autorepressione (inconscia): rifiuto di uno stile di vita alternativo, di
una diversa qualit della vita: senza il lavoro alienato, senza paura...
Decisivo per i valori repressivi della societ dei consumi  l'alto grado di piacere, persino di
razionalit, non soltanto attraverso l'appagamento sadomasochistico, ma anche attraverso i comfort
quotidiani per la maggior parte delle popolazioni metropolitane.
Anche i pi piccoli nuovi controlli e le conseguenti variazioni nei programmi incontrerebbero
una forte resistenza popolare (insistenza su soap operas, violenza, sport...). Ma la dottrina
dell'imparzialit non sarebbe nient'altro che un abbellimento dello status quo se non venisse intesa e
applicata come parte di un processo di rieducazione politica. Un governo disposto e in grado di
impegnarsi in questo processo minerebbe la forma dominante di capitalismo - che in ogni caso  stata
minata. Inoltre, sarebbe un governo repressivo - la repressione della liceit distruttiva ancora
consentita, in nome della libera iniziativa, ai monopoli cospirativi; repressione anche della
corrispondente liceit riconosciuta al popolo di soddisfare la propria aggressivit nella violazione della
natura, incluse le sue stesse potenzialit.
L'indottrinamento dominante non pu essere annullato senza una nuova legislazione che miri a
trasformare la mentalit popolare che  il prodotto e, allo stesso tempo, il terreno dell'indottrina-mento
continuato.
E' pura ipocrisia rifiutare in nome della libert questa legislazione contro la liceit distruttiva e
denunciarla come dittatura educativa. Se anche fosse, questa dittatura  sempre esistita in varie forme:
fino a poco tempo fa, raramente veniva richiesto il consenso del popolo al potere politico che lo
educava. Ci  avvenuto per molto tempo attraverso la forza bruta, poi attraverso un processo elettorale
in cui il popolo ha avuto una piccola opportunit di interessarsi all'istruzione e alle competenze dei
candidati che dovevano rappresentarlo.
Una societ libera e un individuo libero devono ancora essere raggiunti, bisogna ancora lottare
contro la pi efficace e pi popolare delle societ non libere.
La lotta  contro la tendenza autoritaria insita nel capitalismo monopolistico e nella sua societ
dei consumi: la sottomissione dell'individuo (ampiamente libidica, ma anche necessaria, imposta) ai
governi che forniscono beni e benevolenze. La remissivit permea il sistema democratico e recupera il
livello sadomasochistico della mentalit nazista:
- i crimini di guerra in Indocina sono stati perpetrati obbedendo agli ordini provenienti
dall'alto,
- le azioni chiaramente illegali e criminali sono state facilmente compiute dalla banda del
Watergate perch, senza alcun dubbio, gli ordini venivano dall'alto,
-... altri esempi...
Contemporaneamente, uno dei pilastri dell'uguaglianza e dell'imparzialit liberale,
l'universalit e la prevedibilit della legge, viene abolito quantomeno in una dimensione fondamentale
della libert di espressione: la Corte Suprema degli Usa (il 21 giugno 1973), ha ceduto la definizione e
la censura dell'oscenit agli stan-dard della comunit locale e, nell'applicazione di questi standard, i
giudici e i giurati possono affidarsi alla propria reazione personale nei confronti della materia oggetto
di controversia (L.A. Times, 22 giugno 1973). Ora, la pornografia non  esattamente un'espressione del
sentimento rivoluzionario o al limite progressista. Quello che spaventa non  lo specifico soggetto, ma
la tendenza oggettiva della decisione della Corte: lo standard della comunit qui invocata come
giudizio e legge ricorda l'appello al sano sentimento popolare (gesundes Volksempfinden).
Lo scandalo Watergate (in verit lo scandalo che  la realt del capitalismo monopolistico) 
forse uno degli esempi pi sorprendenti di tolleranza repressiva. L'investigazione pubblica su larga
scala, la stessa pubblicit data alle attivit criminali, la violazione della Costituzione al livello pi alto
del governo sono sempre pi spesso utilizzate per mostrare che il paese  libero, che questo genere di
cose non sarebbero mai uscite in un regime autoritario. In realt, la tolleranza apparentemente
illimitata riconosciuta alla critica e all'indagine, e alle accuse contro il governo, mostra qualcosa di
estremamente diverso, vale a dire fino a che punto lo Stato sia diventato completamente immune alla
critica e all'accusa. Se il governo fosse stato effettivamente sottomesso al controllo popolare, se ci
fosse ancora un effettivo contropotere del Congresso, questo governo sarebbe stato cacciato via ormai
da molto tempo. Anche se lo stesso Presidente non fosse stato a conoscenza di tutte queste manovre
illegali e incostituzionali, avrebbe perso comunque il potere perch responsabile del personale scelto
per la Casa Bianca: faccendieri, strateghi, ricattatori, informatori, ecc. Tuttavia, l'interesse
nascosto per le istituzioni, che  quello di salvaguardare e sostenere il capitalismo monopolistico, milita
contro ogni serio pericolo di disgregazione, contro ogni seria perdita di prestigio - specialmente in una
fase in cui il grande schema della crescita capitalistica include la collaborazione con le superpotenze
comuniste.
Circoscritta dentro questo interesse nascosto, la tolleranza apparentemente totale per le accuse
pi dirompenti contro l'esecutivo  destinata a rimanere inefficace in termini di mutamento reale, quel
cambiamento cio che rivoluzionerebbe le tendenze fondamentali della politica nazionale ed estera.
E tuttavia pu spostare un po' di voti, rafforzare qualche carattere, indebolire il fittizio consenso
popolare e la falsa volont generale. Forse  arrivato il momento di riconoscere (ancora una volta) la
funzione politica repressiva e reazionaria del relativismo, di riconoscere che esiste ancora qualcosa
come una verit oggettiva, un bene oggettivo per cui lottare, anche contro uno schiacciante consenso
popolare. Solo questa verit e questo bene sono dimostrabili, ma la dimostrazione non 
necessariamente una questione di maggioranza, e non di certo di una maggioranza che ha subito il
lavaggio del cervello.
NOTE
* Dattiloscritto in lingua inglese di 23 cartelle ritrovato nel Marcuse Archiv (HMA 382.01),
senza data e titolo, probabilmente la bozza di un articolo per il Yale Law Journal mai pubblicato.
Nella stessa cartella conservata presso il Marcuse Archiv si trova anche una precedente versione del
testo di 28 cartelle. Il testo, rimasto inedito,  pubblicato qui per la prima volta.
1 La dottrina dell'imparzialit o Fairness Doctrine  il nome assunto dalle regole imposte
dalla United States Federal Communications Commission a partire dalla fine degli anni Quaranta per
garantire il rispetto e l'uguale copertura di tutti i punti di vista sui mezzi di comunicazione.
Corrispondono a grandi linee alla nostra par condicio durante le campagne elettorali (N.d.C.)
2 Gara automobilistica divenuta popolare negli anni Cinquanta negli Stati Uniti in cui le
automobili si scontrano l'un l'altra e vince l'ultima rimasta in pista (N.d.C.).
IV. I MOVIMENTI NELL'ERA DELLA CONTRORIVOLUZIONE
PREVENTIVA
SU ANGELA DAVIS*
1969
Questa non  la celebrazione di una vittoria. Al contrario, credo che la lotta stia iniziando solo
adesso, la lotta contro tutti coloro che vogliono trasformare la vostra universit in un tirocinio per la
perpetuazione di una societ la cui sicurezza e prosperit si basano sull'oppressione e la schiavit di
altri popoli, dentro e fuori i confini nazionali. La lotta contro questi poteri deve continuare, perch 
una lotta per il vostro futuro. Vogliono proteggervi da idee controverse che, a loro giudizio, minacciano
e distruggono la societ americana. In tutta umilt, ritengo che qui si sia fatta confusione e che vi sia
una certa dose di linguaggio orwelliano, visto che queste idee controverse potrebbero semmai
compromettere o distruggere i poteri esistenti che dominano la societ, e non la societ stessa.
Ora un tribunale ha deliberato a favore di Angela e contro i membri del consiglio di
amministrazione dell'universit. Faccio presente che i membri del consiglio d'amministrazione hanno
riconosciuto ormai da molto tempo l'errore commesso: esistono altri e pi efficaci metodi di
repressione da utilizzare nelle universit che consentono di non ricorrere ai tribunali, ovvero il bilancio
(quello largamente preferito), la censura preventiva e il controllo delle nomine, le promozioni, e cos
via; e scommetto che  proprio ci che succeder. La lotta per Angela , in fin dei conti, una lotta per
tutti voi.  una lotta contro il nuovo maccartismo, contro la nuova ondata di repressione che da questo
paese si diffonde in tutto il mondo. Ed  in questo contesto che va inserito il caso di Angela. E' una
lotta per voi. Per noi, vorrei dire, che non possiamo pi tollerare, che abbiamo il voltastomaco alla
visione di una societ ricca, la pi ricca del mondo, che vive su un'economia di morte, di spreco, di
obsolescenza pianificata e di corruzione. Non possiamo pi tollerarlo, e spero che questa intolleranza,
questa benedetta intolleranza, non tenga conto dello scarto generazionale, poich, nonostante io sia un
po' pi grande di voi, provo la stessa vostra intolleranza. Anche in questo caso siamo sulla stessa barca.
La domanda che voglio porre molto brevemente oggi  la seguente: pu questa societ, senza un
mutamento radicale, eliminare le condizioni su cui poggiano la sua sicurezza e la sua prosperit? La
risposta che suggerisco  negativa. Negativa perch, lo confesso, in quanto marxista, ho molta fede
(cattiva fede) nel sistema capitalista. So che questo sistema  molto efficiente, molto razionale, e che
non ama lo spreco e la distruzione, a meno che spreco e distruzione non vengano considerati necessari
per la stessa riproduzione del sistema. Mi sembra che i migliori marxisti del nostro paese siano oggi
quelli che governano la nostra societ:  come se volessero dimostrare con le loro azioni, e non solo
con i discorsi, che Marx aveva ragione. Aveva ragione non solo sull'unione tra potere economico e
potere politico, ma anche sulla necessit che ha il capitale di espandersi, e di farlo continuamente per
continuare a esistere e a fare profitti. Questo tipo di societ, ovvero quella capitalista, spende mille
miliardi di dollari dal 1946 per quella che viene definita sicurezza nazionale, mentre, allo stesso
tempo, sembra che questa sicurezza invece di aumentare si riduca. La somma include pi di 25 miliardi
di dollari spesi per un esercito e per delle armi che non sono mai state utilizzate. Pi della met degli
scienziati del paese lavorano direttamente o indirettamente per il Pentagono, e non sta a me illustrare lo
spreco e l'obsolescenza negli altri settori dell'economia.
Ora, voi non fareste cose di questo genere a meno che non le consideriate necessarie e, infatti, il
potere costituito considera fondamentale la sicurezza del suo futuro spazio vitale, al sicuro dal potere
comunista. Quindi,  necessario continuare a costruire ovunque un Nemico, in Cina, in Vietnam, a
Cuba, nell'America Latina: la sua esistenza  indispensabile se si vuole che la gente continui a credere
in questa follia.
Ora, io sostengo che questa fede  gi stata scossa e se  cos,  in larga misura per merito
vostro, grazie ai vostri sforzi. Forse voi non lo sapete; forse voi pensate di essere nient'altro che un
gruppo di intellettuali separati dalle masse. Il governo ha compreso prima e meglio di voi la situazione;
ha penetrato con pi acume la realt dei fatti e l'entit del potere che gi rappresentate. Tutto il peso
della repressione sta cadendo sulle scuole, sulle universit e sui militanti neri dei ghetti con i quali vi
siete uniti per lottare. L'intera forza della repressione non sta colpendo il lavoro organizzato, sta
colpendo voi; sanno perch e sanno perch devono farlo.
In altre parole, se nessuno  in grado di interrompere la riproduzione quotidiana di questa follia,
allora siete voi, e soltanto voi - neri, bianchi e di altri colori - che potete spezzare questa follia. Bene,
ancora una volta il primo suggerimento arriva dal Presidente degli Stati Uniti. Egli afferma che si pu
dissentire, purch il vostro dissenso non diventi troppo pubblico, purch rimanga tra le mura
domestiche o nelle urne elettorali. In altre parole, non gli piacciono le manifestazioni di piazza, e il mio
suggerimento  di continuare le vostre manifestazioni, perch lui sa, forse anche meglio di voi, che
riusciranno, si allargheranno, e sveglieranno le coscienze di quelli che ancora non hanno visto,
compreso e percepito cosa sta succedendo. Continuate e tentate di estendere le manifestazioni, e non
distogliete l'attenzione da quel che succede nel mondo universitario. Chiedete le dimissioni dei membri
del consiglio d'amministrazione che hanno violato le leggi del paese, che insistono che voi dovete
rispettare le leggi, ma che se le dimenticano quando queste vanno contro i loro interessi. Qualora non
doveste riuscire in questo intento, e sapete benissimo, come lo so anch'io, che non ci riuscirete mai -
perch se esiste un potere arbitrario questo  quello dei reggenti dell'universit - allora assicuratevi
almeno che restituiscano ai docenti e agli studenti l'autorit sulle nomine e sulle promozioni, e che non
io tengano nelle loro mani.
Ammetto che tutti questi suggerimenti sono circoscritti all'universit e ai campus. Vi sono
compiti pi grandi, soprattutto la formazione di alleanze con i grandi gruppi oppressi di questo paese,
come i neri e le altre minoranze, in una sorta di educazione ad ampio raggio. Ma non sottovalutate
l'importanza dell'universit. Ancora una volta, la funzione delle scuole e delle universit nel sistema 
cambiata. In particolare,  cambiato il processo produttivo del capitalismo avanzato. Questo processo
sempre pi spesso fa affidamento su un personale intelligente altamente qualificato: scienziati, tecnici,
ingegneri, psicologi e persino sociologi, senza di loro il sistema non potrebbe pi funzionare. Ed 
proprio nelle universit e nelle scuole che il sistema istruisce i suoi nuovi quadri, di cui ha bisogno per
la sua riproduzione. Siete voi. Lungi dall'essere un gruppo di intellettuali, voi rappresentate per il
sistema uno dei contingenti pi importanti, necessari alla sua riproduzione. Dovete dimostrare di saper
resistere al sistema, che siete in grado di rifiutare di farvi trasformare nei servi del sistema. Ancora una
volta, tocca a voi. State lottando per voi stessi; state lottando per tutti coloro che rifiutano la vita
imposta da questa societ, che desiderano finalmente gestire e godere la propria vita, con la coscienza
pulita e senza sensi di colpa. Grazie.
Ora vorrei affrontare l'aspetto pi piacevole: non vi ho ancora detto perch Angela Davis era la
vittima ideale di questa repressione. Esistono varie ragioni:  nera, militante, comunista, estremamente
intelligente, ed  pure bella - e questa combinazione  pi di quanto il sistema possa tollerare! Vorrei
adesso presentarvi non pi la mia studentessa, ma la mia collega alla facolt dell'Universit della
California: Angela Davis.
1971
Non parler delle accuse subite da Angela Davis, n di quanto vana sia la speranza di un suo
processo equo; piuttosto parler di una donna che conosco da pi di sei anni e di quello che  successo
a questo essere umano nella nostra societ.
E' stata una mia studentessa in filosofia e in teoria politica. Nel corso delle lezioni e dei
seminari, abbiamo discusso i grandi testi che hanno caratterizzato la storia della civilt occidentale: dai
filosofi greci a Hegel e Nietzsche; dai teorici politici dell'antica Grecia a Marx. Ho detto (e lo ripeto
perch  vero e perch potrebbe aiutare a spiegare il suo sviluppo, la sua vita) che  stata la migliore o
una dei migliori studenti che io abbia mai avuto in pi di trent'anni di insegnamento in questo paese.
Una studentessa straordinaria non soltanto per la sua intelligenza, e per la sua disponibilit ad
apprendere, a conoscere, ma anche per quella sensibilit e quel calore umano senza i quali
l'apprendimento e la conoscenza rimangono astratti, meramente professionali e, in ultima analisi,
irrilevanti. Angela ha appreso tutto ci di cui i grandi filosofi hanno sempre parlato: la libert e la
dignit dell'uomo, l' uguaglianza, la giustizia, e come le relazioni umane e la societ dovrebbero
basarsi su queste idee. Ha afferrato tutto quello che un bravo studente  in grado di comprendere molto
presto, ovvero che questi importanti concetti in realt sono nulla, se non sono pi di semplici idee, di
meri valori professati nelle aule, nelle chiese, dai politici; ha compreso subito che questi concetti
sono falsi e irrilevanti a meno che non vengano tradotti in realt - per tutti gli esseri umani. Ed Angela
ha osservato attentamente il mondo in cui era cresciuta e che la circondava: il destino del popolo nero
cui apparteneva, l' oppressione, l' ingiustizia, la miseria contro cui gli uomini hanno lottato e protestato
per secoli, e che sono ancora qui - a dire il vero peggiorando, mentre questa societ ha ora tutte le
risorse necessarie per sconfiggere la povert, l' ingiustizia e la miseria in tutto il mondo. Ed  proprio
questa societ che reprime continuamente e sistematicamente la protesta militante contro i suoi
abomini, in Indocina, nelle sue prigioni e nelle istituzioni psichiatriche, contro lo spreco e la distruzione
che costituiscono il lato oscuro di un benessere fittizio. I leader delle minoranze di colore sono sotto
processo; i campus sono soffocati; i fratelli Berrigan sono in carcere1; Angela  in carcere.
Angela era un'eccellente insegnante, persino i suoi critici riconoscevano che non usava le aule
per la propaganda e l'indottrinamento. Non ne aveva bisogno! Era sufficiente presentare i fatti,
analizzare le condizioni esistenti. Si rifiutava di considerare gli ideali di libert della civilt occidentale
come semplice oggetto di studio, come materiale per esami e per titoli accademici. Per lei, quegli ideali
erano vivi e dovevano diventare realt, qui ed ora, non in un lontano futuro, non come eterne e attese
promesse. Non poteva quindi restare confinata nelle aule, nel territorio relativamente sicuro e isolato
del campus. Angela ha portato la verit (la sua verit, la nostra verit) fuori: ha protestato, manifestato,
organizzato, e non ha mai celato la sua appartenenza politica. Ed  stata licenziata per ragioni politiche.
Voglio concludere con un commento personale.
Angela  una delle persone meno violente che io abbia mai incontrato (penso che basti soltanto
guardarla in faccia per capirlo!). Era circondata dalla violenza (radicata in questa societ); la sua vita
era minacciata, quella dei suoi fratelli neri e delle sue sorelle nere era minacciata. E tuttavia, non riesco
proprio ad immaginare che abbia cospirato o partecipato ad atti di violenza. Dovrei trovarmi di fronte a
prove inoppugnabili per poterci credere.
1972
Angela lotta soprattutto per la liberazione del suo popolo -ma sa che questa lotta ha un obiettivo
pi ampio e al tempo stesso molto immediato, cio il capitalismo americano. Immediato: perch in
esso non c' pi nulla di astratto. Vi sono i ghetti, i tribunali, le carceri, la polizia - e le vittime
quotidiane. Ma vi sono anche i supermercati e la produzione di un'enorme abbondanza, di gadgets, di
merci che invecchiano di anno in anno e che si debbono comprare nuovamente - l'industria della
ricchezza totale in mezzo all'immondizia, all'inquinamento, alla miseria, al crimine.  la ricchezza
pazzesca di questa societ, il suo uso criminale, e l'evidenza di questa pazzia che rende oggi cos
insopportabile l'oppressione, articola la protesta contro il sistema e allarga la sua base. Ma nello stesso
tempo frustra. Perch la protesta incontra l'onnipresente potere del sistema e della sua prosperit, in cui
 integrata anche la maggioranza della classe operaia organizzata. Cos l'opposizione radicale  limitata
a gruppi minoritari. Il movimento di liberazione dei neri, come una di queste minoranze, si trova nello
stesso fronte anticapitalistico con il movimento studentesco, i giovani operai, le donne...Tuttavia questa
posizione di lotta comune non ha ancora creato un fronte unitario, e nessuna organizzazione pi ampia
garantisce un minimo di strategia unitaria.
Nella sua difesa Angela ha sempre sottolineato di essere comunista. Il che significa che intende
la lotta per la liberazione dei neri come parte e aspetto della lotta generale per la liberazione dal
capitalismo. E oggi negli Usa questa lotta generale (sebbene ancora minoritaria) ha un obiettivo molto
concreto, terribilmente concreto: la guerra contro il popolo vietnamita. Qui  concentrato tutto il
terrore del tardocapitalismo monopolistico. La sua forma estrema in Indocina  l'estrema
manifestazione della sua normale manifestazione nelle metropoli. I crimini di guerra in Vietnam,
divenuti quotidiani, favoriscono la criminalit quotidiana a casa (e nello stesso tempo sono da questa
alimentati), la brutalit di laggi ufficialmente approvata come dovere nei confronti della nazione,
assolve la brutalit consumata qui, e l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra a casa, nella
madrepatria,  soltanto la pallida copia della distruzione totale, sistematica, condotta in Vietnam. Non
basta pi uccidere gli uomini ancora vivi (uomini, donne, bambini) - si deve anche distruggere il
terreno fertile per le future generazioni: i raccolti, gli animali, le foreste. Perch l'onore (e la sicurezza)
nazionale non permette di piantare in asso un alleato che noi stessi abbiamo inventato ed
equipaggiato. Eppure si sa che in questo modo non riusciranno a vincere. Forse d vorranno anche le
armi atomiche. E tuttavia gli invasori non vinceranno...
Ma perch tutto ci? Non  questa la sede per discutere i problemi della politica imperialistica o
neoimperialistica. Solo un'osservazione generale:
- il capitalismo monopolistico americano non pu pi permettersi di vedere il suo dominio
sfidato in territori strategici (Cuba!). Le forze di liberazione che insorgono devono essere represse,
intimorite;
- la guerra contro il popolo vietnamita  la guerra preventiva contro ogni movimento di
liberazione: in Asia, Africa, e soprattutto in America Latina. E in casa propria... !
Si deve impedire la rivoluzione su scala globale: la rivoluzione che non si lascia cooptare, la
vera libert. Anche in casa propria: nella stessa metropoli. Perch anche l cresce la resistenza. Ma
cresce pi lentamente della repressione. La lotta contro l'ultima e pi potente fase del dominio
capitalistico non ha ancora un'organizzazione effettiva, nazionale e internazionale. La forza d'urto
dell'opposizione continua ad essere indebolita con atti terroristici insensati e con infinite controversie
di piccoli gruppi per i quali una presunta ortodossia teorica e pratica  pi importante del
rafforzamento del potenziale anticapitalistico.
E' urgente la creazione di un fronte unitario della sinistra, vecchia e nuova, al di sopra delle
singole organizzazioni (o meglio: al di sotto delle singole organizzazioni), per la creazione di pi ampie
basi di difesa.
La controrivoluzione deve essere fermata. L'alternativa  il fascismo globale. Non siamo noi
qui, noi negli Usa, a stare in prima linea nella lotta, ma il popolo vietnamita. Lavoriamo per la sua
liberazione!
24 ottobre 1972
8831 Cliffridge Ave.
La Jolla, Calif. 92037
Cara Angela,
Non ti ho mai scocciato con lettere che ti esprimessero le mie opinioni e avrei continuato a farlo
se non fosse che i miei amici qui e in Europa (e intendo amici) mi sollecitano a scriverti. Forse pu
contribuire a rimediare al danno che  stato fatto alla causa per la quale hai lottato (e che  realmente
anche la nostra causa). Mi riferisco naturalmente al tuo atteggiamento nei confronti dei fatti accaduti in
Cecoslovacchia.
In base a quanto ho letto riportato sui giornali europei e sulla Pravda del 14 agosto (come
riportato nel Los Angeles Free Press del 14 settembre), tu hai rifiutato di difendere i prigionieri politici
in Cecoslovacchia perch ci sarebbe stato chiederti di allearti con gli anti-comunisti per difendere gli
anti-comunisti. Ma anche se non hai fatto questa dichiarazione, il tuo silenzio e la tua visita ufficiale
in Cecoslovacchia hanno invalidato la tua spesso ripetuta volont di liberare tutti i prigionieri politici.
Tu sai quanto io sia familiare con la differenza tra capitalismo e comunismo e tra l'opposizione
in un paese comunista e in uno capitalista. I compagni cechi (alcuni li conosco personalmente) sono
prigionieri politici; sono comunisti e marxisti; dire che non meritano di essere difesi perch sono
anti-comunisti  cos manifestamente falso che non necessita confutazione. Questa tesi  stata respinta
anche dai partiti comunisti dell'Europa occidentale nella loro critica pubblica dei processi.
Sono atterrito dall'effetto che il tuo rifiuto ha avuto sui militanti marxisti qui e in Europa. Essi
sanno, come me del resto, le ragioni del tuo atteggiamento. Le rifiutano non solo perch queste ragioni
non corrispondono ai fatti ma anche perch possono provocare un danno serio alla lotta per il
socialismo e aiutano gli anticomunisti. La lotta per la quale sei diventata un simbolo supera la
gratitudine e la riconoscenza personale.
Pi volte mi  stato chiesto se sei ingenua o cinica. Penso che la domanda sia irrilevante: non
sei nessuna delle due cose, ma credi ancora che, oggi, la lotta per il socialismo possa essere portata
avanti dai partiti comunisti, l'unica efficace organizzazione della classe operaia. Ma dove? In Francia e
in Italia che non ha mai visitato (n nei tuoi viaggi hai visitato i tuoi amici nella Germania occidentale
che ti hanno aiutato cos tanto). I partiti nell'Europa dell'est non lottano per il socialismo o il
comunismo, ma per il sistema dominante - un regime che ai suoi massimi livelli  sempre pi
collaborativo con l'establishment capitalistico (e che giustamente rivendica il suo ruolo per la rinnovata
popolarit di Nixon).
Cosa si pu fare dunque? Ovviamente, non si pu pi tornare indietro. Ti suggerisco quanto
segue: fai un altro discorso pubblico negli Stati Uniti e spiega quello che hai da dire, le ragioni dei tuoi
atti e rispondi alle critiche alla tua linea da un punto di vista marxista. Meglio ancora: organizza
piccoli incontri per favorire questa discussione libera tra marxisti. Sia chiaro, non devi difenderti, ma
ancora una volta: in gioco non sei soltanto tu come persona ma la causa per la quale hai lottato. Non si
tratta di difendersi ma di discutere, in concreto, a partire dalla situazione attuale, le principali
condizioni e prospettive della transizione al socialismo nella teoria e nella prassi.
Questo pu essere fatto apertamente, in pubblico; solo in questo modo la discussione pu
raggiungere le persone fuori e oltre i piccoli gruppi e le cricche. E' sempre stato cos - tranne che in
condizioni di guerra e di illegalit (condizioni che ancora non prevalgono in questo paese). Un partito
comunista non dovrebbe temere una simile discussione, e tu sei pi e qualcosa di diverso da un
membro del Comitato Centrale del partito comunista americano.
NOTA
* Angela Yvonne Davis  nata a Birmingham il 26 gennaio 1944 nel pieno delle lotte contro la
segregazione. Dopo essersi iscritta alla Brandeis University, nel 1960 si trasferisce a Francoforte in
Germania dove studia per due anni con Theodor W. Adorno, prima di trasferirsi per due anni alla
Sorbona a Parigi. Rientrata negli Stati Uniti consegue nel 1965 la laurea in filosofia con Marcuse e
torna i Germania per un periodo di ricerca all'istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Al suo
rientro negli Stati Uniti raggiunge Marcuse all'Universit della California a San Diego dove lavora ad
una tesi di dottorato in filosofia su L'analisi kantiana della violenza nella rivoluzione francese. Qui
nel 1968, dopo anni di militanza nello SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), si iscrive
al partito comunista americano e al Black Panther Party. Per questo motivo, dopo solo un anno di
insegnamento come assistant professor di filosofia, viene cacciata dall'Universit della California con
la promessa da parte dell'allora governatore della California Ronald Reagan di non trovare pi posto
nel sistema universitario californiano. Reiterata al ruolo pochi mesi dopo per l'illegittimit della
procedura, fu accusata nel 1970 di avere partecipato al conflitto a fuoco organizzato dai cosiddetti
Soldedad Brothers per favorire la fuga di George Jackson dal penitenziario californiano di San Rafael.
Dopo due settimane di latitanza, fu arrestata a New York e rinchiusa in carcere per sedici mesi, prima
di essere prosciolta da tutte le accuse. Oggi  professoressa all'Universit della California di Santa Cruz
presso il Department of History of Consciousness, che ha contribuito a fondare insieme a James
Clifford, Donna Haraway e Barbara Epstein.
Qui di seguito si pubblicano alcuni dei principali interventi di Marcuse in favore di Angela
Davis. Apre un intervento del 24 ottobre del 1969 a Berkeley per festeggiare il reintegro della Davis
dopo la sua sospensione per militanza comunista. Originale in lingua inglese,  conservato nel Marcuse
Archiv (HMA 374.00) con la dicitura not for publication. Segue il testo del discorso del 31 gennaio
del 1971 alla NBC, la stazione radiofonica nazionale, dopo l'arresto della Davis (HMA 408.03) e il
testo di una conferenza in tedesco a Francoforte del 7 giugno del 1972 dove il caso di Angela Davis 
collegato al problema della guerra nel Vietnam. Chiude infine la sezione una lettera di Marcuse alla
Davis del 24 ottobre 1972 in polemica per il mancato appoggio della Davis ai prigionieri politici della
primavera di Praga (HMA 408.06).
1 Daniel e Philip Berrigan, attivisti cattolici di scuola gesuita, che nel maggio del 1968, insieme
ad altri sette militanti, bruciarono a Catonsville (Maryland) le loro cartoline precetto in polemica contro
la guerra nel Vietnam. Il processo che ne segu li vide condannati a due anni di prigione per renitenza
alla leva (N.d.C.).
IL MOVIMENTO IN UNA NUOVA ERA DI REPRESSIONE: UNA VALUTAZIONE*
Vorrei sottoporre alla discussione un'analisi teorica della situazione in cui si trova oggi il
movimento radicale. Vorrei dire sin dall'inizio che considero ancora il movimento studentesco radicale
e i militanti neri e di colore l'unica reale opposizione che abbiamo in questo paese. Non c' altro. O, se
c', almeno per me  sconosciuto. Spero che l'analisi che tenter di fornirvi sia davvero un'analisi
marxista, se marxismo vuol dire di pi che rifriggere concetti elaborati un secolo fa.
E' difficile per me impegnarmi in questa analisi teorica mentre ci che sta accadendo intorno a
noi sembra richiamare all'azione - non importa quale - unico modo per non soffocare. E' molto arduo
affrontare un'analisi teorica quando il linguaggio orwelliano  diventato il mezzo di comunicazione
naturale tra il governo e il popolo, e persino in larga misura tra lo stesso popolo. Tuttavia il linguaggio
orwelliano non  solo una contraddizione vistosamente falsa,  anche espressione di fatti reali. Poniamo
fine alla guerra in Indocina estendendola. Ci ritiriamo mentre invadiamo. Respingiamo le accuse di
presunti massacri compiuti in Vietnam nel pi alto interesse della giustizia. E via dicendo. Mi
sembra che siamo di fronte, per quanto strano possa apparire, all'espressione linguistica della reale
contraddizione del capitalismo di oggi:  semplicemente vero che questa societ pu ottenere la pace
solo preparandosi alla guerra o persino intraprendendola. E' semplicemente vero che pu mitigare o
risolvere temporaneamente i conflitti solo estendendo e creando conflitti altrove.
L'analisi che voglio illustrarvi parte da due tesi. Primo, la fine del ventesimo secolo potrebbe
implicare l'avvento della prima rivoluzione storica mondiale. Secondo, il progresso di questa
rivoluzione  ostacolato da una controrivoluzione preventiva organizzata su scala globale e centrata
sugli Stati Uniti. Dico controrivoluzione preventiva perch nessuna rivoluzione l'ha preceduta.
L'imminente rivoluzione (se verr - e vedrete che non  per niente certo) sar una rivoluzione
storico-mondiale perch, per la prima volta nella storia, la societ dispone delle risorse per l'abolizione
della povert e dello sfruttamento nel mondo intero. Sar una rivoluzione storico-mondiale per
l'emergere nel Terzo Mondo di un forte potenziale rivoluzionario, che tocca gli stessi principali
sostenitori del capitalismo nelle fila delle minoranze oppresse. Sar una rivoluzione storico-mondiale
perch in Cina si sviluppa una nuova forma di socialismo che non segue il modello autoritario e
burocratico; e perch la mera esistenza dell'Unione Sovietica e del campo sovietico, forse,
rappresentano ancora, potenzialmente, reali forze anticapitalistiche.
Ora, contro questa prospettiva (che minaccia realmente il sistema) assistiamo all'organizzazione
di una controinsurrezione che ha dimensioni senza precedenti in patria e all'estero. Controinsurrezione
non solo per prevenire la rivoluzione, ma anche per contrastare le sempre pi aspre contraddizioni del
sistema capitalistico oggi. In generale, l'evidente conflitto tra le grandi forze produttive e il loro uso e
controllo privato richiede una crescente restrizione, alterazione e distorsione delle stesse. Richiede una
obsolescenza e una distruzione costantemente pianificata e rinnovata. Ritengo, tuttavia, che gi oggi
percepiamo che perfino la pi rigorosamente organizzata restrizione e distruzione capitalistica delle
forze produttive non pu arrestare per molto tempo la caduta del saggio di profitto, l'inflazione e la
cosiddetta disoccupazione tecnologica.
Il quadro che ho brevemente delineato sembra convalidare una delle tesi centrali della teoria
marxiana, che pareva confutata dagli sviluppi effettivi del ventesimo secolo fino ad oggi; e cio la tesi
secondo cui una societ pienamente socialista  possibile solo su scala mondiale e che una simile
rivoluzione potrebbe partire solo in un paese altamente industrializzato. In altre parole, la catena
capitalistica deve essere spezzata non nel suo anello pi debole ma nel suo punto pi forte. Perch 
cos? Penso che oggi sia semplice vederne il motivo. Basti pensare per un momento agli effetti che un
mutamento radicale nella metropoli imperialista produrrebbe su scala globale. Esso significherebbe il
crollo dei regimi fantoccio nel Terzo Mondo, e non solo del Terzo Mondo. Rimuoverebbe il principale
ostacolo allo sviluppo della rivoluzione europea; consentirebbe uno sviluppo indipendente delle
rivoluzioni cinese e cubana;  forse significherebbe uno sconvolgimento politico nella stessa Unione
Sovietica. Inoltre, questa nuova ampiezza quantitativa della rivoluzione potenziale suggerisce anche
una differenza qualitativa tra questa rivoluzione e le precedenti. Questa rivoluzione, la prima che si
fondi sulle acquisizioni della societ industriale, potrebbe sin dall'inizio assumere una connotazione
totale. L'abolizione della sottomissione dell'uomo agli strumenti del suo lavoro e la progressiva
riduzione del lavoro alienato agirebbero a loro volta in direzione di una rivoluzione economica, politica
e culturale, tutte e tre insieme, e, in virt di questa ampiezza, supererebbero di gran lunga le precedenti
rivoluzioni. Per la prima volta nella storia si renderebbe possibile la costruzione di un socialismo
integrale fin dal principio, senza che venga rimandato indefinitamente a una seconda fase che non
arriver mai.
Questa nuova situazione storica richiede un riesame sia dei presupposti sia della strategia
produttiva dell'opposizione radicale operante sotto la controrivoluzione preventiva. Vorrei prendere
come punto di partenza i mutamenti strutturali occorsi nel sistema capitalistico dalla Seconda Guerra
mondiale. Menzioner soltanto le principali tendenze. Con l'avanzare della concentrazione
internazionale del potere economico, i singoli capitalisti sono sempre pi soggetti agli interessi del
capitale complessivo. Il capitale  sempre pi direttamente e immediatamente fuso con lo Stato e con il
governo. La dipendenza del capitale dalla struttura del potere politico e militare e l'interferenza del
governo nell'economia sono talmente cresciute che perfino in questo paese nazionalizzazione non 
pi una parolaccia; perfino la nazionalizzazione di alcune grandi imprese viene presa in considerazione.
In altre parole, il capitalismo monopolistico tende verso il capitalismo di Stato.
Che cosa significa tutto ci per la stratificazione sociale? Significa che strati crescenti della
classe media dipendono dal capitale monopolistico. Vengono impiegati nella realizzazione, se non nella
creazione, di plusvalore. Pertanto, con questa trasformazione del capitalismo, si assiste all'estensione
dello sfruttamento al di l della classe lavoratrice industriale e agricola, e all'emergere di quella che 
stata chiamata una nuova classe operaia di lavoratori istruiti, sempre pi necessari per il crescente
carattere tecnologico e scientifico del processo produttivo. Nello stesso tempo, grazie al progresso
tecnico nella produttivit del lavoro, questo tipo di capitalismo pu portare a un innalzamento del
livello di vita per una gran parte della popolazione. Di conseguenza, nonostante la crescente
integrazione nel sistema di una grande maggioranza (compreso il lavoro organizzato), la lotta di classe
non scompare. Non pu cessare prima dell'abolizione della stessa societ di classe, ma si dispiega nelle
classiche e ben note forme di una contestazione economica in termini sindacali.
Questa trasformazione ci porta alla questione decisiva. La classe operaia tradizionale, la classe
operaia dei colletti blu, rappresenta ancora la base sociale della rivoluzione potenziale? Oppure la
trasformazione del capitalismo crea una nuova base non pi ristretta ma pi estesa? C' una risposta
non marxista molto diffusa, ma alquanto insufficiente, a questa domanda, da parte di quanti sono
convinti che, proprio come prima, il lavoro industriale, e principalmente quello dei colletti blu,
costituisce la base della rivoluzione. Pertanto si sostiene che, se le masse lavoratrici delle nazioni pi
industrializzate (sottolineo il riferimento ai soli paesi maggiormente industrializzati) non sono
rivoluzionarie (e forse sono persino antirivoluzionarie),  perch la loro coscienza resta indietro rispetto
alla loro esistenza sociale. Si manifesta cos il ben noto conflitto tra fattori oggettivi e soggettivi. Credo
che questa risposta sia non solo inadeguata ma anche del tutto non marxista. Se conosciamo qualcosa di
Marx, non possiamo non sapere che per lui  l'esistenza sociale che determina la coscienza. La risposta
deve pertanto essere cercata nell'esistenza sociale, nelle condizioni oggettive della classe operaia oggi,
e solo secondariamente nella loro coscienza. O, in termini pi stringati, se davvero  cambiata la
coscienza della classe operaia,  perch sono mutate le condizioni oggettive della classe operaia.
Cosa ha provocato un simile cambiamento nelle condizioni oggettive della classe operaia?
Suggerisco che oggi stiamo assistendo a una nuova stabilizzazione del capitalismo su due livelli: in
primo luogo, un'espansione politica, economica e militare globale verso l'esterno; in secondo luogo, e
strettamente correlato a questa, il neocolonialismo interno ed esterno. Cosa ha ottenuto questa
stabilizzazione del capitalismo? Il progresso competitivo, scientifico e tecnico ha creato interi nuovi
rami industriali e allargato i mercati interni ed esteri, mentre nello stesso tempo la crescente
produttivit del lavoro contrasta la caduta del saggio di profitto e rende possibile uno standard di vita
relativamente alto per la classe operaia.
Questa trasformazione  accompagnata, e questo  decisivo per un'analisi marxista, da una
crescita in quello che  chiamato il settore terziario dell'economia: l'industria pubblicitaria, il settore
dei servizi, dello spettacolo e cos via. Questa crescita del settore terziario (nel quale la produzione di
servizi rappresenta la principale attivit) implica, in termini marxiani, una crescita dei lavoratori
impiegati nel lavoro improduttivo, ovvero il lavoro che non produce beni materiali, che non produce
capitale, come dice Marx, e che pertanto non  proletario. E' proprio Marx ad affermarlo (nel Capitale,
Modern Library Edition, p. 673), non io. Ma Marx fa anche affermazioni non condivisibili.
L'assorbimento di gran parte delle classi operaie nelle classi medie, cio in quelle classi medie non
appartenenti alle classi dominanti, perci non  meramente ideologico, n un fenomeno superficiale,
ma ha origine dallo stesso processo produttivo. Consentitemi di riferirmi ancora a Marx, Teorie sul
Plusvalore (Edizione tedesca, Vol. I, pp. 324ss). Egli sostiene, ed  una delle pi sorprendenti
anticipazioni, che con la crescente produttivit del lavoro una parte sempre maggiore della popolazione
 impiegata nella produzione immateriale. Questa parte include i produttori intellettuali. Questi
lavoratori costituiscono una base sempre pi essenziale della riproduzione capitalistica nella
realizzazione del plusvalore e, oggi possiamo aggiungere, perfino nella sua creazione.
Di certo si tratta di un mutamento decisivo nella composizione della classe operaia. Ma questo
significa che la classe operaia non  pi il soggetto rivoluzionario? Certamente no. Finch il lavoro
resta la base umana del processo produttivo, la classe operaia rimarr la sua base politica. Ma sar una
classe operaia molto diversa e molto estesa. Trovare il soggetto rivoluzionario presenta oggi grandi
difficolt perch lo cerchiamo come se fosse una cosa che esiste da qualche parte gi fatta o almeno
parzialmente realizzata, pronta per essere individuata. E' necessario sbarazzarsi di questo feticismo del
lavoro cos come di questa mistificazione del concetto di classe. Dobbiamo renderci conto che il
soggetto rivoluzionario emerge nella lotta stessa.  solo nella lotta che pu diventare un soggetto
rivoluzionario. Una classe muta con i mutamenti del processo di produzione. Questi mutamenti
suggeriscono che, in primo luogo, il soggetto rivoluzionario pu essere una classe operaia allargata e
trasformata, nella quale il lavoro nel senso tradizionale, il lavoro dei colletti blu, sia solo una
componente (oggi la meno attiva). In secondo luogo, che il soggetto, le ragioni, le cause principali della
rivoluzione siano da ricercare nei bisogni immateriali. Ci rappresenta una differenza qualitativa tra
questa rivoluzione e le precedenti. In altre parole, se e quando i bisogni materiali saranno soddisfatti,
questa rivoluzione metterebbe per la prima volta all'ordine del giorno l'autodeterminazione dell'uomo
in tutte le sfere e dimensioni della sua vita, e non solo nel lavoro. Nella fase attuale, il capitalismo
agisce alle spalle della grande maggioranza della popolazione. Separata dal controllo dei mezzi di
produzione, questa maggioranza trascorre la propria vita nel lavoro alienato. Tuttavia, non si tratta del
proletariato classicamente inteso, poich questo non vive nella pi abietta miseria come il precedente.
Gran parte di esso ha opinioni, valori e aspirazioni piuttosto borghesi, sebbene sia molto diverso dalla
ristretta classe che governa questa societ. In posizione inferiore rispetto a questa vasta maggioranza
vive un gran numero di appartenenti a minoranze etniche e nazionali sottoprivilegiate, disoccupate e
inoccupabili, ai margini del regolare processo di produzione. Ritengo che ci sia una nuova
tecnostruttura dello sfruttamento: la produttivit crescente del lavoro che aumenta costantemente la
quantit di beni e servizi; l'intensificarsi del lavoro senza senso e delle prestazioni richieste per la
produzione, l'acquisto e la vendita di questi beni e servizi; il controllo scientifico della coscienza e degli
istinti; vale a dire, il dominio tramite la soddisfazione e l'aggressione controllata.
Chi  alla guida di questa tecnostruttura dello sfruttamento? Charles Reich ha scritto un best
seller, The Greening of America (sarebbe stato un romanzo best seller ma sfortunatamente non 
classificato tra i romanzi)1, in cui afferma frequentemente e in senso letterale che nessuno ha il
controllo. Dal momento che nessuno detiene il controllo, nulla probabilmente potrebbe essere pi
semplice di una rivoluzione, e perci  sottinteso che la rivoluzione potrebbe esserci senza alcuna
violenza da entrambe le parti. Penso siate tutti d'accordo con me nel desiderare che le cose vadano
cos. Non  colpa nostra se non  cos. E penso sia chiaro chi detiene il controllo. Eppure c' una
decisiva differenza. Coloro che detengono il controllo, quei piccoli gruppi di militari, di politici, di
detentori del potere economico non sono pi, e ritengo questo sia importante, una classe dominante che
sviluppa le forze produttive. Piuttosto questa classe dominante fa esattamente il contrario: le stravolge e
le distrugge a favore di un sistema sempre pi disperatamente aggressivo. Il sistema  cos aggressivo
che perfino le sue attivit estere non sono pi principalmente fondate su principi economici ma guidate
da una lotta a oltranza contro il ComuniSmo nell'interesse del mantenimento dello status quo. Finch la
struttura di potere dello sfruttamento  sostenuta da una maggioranza intrinsecamente conservatrice, la
lotta politica di classe si trasforma senza dubbio in una lotta internazionale dove i movimenti di
liberazione nazionale e i loro omologhi nelle metropoli sono forze oggettivamente anticapitalistiche.
Questa non  per la tendenza di base, perch ricordiamo che senza l'indebolimento interno
della madrepatria del capitalismo globale, queste forze esterne non saranno in grado di affermarsi
nemmeno per un breve periodo. Queste contraddizioni interne del sistema capitalistico appaiono oggi
in una nuova forma storica, nella societ cosiddetta dei consumi, che rappresenta lo stadio pi elevato
del capitalismo. Le contraddizioni emergono nella cosiddetta societ dei consumi prima in modo
apparentemente ideologico, poi psicologico. Si affermano nel crescente malfunzionamento dei valori
operazionali che sono essenziali per la riproduzione del sistema.
Le contraddizioni si manifestano anche nella crescente perdita di fibra morale e coesione
sociale, nell'indebolimento della disciplina, della responsabilit e dell'efficienza nel lavoro, nella
completa negazione di quello spirito di ascetismo intramondano che  stato, fino a non molto tempo fa,
la causa prima e il motore del capitalismo. Le contraddizioni si affermano nella forma di abbandono,
ritiro, dissociazione non solo nella classe media ribelle, ma anche nella stessa classe dominante. In
breve, in questa cosiddetta societ dei consumi si riscontra un'apolitica, diffusa, non diretta ma tuttavia
profonda non-identifcazione con il sistema. Questo, io credo,  l'inverso, il terreno che sta sotto una
vistosa, isterica e ben propagandata identificazione con il sistema. E' un terreno ancora mutevole,
ancora debole, ma destinato a divenire sempre pi grande e pi forte, poich, e penso sia questo il
fattore decisivo, questa ribellione contro i modelli di comportamento e i valori richiesti dal sistema
capitalista non solo  generata dallo stesso sistema, ma anche da questo costantemente suscitata e
aggravata.
Come agisce la societ dei consumi per aggravare le contraddizioni interne? Accanto a un
mondo del lavoro alienato, di miseria e repressione, il capitalismo, allo stadio attuale, crea un mondo di
agio, gadgets, piaceri e cose superflue a cui partecipa un numero sempre crescente di persone, sebbene
in modo estremamente precario. La ricchezza delle societ capitaliste  ancora, secondo la definizione
di Marx, un'immensa accumulazione di merci, che tuttavia necessitano di una quantit sempre minore
di forza lavoro per la loro produzione. Questo significa che forniscono sempre meno plusvalore. Pi la
ricchezza capitalista  costituita da una massa crescente di servizi, prodotti da un lavoro improduttivo,
pi vicina appare la crisi degli investimenti e del mercato di altri beni. In altre parole, la societ dei
consumi mostra in modo del tutto tangibile i limiti interni della produzione capitalista. Non sar forse
la societ dei consumi il becchino del capitalismo? Nel giornale francese Le Monde, Monsieur Troute
ha fatto una descrizione non tecnica di questo sviluppo interno. Parafraser la sua argomentazione, in
relazione alla nostra discussione. H settore terziario si svilupper in modo sempre pi accelerato nel
futuro. Assorbir sempre di pi la domanda e necessiter di una quantit sempre maggiore di
investimenti improduttivi, ovvero investimenti che non rendono pi il necessario saggio di profitto. La
crescita di questo settore crea uno squilibrio tra le forze che, fino ad ora, hanno stimolato la
moltiplicazione dei beni e la redditivit della produzione. Non  un paradosso che i produttori
diminuiscano sempre pi di fronte ai consumatori, n che la volont di produrre si indebolisca davanti
all'impazienza di un consumo per il quale l'acquisizione delle cose prodotte  meno importante del
godimento delle stesse. La rivolta della giovane generazione contro la societ dei consumi non 
nient'altro che una manifestazione intellettuale della volont di oltrepassare l'era industriale (ovvero
capitalista), nient'altro che la ricerca di una nuova forma di societ oltre quella dei produttori. Questo 
il motivo per cui la societ dei consumi potrebbe divenire la tomba del capitalismo. Citando Troute,
abbiamo visto che la ribellione dei giovani pu essere interpretata, nella maggior parte dei casi, molto
meglio di come essa si auto-comprende, come un'espressione e un erompere di tendenze che si
riscontrano nel settore produttivo della stessa societ. Questo equivale a dire che la ribellione dei
giovani esprime tendenze di base, e non solo orientamenti ideologici della societ dei consumi.
Manterr adesso la promessa di tracciare un brevissimo schema di come io vedo la situazione
odierna del movimento radicale. Sar del tutto franco. A dispetto del suo carattere apparentemente
elitario, il movimento esprime un potenziale radicale oggettivo nella societ, tanto pi in quanto
articola (sebbene spesso inconsciamente) le nuove contraddizioni interne a questo stadio storico.
Pertanto, la classe dominante oggi, molto pi intelligente di quanto siamo disposti a concedere, sa
perfettamente dov' il nemico nel suo paese. Tutto il carico della repressione  diretto contro i militanti
neri e di colore e contro le scuole, i college e le universit. Non  diretto contro il lavoro organizzato.
Non deve essere diretto contro il lavoro organizzato. Questa  la controrivoluzione preventiva - non
ancora il fascismo americano. Siamo lontani da una forma fascista di governo, ma stanno emergendo
alcune delle sue possibili precondizioni. Sono ben note e io mi limiter ad elencarle: le corti, usate
sempre di pi come tribunali politici; la contrazione dell'istruzione e dei servizi sociali nel paese pi
ricco del mondo; la legislazione antidemocratica, come la detenzione preventiva e le leggi no-knock;
le sanzioni economiche per chi  sospettato politicamente o per altri motivi; l'intimidazione e
l'autocensura dei mass-media. Sono segnali spaventosi. Non si pu dire che la storia si ripeta; n si 
mai ripetuta nella stessa forma. Il fatto che qui non si possa fare riferimento ad alcun leader
carismatico, n ad alcuna SS o SA, significa semplicemente che in questo paese non sono necessari. Se
serve, altre organizzazioni possono svolgere questo lavoro, forse anche in modo pi efficiente. Non ho
bisogno di dirvi quali sono le organizzazioni cui mi riferisco.
Questa controrivoluzione ha seriamente minato il movimento di azione che in precedenza era
efficace. Ci che era giusto solo un anno fa, oggi non lo  pi. Oggi il movimento  diviso, alla ricerca
di una nuova strategia. Penso che oggi sia in gioco l'auto-conservazione del movimento come forza
politica. Ci implica fare un passo indietro per poterne compiere due in avanti. In relazione a questo,
vorrei discutere molto brevemente cinque punti: primo, le divisioni all'interno del movimento; secondo,
il problema delle alleanze e l'estensione della base; terzo, la questione dell'organizzazione
contrapposta alla spontaneit; quarto, la liberazione perso-nale e sociale; quinto, l'autodistruzione e
l'anti-intellettualismo. Mi dispiace, come ho gi detto, di non poter approfondire questi temi; mi
piacerebbe che li consideraste materiale di discussione.
Le divisioni interne al movimento
Comincer sostenendo che le divisioni nel movimento non sono necessariamente nocive. Lo
abbiamo visto in Russia, dove la frattura tra bolscevichi e menscevichi non ha certamente ostacolato la
rivoluzione; queste stesse divisioni le abbiamo riscontrate in Cina. La divisione ha senso quando  una
questione di realistica strategia di massa, di sperimentazione, di coscienza, di forze, di preparazione e
cos via. Le differenze e le divisioni ideologiche diventano del tutto irrilevanti e ridicole quando la base
di massa  gi stata creata. In questi casi i conflitti diventano meramente ideologici, e solitamente
finiscono in discussioni ritualizzate, in una retorica che vive e si muove in un mondo fantastico senza
relazione con la realt. Questo serve ad inimicarsi subito potenziali simpatizzanti. L'uso di termini e
concetti come imperialismo, sfruttamento e capitalismo pu avere molto senso tra di noi, ma non ne ha
alcuno nel persuadere e avvicinare quelli che si possono definire outsider. Fino a che e a meno che non
si riesca a tradurre questi concetti in linguaggio comune, e non sarebbe impossibile, essi devono essere
evitati. Questo  uno dei rarissimi casi in cui mi pronuncio a favore del linguaggio comune.
Nell'insieme, sostengo che qualsiasi differenza ideologica esista nel movimento dovrebbe
essere messa fra parentesi - sospesa per tempi migliori in cui sarebbe pi realistica. Dovrebbe essere
sospesa a favore di un'azione unitaria su temi comuni: un'azione che, proprio perch organizzata
attorno a questioni concrete ed evidenti, pu estendere la base del movimento. La cosiddetta lotta di
strada non richiede puritanesimo ideologico. Al contrario, un simile puritanesimo in questa situazione
sarebbe fatale al progredire del movimento.
Il problema delle alleanze e l'estensione della base
Mi dispiace (ma mi ci  voluto molto tempo per ammetterlo e spero ancora di essere convinto o
persuaso del contrario) ma credo che di fronte alla controrivoluzione esista la possibilit di un male
minore. E' stato detto che un vero rivoluzionario sa quando  il momento di scendere a compromessi e
sa quali compromessi accettare. Ci troviamo oggi in una pessima e serissima situazione, una situazione
in cui anche una cosa come la lotta per la riaffermazione e il ripristino dei diritti civili  o dovrebbe
essere all'ordine del giorno. E' una situazione cos preoccupante che,  orribile da dire, anche alcune
alleanze temporanee e compromessi con certi liberali sembrerebbero appropriati. Sarebbe una scelta
giusta per molti motivi. In primo luogo, essi potrebbero essere molto di aiuto (per una volta parler
come un materialista volgare) per superare una delle pi gravi carenze della sinistra odierna, cio la
totale mancanza di fondi. E' difficile ottenere fondi se ci si rivolge ai liberali utilizzando termini come
capitalismo, imperialismo e sfruttamento, ma si pu certamente convincerli se si tengono questi
concetti per coloro che ne conoscono il significato. In secondo luogo, e pi importante, bisogna
prestare attenzione alle relazioni del movimento con la classe lavoratrice. Ho gi detto che  assurdo
pretendere che ima rivoluzione sia immaginabile senza la classe lavoratrice. Ho aggiunto subito che ci
troviamo a fronteggiare mutamenti strutturali all'interno di questa classe. Possiamo dire qualcosa,
allora, di una possibile alleanza tra il movimento studentesco e la classe lavoratrice? Partendo
dall'inizio, credo che non sia una questione di alleanze, ma una questione di congiungimento di due
forze politiche e sociali. E questa congiunzione dipende dal procedere della destabilizzazione
capitalista in cui entrambe le forze, il movimento studentesco e il mondo del lavoro, operano con la
loro base e con le loro schiere. Gli studenti di oggi non sono, anche con ogni sforzo di immaginazione,
un avanguardia leninista poich non c' un' avanguardia se non ha dietro un movimento di massa.
Cosa significa questo in pratica? Se si guarda alla congiunzione come a un processo, un punto di
incontro raggiunto dalle due forze politiche e sociali, ognuna dal proprio punto di partenza, allora si
deve intendere che, dopo tutto, lo slogan andare verso i lavoratori  del tutto insufficiente, oltre al
suo ridicolo carattere paternalistico. Questa congiunzione non si realizza visitando una fabbrica o con
attivit di volantinaggio ai cancelli. O diventi un lavoratore e continui a costruire nella fabbrica o ci
deve essere una divisione di compiti di cui vi riporter un esempio. Questo esempio  stato
sperimentato con successo in Italia, che ha una certa esperienza in queste cose. La Sinistra Proletaria (il
nome dell'organizzazione di cui parlo) ha deciso di cambiare la sua strategia e di giungere ad una
completa divisione dei compiti2. Gli studenti preparano il loro materiale informativo e propagandistico
e lo forniscono ai comitati di base nelle fabbriche (che sono costituiti esclusivamente da lavoratori) per
usarlo allorch si adatti alla loro situazione. Si tratta solo di un esempio di cooperazione con divisione
di compiti, cooperazione che non cerca di annullare l'evidente divario tra queste due forze oggi.
Organizzazione versus spontaneit: liberazione personale e sociale
Credo di aver detto che i tradizionali partiti di massa del passato sono superati. In primo luogo,
non ci sono ancora masse rivoluzionarie. Non ci possono essere partiti di massa se non ci sono masse.
In secondo luogo, questi partiti di massa centralizzati sono stati parte del sistema della democrazia
parlamentare, e la democrazia parlamentare non  pi veicolo di mutamento radicale. Questi partiti di
massa centralizzati si possono rendere facilmente inefficaci rimuovendone la leadership. Al contrario,
quello che sembra si stia sviluppando, che  stato provato in Francia e in Italia,  la concentrazione del
movimento in organizzazioni locali e regionali che formano un fronte unito che sospende e mette fra
parentesi le differenze ideologiche; comitati locali e regionali capaci di organizzare azioni popolari
piuttosto che radicali su questioni di comune interesse (e ce ne sono molte). Oggi  una questione di
organizzazione e coordinamento.
Voglio sottolineare, e in qualche modo mi addolora farlo, che lo credo che il periodo eroico
della bella spontaneit, dell'antiautoritarismo personale, del rock hippy e della provocazione, sia finito.
Non perch il movimento si sia indebolito, ma perch sta crescendo e sta diventando pi serio. Il
periodo eroico si  chiuso poich il sistema, nell'organizzare la controrivoluzione,  divenuto
consapevole della minaccia al suo potere. Il sistema  diventato immune alla provocazione,
assolutamente indifferente ai trip individuali visti come azioni politiche.
In risposta alle crescenti difficolt del sistema capitalistico, il movimento deve affrontare ora il
compito di stabilire la sua autorit fra le sue fila e con i suoi membri. Non c' spazio per un prematuro
anarchismo. L'anarchismo pu essere buono: credo di aver sostenuto che un forte elemento di
anarchismo debba essere incorporato nel marxismo. Ma farlo oggi, di fronte a un nemico cos
mortalmente potente,  prematuro. Rimane il fatto che non pu esserci alcuna liberazione sociale senza
una liberazione personale, ma neanche una liberazione individuale senza una lotta politica a livello
sociale contro l'illibert vigente.
Che dire della struttura dell'azione? Quale strategia rimane sotto la controrivoluzione? Non mi
viene in mente nessuna definizione di strategia migliore di quella fornita dal mio giovane amico Rudi
Dutschke quando parla della lunga marcia attraverso le istituzioni. Non si riferisce, n un tale
significato  stato mai preso in considerazione, al fatale gioco della democrazia parlamentare. Oggi
qualsiasi opposizione radicale  necessariamente opposizione extraparlamentare. Non si pu competere
nel processo pseudodemocratico. Voi non siete milionari e non potete acquistare gli strumenti necessari
per essere vincenti e influenti in questo processo. Comunque penso che possiamo ancora essere
relativamente certi del significato di questa strategia. Essa implica manifestazioni, manifestazioni
estese e ben organizzate, su questioni molto precise. Implica l'organizzazione di gruppi radicali,
contro-meeting, contro-associazioni/in breve, lo sviluppo di quelle che sono state definite
contro-istituzioni, come radio, televisioni, stampa, laboratori, qualsiasi cosa che prometta di rompere il
monopolio informativo del sistema. Dopo tutto, la lunga marcia attraverso le istituzioni comporta la
penetrazione nelle istituzioni, l'apprendimento delle loro tecniche, l'educazione propria e degli altri, al
fine di preparare il momento in cui il lavoro dovr essere svolto per una societ nuova e libera.
Contro questa strategia non molto attraente, e certamente non molto spettacolare, milita un
sostenitore del sistema, una quinta colonna del sistema all'interno della nuova sinistra, quello che oggi
definisco la peste che infetta la nuova sinistra, cio l'anti-intellettualismo diffuso che ha infestato il
movimento. Se vuoi odiarti, se ti vergogni di quello che sei diventato, se sei masochista fino al punto di
volerti autodistruggere, in altre parole se vuoi realmente essere un anti-intellettuale, vai a lavorare
nell'ufficio del vicepresidente degli Stati Uniti, o del governatore della California, o nei posti che loro
potrebbero scegliere per te. Poich loro certamente sanno usare l'anti-intellettualismo pi efficacemente
di te. La famosa tesi di Marx  stata interpretata oggi come se significasse che non  pi necessario
comprendere e interpretare il mondo; basta semplicemente andare avanti e cambiarlo. Si tratta di
un'interpretazione stupida, poich mai come oggi  stata necessaria una teoria, un impegno nel pensare,
nel comprendere cosa succede e come comportarsi. Oggi, molto pi di prima, non  concepibile alcuna
pratica rivoluzionaria senza una teoria che guidi questa pratica. La tesi marxiana ci dice che dobbiamo
comprendere e interpretare il mondo per cambiarlo, ma non ci d nessuna alternativa alla necessit di
comprenderlo e interpretarlo.
Voglio prendere in considerazione il potere della falsa coscienza. Oggi questa forza materiale
dell'ideologia sta dilagando anche nella nuova sinistra, con la sua retorica, con il suo spirito
rinunciatario, la sua confusione tra liberazione privata e liberazione politico-sociale, e soprattutto con i
suoi atteggiamenti nei confronti di quelle istituzioni che possono essere ancora usate per scopi migliori
di quelli vigenti. Conosco perfettamente (per tutti i rapporti che ho avuto con l'universit) le vostre
critiche all'istruzione; e so perfettamente quante di esse sono giustificate. Ma ci che non pu essere
giustificato in nessun caso  lo slogan distruggete l'universit perch  un pilastro del sistema.
L'universit  un pilastro del sistema; sta a voi renderla differente. Comunque, non potete tagliare il
ramo su cui siete seduti;  all'universit che siete diventati radicali. In altre parole, il compito deve
essere di ricostruire radicalmente l'universit, non di distruggerla. Oggi la richiesta, soprattutto per i
radicali, deve essere una maggiore, e non una minore, istruzione. Abbiamo bisogno di molta pi
istruzione di quanta ce ne sia oggi per fronteggiare gli eventi che verranno, e verranno molto presto.
Inoltre, se volete distruggere le universit, lasciatele alla struttura di potere. Questo  proprio ci che la
struttura di potere sta facendo, ed  sufficiente che guardiate solo al vostro budget per vedere quanto
effettivamente sia in grado di farlo. Non gareggiate con quelli che possono farlo infinitamente meglio
di voi.
Ne faccio l'elogio forse perch sto lasciando l'universit. Tuttavia, penso di essere un po' pi
sincero di cos. Non posso ritirare una parola di quello che ho detto poich credo ancora che tutte le
condizioni, tutti gli spazi, tutte le possibilit di cui abbiamo bisogno si trovino nelle scuole e nelle
universit. Sta a noi utilizzare questo materiale. Se non utilizzate questo materiale, se frequentate corsi
e seminari dove sapete che qualcosa  sbagliato, che i fatti vitali non sono discussi o trattati, allora
criticate senza compromessi questi corsi. C' un problema: se volete realmente farlo, dovete conoscere
i fatti meglio del vostro insegnante. Vorrei aggiungere subito che penso sia perfettamente possibile e
neppure molto difficile.
Concluder riprendendo quello che per me  uno dei punti cardine: n la rivoluzione sessuale,
se c' mai stata una cosa simile, n alcun'altra liberazione personale, individuale o di gruppo, sar
veicolo di liberazione sociale a meno che questi movimenti di liberazione privata e particolare non
trascendano le gratificazioni individuali e di gruppo, a meno che non siano soggetti a una nuova
razionalit e diventino parte della teoria e della pratica del mutamento sociale. Ho cominciato
sostenendo quanto forte sia il desiderio, il bisogno, di azione. Ma c' differenza tra attivismo e azione.
Qualsiasi azione rivoluzionaria si basa sull'appoggio popolare. In questo paese il sostegno popolare si
sta formando nei ghetti. Non esiste ancora per il movimento studentesco. La violenza 
istituzionalizzata nel sistema. II movimento pu solo difendersi dalla violenza. Non  e non pu essere
offensivo. Ci sono gi abbastanza martiri e vittime. Come ho detto all'inizio, dovete conservare la
vostra forza come forza politica. Dovete diventare quelli che preparano il terreno, le menti e i corpi per
una nuova societ. Se non lo fate voi, chi lo far? Dovete farlo mentre siete ancora energici, giovani,
ancora capaci di pensare, di parlare, di amare, di resistere e di lottare.
NOTE
* Trascrizione del discorso pronunciato da Marcuse all'Universit della California a Berkeley il
3 febbraio del 1971, su invito del Free Speech Movement e del People's Park Movement. Il testo 
apparso per la prima volta in Berkeley Journal of Sociology, 16, 1971-1972, pp. 1-14. La
registrazione del discorso  ora disponibile in streaming audio sul sito
http://www.gseis.ucla.edu/faculty/kellner/Illumina%20Folder/marc.htm.
1 C. Reich, La nuova America (1970), Milano, Rizzoli, 1972 (N.d.C.).
2 Organizzazione politica nata nel luglio del 1970 per iniziativa di una parte del CPM
(Collettivo Politico Metropolitano) e che poi dar vita alla prima Brigata Rossa (N.d.C.).
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FINE Parte 2.